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Cambiare l’acqua ai fiori, di Valérie Perrin – Un incontro di vite tra le tombe

di Eleonora Cecchini

Pubblicato il

cambiare l'acqua ai fiori copertina

(Credits: edizioni e/o)

Io: Vorrei un libro. Cosa mi consiglia?

Libraio: Cambiare l’acqua ai fiori, ne parlano tutti.

Io: E di che parla?

Libraio: Di una guardiana di cimiteri.

Io: …

Libraio: Molti lo hanno associato a L’eleganza del riccio.

Io: …

Libraio: Ha uno stile delicato.

Io: …

Libraio: …

Io: Vabbè, lo prendo.

Libraio: Poi mi dica com’è: io non ho intenzione di leggerlo ma devo sapere cosa dire per descriverlo ai clienti. Sa, di solito non si accontentano così facilmente.

Caro commesso, nonostante la tua dialettica non sia stata da manuale – e nonostante non abbia ancora ben capito il legame esistente tra questo libro e L’eleganza del riccio, eccetto, forse, la casa editrice e i colori tenui della copertina – il tuo riassunto non faceva una piega. Cambiare l’acqua ai fiori è per certi aspetti così inaspettato che diventa difficile parlarne senza fare anticipazioni.

Ci proverò, per il tuo bene e per quello di coloro che vorranno leggere il romanzo.

Con affetto, Eleonora.

Cambiare l’acqua ai fiori – Prendersi cura degli altri

fiori nel cimitero

(Credits: Foto di Catkin da Pixabay)

Cambiare l’acqua ai fiori racconta di una donna di mezz’età – Violette – che lavora come guardiana del cimitero di un paese di campagna. Le piace occuparsi del cimitero: lo ha reso un giardino accogliente. Conosce la posizione di quasi tutte le tombe, e di tutte sa qualcosa. Anche se non è compito suo, partecipa a tutti i funerali e annota su un registro i presenti, le orazioni pronunciate, il tempo atmosferico: se qualcuno non potesse o volesse essere presente, potrebbe ritrovare in quelle pagine il commiato per il proprio caro.

Come il cimitero, anche la casa è accogliente: casa sua è aperta a tutti e spesso i visitatori si fermano per salutarla. Lei ha sempre ciò di cui gli altri hanno bisogno: tè, biscotti, vino, whisky, insieme a una rara capacità di ascolto del dolore. La zona giorno, al piano terra, è sobria: vi è un’accortezza delicata per i dettagli, mai appariscenti. Il piano di sopra, invece, è il suo regno. Dominano i colori sgargianti, domina la vita. Come domina la vita anche nell’orto, dietro la casa, a cui dedica anima e corpo.

Anche Violette, come la casa e il cimitero, trasmette serenità e accoglienza. Solitamente, indossa una vestaglia o una giacca dai colori freddi, per rispetto dei vivi più che dei morti, ma sotto ha sempre qualcosa di acceso, come un vestito rosso, che talvolta si vede e non la fa passare inosservata.

Di lei tutti sanno che aveva un marito che un giorno non è più tornato: aveva denunciato la scomparsa con qualche giorno di ritardo, perché era abituata alle sue fughe, e ora non sembra struggersi per il dolore, anzi. Infine, si sa che ha una figlia.

Cambiare l’acqua ai fiori è un libro che parla di incontri

Il romanzo ha inizio quando un poliziotto, Julien, piomba nella casa di Violette chiedendole dove sia la tomba di un tale Gabriel Prudent. Sua madre, morta da qualche tempo, aveva espresso come ultima volontà quella di essere cremata e deposta non vicino al marito, padre di Julien, bensì sulla tomba di questo perfetto sconosciuto.

Ma questa è solo una delle tante storie. Il romanzo è in realtà l’intreccio di più vite, che alle volte si incontrano. Racconta il passato di Violette. Il presente della guardiana, e quindi l’incontro con Julien. Contiene la storia della madre di Julien e anche quella di Philippe, il marito di Violette.

Inoltre, come una cornice che tenga insieme la tela, vi sono i racconti dei visitatori, le orazioni funebri, le funzioni alle quali Violette assiste. Il tutto utilizzando la tecnica dell’entrelacement  che tiene il lettore col fiato sospeso, desideroso di sapere come finiscano le varie storie. Sì, perché molte sono assolutamente imprevedibili.

Perché leggerlo? La vita è la risultante dei nostri incontri

"Cambiare l'acqua ai fiori" parla anche di persone che si incontrano

(Credits: Foto di mazzon888 da Pixabay)

Due sono gli aspetti che mi hanno colpito di questo libro. Il primo è che tutto il romanzo è costellato di incontri. Ogni personaggio è profondamente segnato da almeno una persona che gli ha cambiato la vita.

Alcuni di questi incontri sono coincidenze, quelle strane coincidenze di cui la nostra vita è piena. Altri sono incontri guidati. E uno dei tanti messaggi che lascia questo libro è che la vita di ciascuno è la risultante degli incontri che ha avuto: sta al singolo stabilire quale peso dare a quell’incontro, e se esso tirerà fuori il meglio o il peggio di sé, ma solo grazie a ciò si sarà imparato qualcosa di più su se stessi.

Vi è mai capitato di dissipare un dubbio o di prendere una decisione perché captate casualmente la frase di uno sconosciuto, oppure perché passa una certa canzone alla radio, oppure ancora perché vedete un film o leggete un libro che casualmente ha la risposta giusta per voi in quel momento? Le coincidenze. Ecco, questa è l’essenza del libro. Incontri – coincidenze – che cambiano la vita.

Cambiare l’acqua ai fiori – Quell’atmosfera irreale eppure viva dei cimiteri

Cambiare l'acqua ai fiori, di Valérie Perrin - Alcuni fiori al cimitero

(Credits: Foto di vlanka da Pixabay)

Il secondo motivo per cui vale la pena leggere il romanzo sono proprio le descrizioni dei funerali. Il cimitero è un luogo controverso, che alcuni non frequentano perché mette tristezza, altri ne sono affascinati proprio per la malinconia persistente.

Il libro offre un’altra interpretazione: è il luogo in cui la vita celebra se stessa, ricordando la propria vanità. Ecco che allora il funerale diventa il prosieguo naturale del modo di vivere del defunto.

Ci saranno funerali con poche persone se la persona è stata sgradevole in vita, ci saranno invece occasioni in cui tutto il cimitero sarà pieno di gente, per accompagnare quell’individuo straordinario alla soglia dell’aldilà. Accanto a famiglie litigiose ci saranno quelle sinceramente unite, che banchetteranno sulla tomba del nonno con allegria, per celebrare la sua vita – una giostra continua. E ci saranno orazioni di figlie o nipoti che non parlavano più con le madri o nonne perché troppo prese dalla propria vita, o orazioni di madri che non potranno più chiedere scusa alle proprie figlie per le quali il tempo si è fermato, incapaci di reagire.

Ecco quindi perché leggerlo: perché la delicata umanità qui presente fa riflettere su cosa davvero importi alla fine dei conti. E mette in discussione l’intimo rapporto che ciascuno di noi ha con i cimiteri e con la morte di un nostro caro.

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