Rubriche

Scritti attratti - glamour fotografico

di Paolo Meneghetti

Il radio non è cello se non è “smacchiarello”!

di Paolo Meneghetti

Julia Vinograd scrive liricamente che una radio parla a se stessa come una barbona, nella stanza vuota. E’ ciò che avverrebbe pure alla poetessa, se lei dormisse. Basta ricevere le frequenze “stracciate” del sogno, tramite cui ad esempio un tir uscirà dalla testa, col suo parabrezza a frustare la linea di spartitraffico. Noi vediamo Valentina in piedi, nella stanza dai… continua

L’infanzia a polloni del rubinetto – A faucet was an infant in suckers

di Paolo Meneghetti

Francesco Bristot immagina che l’incessante gocciolio d’un rubinetto invisibile sia la scusa d’una follia, a cui non credere. C’è un limite alla soglia di sopportazione? Per Francesco Bristot, fuori dal garage “vive” il pupazzo di neve, e mentre la gente accorre al fienile infuocato. Quanto la fantasia consente di distrarre, dai veri problemi del mondo? Liricamente, al quaderno d’infanzia noi… continua

Il caffellatte a verderame di tè – A café au lait as tea’s verdigris

di Paolo Meneghetti

Mong-Lan immagina d’aver abbandonato il caffellatte, almeno in superficie levigato e smorzante, per il “chicco” puramente complicato d’una foglia accartocciata, nel tè verde. Quest’ultimo mostrerà il corpo d’uno smeraldo “tranquillo” (da una naturalezza senza sfarzo). Qualcosa dove si percepisca un’assonanza fra il verderame ed il sé dell’interiorità. Soprattutto per gli orientali, il tè si consuma ripulendo le “sacche” di resistenza… continua

Verde veronese ascella piangente – Paul Veronese green, weeping armpit

di Paolo Meneghetti

Hesse immagina che i salici bianchi abbiano “ali” pesanti, a cadere sul ruscello inaridito. Nel contempo, gli amici in carovana camminerebbero sulla strada rosea. In realtà, la vallata è molto viva. Essa si farà simboleggiare dal parasole in verde veronese, scintillante come una gemma (ed usato da una donna). C’è Odessa a posare di profilo. Lei ha i capelli rossi,… continua

La capra che fuma la bottiglia – The goat that smokes a bottle

di Paolo Meneghetti

Alfonso Gatto scrive che di sera il latte svanisce al tepore di gelo, dentro la bottiglia verde. Parallelamente, il fioco della campagna diviene il sonno delle nuvole. E’ possibile che noi percepiamo un’erba bianca? La campagna ci sembra “ammuffita”, all’orizzonte aperto, senza il “risveglio” per gli alti edifici, o “l’accensione” per gli alberi al vento. Alfonso Gatto immagina che così… continua

Dogaressa a “scrittore” della peste – Dogaressa as plague “writer”

di Paolo Meneghetti

Govoni immagina che a Venezia la luna si faccia ingoiare dalla laguna, come una pastiglia di chinino. Lì, pare che l’acqua sia febbricitante, complice l’irregolarità del moto ondoso. La luna può falciare la sua luminosità, così da galleggiare nella notte. Per Govoni, Venezia avrà un moto ondoso a bucce d’arancia, e come le babbucce dismesse d’una dogaressa. Forse, ad una… continua

La lettera solca senza ossequi – The letter grooves without obeisance

di Paolo Meneghetti

Per Derrida, sempre il libro è “nel” libro. La scrittura si dà come tale in quanto tracciante il suo senso da comprendere. Là, noi percepiremo una sospensione fra le lettere. Qualcosa che si dia sulla “soglia” d’una comprensione finale. Se il libro è nel libro, pare che esso prenda il “domicilio” in sé. Lo scrittore ne diventerebbe il “guardiano”, sulla… continua

Il geranio ha l’imbardata al sorriso – A geranium has a yaw on a smile

di Paolo Meneghetti

Diego Valeri immagina che una finestra aperta sia sul tutto sia sul nulla. Essa ci permetterà di percepire l’indeterminazione del chiaro, dialetticamente. Ma nel tutto come nulla a svolazzare è l’anima solo fanciulla. Ci vuole almeno l’umiltà, o meglio l’innocenza della fede. Ne deriva che per Diego Valeri la finestra sarà in se stessa azzurra. Un’anima umile od innocente ammette… continua

Grazia di danza ad eclissi di ferita – Danced grace at wound’s eclipse

di Paolo Meneghetti

Mario Granatiero immagina che una ragazza guardi il mare, a riva, ed assorta fra le braccia che circondano le ginocchia, come una stretta conchiglia. Così, lei vorrà leccarsi le ferite? La ragazza avrebbe ricevuto doni ormai “eclissati”. A volte dobbiamo soffrire per “l’accecamento” delle nostre ambizioni, che alla fine non si realizzano, contro le previsioni più “rosee” o semplicemente una… continua

La frangia ha gli “sbalzi a meches” sotto la fuliggine d’una flebo

di Paolo Meneghetti

Possiamo immaginare che la punta del fuoco vibri, sino a spiritualizzarsi come l’animo della vita umana. Di conseguenza, la febbre si percepirebbe nella sua “cenere”. Qualcosa che avrà un respiro impuramente “sulfureo”, dal plasma sanguigno. La febbre rivestirebbe di fuliggine nera la trachea, la lingua e le labbra. Essa comunque obnubila la mente. Diandra siede sulla poltrona, con le gambe… continua

Piume per linee sabbiose di fuoco – Feathers for sandy lines of fire

di Paolo Meneghetti

L’egiziano Youssef Ziedan immagina che si faccia un sogno frammentato: fra la sabbia, gli zoccoli d’asini, le fronde affastellate di palma, la borraccia dell’acqua, uno scorpione voglioso di pungere, sia un uccellino sia un rapace, le lingue di fuoco. Si percepirà l’ambientazione desertica, in cui tutto pare nervosamente labile, in condizioni di vita non agevolissime. Sarah è stata inquadrata sull’arenile…. continua

La traghettatrice a Brannock Device – A ferrywoman by Brannock Device

di Paolo Meneghetti

Simon Armitage scrive che, nella piccola città, non si troverà mai un piede di donna senza la misurazione via Brannock Device, oppure senza i colpettini sulle dita per cui si sbiancherà la pelle, camminando. Quanto è vera “l’ossessione” femminile per le scarpe? Una donna avrebbe “pasticciato” con la lattina di vernice lucida Dulux, dal tono scarlatto, sino a sparpagliarla in… continua

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