Rubriche

Scritti attratti - glamour fotografico

di Paolo Meneghetti

Le “doglie” rosa per il fashion – “Birth pains” for fashion are pink

di Paolo Meneghetti

Citiamo la canzone Con il nastro rosa, di Lucio Battisti. Un uomo, dovendosi sposare, pare colto dai dubbi: teme che la donna amata dopo possa tradirlo… Ma è qualcosa che si scoprirà solo vivendo, per cui il matrimonio diventerà fattibile. L’uomo immagina d’aver acquistato un pacco ai grandi magazzini. Egli temerà di scartarlo, scoprendo negativamente che la sua spesa sia… continua

Il pattino dei “tacchi” mascellari – Maxillary “heels” are skidding

di Paolo Meneghetti

Joy Quarmiley immagina liricamente d’aver avuto gli stivali da Wonder Woman. Questi sarebbero stati in rosso fuoco come per il camion dei pompieri, e con la fascia bianca quasi di neve. Naturalmente, i tacchi si percepivano molto alti, da donna adulta, nonostante il loro acquisto da un mercatino “buttato là”, con nulla di “patinato”… La stessa Wonder Woman era eccentrica!… continua

I globuli a “parco di vicolo” – The blood cells at “alley farm”

di Paolo Meneghetti

Citiamo il film Deserto rosso, di Antonioni. La sua regia insiste a visualizzare il posizionamento della scenografia, più che i singoli oggetti. Nel caso dei protagonisti, Corrado cerca il contatto con Giuliana; ma lei già gli avrà camminato oltre. Così, noi vedremmo soltanto il posizionamento del primo sulla seconda. Le tubature industriali si percepirebbero ad incroci spezzati (a zig-zag). Di… continua

Il segnavia arenato d’una mangrovia – A mangrove in beached trail sign

di Paolo Meneghetti

Coleridge immagina che il vascello del vecchio marinaio s’avvicini alla scialuppa d’un eremita nel bosco. In realtà, non ci sarebbe più il favorevole approdo delle luci segnaletiche. Principalmente, il vascello mostra gli assi contorti e le vele consunte (dopo alcune tempeste). Per l’eremita, sarà qualcosa che nel suo bosco nessuno avrebbe mai potuto vedere, se non per i bruni “scheletri”… continua

Il varco “a tizzone” del plettro – The plectrum has a gate “at ember”

di Paolo Meneghetti

Ungaretti immagina che la donna amata compaia al portone, col vestito rosso, per dirgli d’essere il fuoco che consuma e riaccende. Ovviamente, si percepisce la passionalità. La porta è quasi un caminetto, nell’ansia che qualcuno la varchi per noi… In specie, il vestito rosso della donna avrebbe “per tizzoni” le spine della rosa, che pungano il dito del poeta innamorato…. continua

L’abito aderente incensa il petto – A skintight dress incenses a chest

di Paolo Meneghetti

Per Yeats, liricamente i gigli freschi per la rugiada sono portati dalle dame, e lungo i corridoi aventi le nuvole grigie dell’incenso, che solo gli occhi di Dio possono fendere. Quasi pare un luogo più denso del sogno. C’è la mano che indugia col giglio; inoltre l’incenso “fa impallidire” il seno. Qualcosa che si trasferisce nella carezza d’amore, se almeno… continua

Il “fuoco fatuo” della corrida – A “will-o’-the-wisp” of a bullfight

di Paolo Meneghetti

A Joao Melo il presente pare un fuoco fatuo, od un ponte che s’attraversa per raggiungere paradossalmente il fiume, anziché la riva. Il passato comunque viene prima del futuro, ed il futuro comunque viene dopo il passato. Il fuoco fatuo “avrebbe” una tonalità acquatica. Né è immediatamente semplice attraversare un ponte, se il fiume sottostante perdura a scorrere… Per Joao… continua

L’inginocchiarsi “unge” il pedinare – Kneeling to “anoint” a tailing

di Paolo Meneghetti

Erasmus Darwin menziona le colonne al sole, che s’alzano maestose dai vortici di sabbia, consentendo alla piana di gonfiarsi. Esse si fanno pedinare dalle torrette in fila, le quali invano provano ad estendere le lame, mentre piegano le ginocchia non consacrate ai demoni divini. Camilla è inquadrata lungo il binario della ferrovia. Lei s’accovaccia, avendo le braccia quasi strallate. La… continua

Il radio non è cello se non è “smacchiarello”!

di Paolo Meneghetti

Julia Vinograd scrive liricamente che una radio parla a se stessa come una barbona, nella stanza vuota. E’ ciò che avverrebbe pure alla poetessa, se lei dormisse. Basta ricevere le frequenze “stracciate” del sogno, tramite cui ad esempio un tir uscirà dalla testa, col suo parabrezza a frustare la linea di spartitraffico. Noi vediamo Valentina in piedi, nella stanza dai… continua

L’infanzia a polloni del rubinetto – A faucet was an infant in suckers

di Paolo Meneghetti

Francesco Bristot immagina che l’incessante gocciolio d’un rubinetto invisibile sia la scusa d’una follia, a cui non credere. C’è un limite alla soglia di sopportazione? Per Francesco Bristot, fuori dal garage “vive” il pupazzo di neve, e mentre la gente accorre al fienile infuocato. Quanto la fantasia consente di distrarre, dai veri problemi del mondo? Liricamente, al quaderno d’infanzia noi… continua

Il caffellatte a verderame di tè – A café au lait as tea’s verdigris

di Paolo Meneghetti

Mong-Lan immagina d’aver abbandonato il caffellatte, almeno in superficie levigato e smorzante, per il “chicco” puramente complicato d’una foglia accartocciata, nel tè verde. Quest’ultimo mostrerà il corpo d’uno smeraldo “tranquillo” (da una naturalezza senza sfarzo). Qualcosa dove si percepisca un’assonanza fra il verderame ed il sé dell’interiorità. Soprattutto per gli orientali, il tè si consuma ripulendo le “sacche” di resistenza… continua

Verde veronese ascella piangente – Paul Veronese green, weeping armpit

di Paolo Meneghetti

Hesse immagina che i salici bianchi abbiano “ali” pesanti, a cadere sul ruscello inaridito. Nel contempo, gli amici in carovana camminerebbero sulla strada rosea. In realtà, la vallata è molto viva. Essa si farà simboleggiare dal parasole in verde veronese, scintillante come una gemma (ed usato da una donna). C’è Odessa a posare di profilo. Lei ha i capelli rossi,… continua

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