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Buon compleanno all’americano a Roma! I 100 anni di Alberto Sordi

di Caterina Bertoni Gonzales

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Chi non conosce la celebre scena dei maccheroni in Un americano a Roma? Nessuno, perché quella scena è lo specchio del cinema all’italiana. Quella scena ha contribuito alla costruzione del luogo comune sull’italiano: in fin dei conti, agli occhi del mondo rimarremo sempre dei voraci divoratori di pasta.

La famosa scena degli spaghetti di Un americano a Roma

(Credits: pubblico dominio)

Lo spezzone sui maccheroni fa appunto parte del film Un americano a Roma, intramontabile pellicola in bianco e nero del 1954 con il grande Alberto Sordi. Abbiamo scelto di parlarvi proprio di questa scena perché oggi l’attore romano avrebbe compiuto 100 anni. Era nato infatti il 15 giugno del 1920, ed è stato (oltre che attore) regista, sceneggiatore, cantante, doppiatore e compositore. Un personaggio che ha sempre amato il mondo dello spettacolo in ogni sua forma, tanto che la sua sferzante personalità artistica ha saputo spaziare tra canto, teatro e doppiaggio.

Per esempio, lo sapevate che ha dato la voce a Oliver Hardy, ovvero Ollio di Stanlio e Ollio?

Un americano a Roma

Ma è di certo il cinema l’ambito il cui il suo talento spicca maggiormente. Il suo esordio avviene nel 1953 nel film di Federico Fellini I vitelloni, ma la sua personalità artistica sarà per sempre cristallizzata in Un americano a Roma, uscito l’anno successivo.

Nel film, diretto da Steno, Albertone interpretava Nando Mericoni, un giovane romano scapestrato che sta vivendo il suo sogno americano. Con l’espressione “sogno americano” non intendo la speranza, condivisa da molti cittadini statunitensi, di acquisire un certo status sociale attraverso il duro lavoro: Nando vive il suo sogno americano perché sogna di essere in tutto e per tutto un americano.

Parla – o almeno, tenta di farlo – simulando l’accento americano, balla come un americano e si mostra sicuro di sé (e un po’ sbruffone) proprio come gli americani nei film.

“Maccarone, m’hai provocato…”

Nando tenta persino di mangiare come un americano nella celebre scena dei maccheroni. Sparge uno strano intruglio su un pezzo di pane (nello specifico: yogurt, marmellata, mostarda e un po’ di latte) decantandone la bontà, ma poi finisce per divorare un abbondante piatto di pasta. “Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo adesso” dice schifando il piatto “americano” e buttandosi su una bella porzione di spaghetti. Nando è così, pieno di contraddizioni ma con un obiettivo ben preciso: è disposto a tutto pur di arrivare fino in America, persino a minacciare di buttarsi dal Colosseo.

Ma la storia che Un americano a Roma racconta non è solo comica, anzi riflette il mito americano che molti italiani avevano nel dopoguerra: l’America era la Terra promessa, il luogo dove tutto era possibile e che l’Italia conosceva solo grazie ai film e ai fumetti. Sordi incarna questo ruolo perfettamente, anche se sotto i suoi sogni di gloria statunitensi c’é un animo italiano e romano insopprimibile, impossibile da mascherare. Questo è Nando Mericoni, e qui risiede l’essenza della commedia all’italiana che annovera Sordi e molti altri tra i suoi capostipiti.

A distanza di quasi 70 anni da Un americano a Roma, e nel centenario della nascita di Alberto Sordi, viene spontanea una domanda: qual è l’eredità che un attore come lui ha saputo lasciare allo spettacolo e al cinema italiano di oggi? Insomma: cosa ci rimane di questo grandissimo attore?

L’essenza dei personaggi di Sordi

Alberto Sordi è l’italianità. È l’italianità grezza, romantica, senza filtri. È il luogo comune, è come tutti si aspettano che gli italiani siano ma allo stesso tempo è profondo e fa riflettere. È genuino ed elegante, serio ma ridicolo. Alberto Sordi è l’attore in grado di far ridere di cuore anche attraverso siparietti scontati. E il suo modo di rappresentare l’italiano medio passerà alla storia.

Non solo Un Americano a Roma: Alberto Sordi in Due notti con Cleopatra

(Credits: pubblico dominio)

Perché Sordi è stato in grado di mettere in luce tutti i difetti dei suoi personaggi. Anzi: li ha quasi ostentati senza alcun tipo di vergogna. Il suo Nando in Un americano a Roma è dispotico con chi sta sotto di lui ma accondiscendente con chi ha più potere. Uno schema si ripeterà in molti dei suoi film.

È “merito” di attori come lui se l’italiano dal resto del mondo viene visto come un cialtrone amante della pasta? Può essere. Ma il cinema italiano, senza di lui, non sarebbe lo stesso.

Alberto Sordi ha saputo donare mille sfaccettature diverse ai suoi protagonisti, ma una era sempre presente: nel loro cuore pulsava l’Italia. Un’Italia dissacrata e dissacrante, un’Italia sorridente anche quando tutto va a farsi benedire. Un’Italia orgogliosa di essere se stessa, nonostante i suoi mille difetti.

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