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Capitan Artiglio risponde – Intervista all’autore di Kids with guns

di Ilaria Pascucci

Pubblicato il

Dopo mesi di fervente hype, siamo finalmente giunti attesa conclusione di Kids with guns, la trilogia del giovane fumettista Capitan Artiglio pubblicata da Bao Publishing.

Autoritratto dell'autore con un teschio di dinosauro in testa

Autoritratto di Capitan Artiglio (Credits: Capitan Artiglio/Bao Publishing)

Il primo volume di questa surreale storia di cowboy e dinosauri vide la luce nel 2018 e divenne subito un grande sucesso. Lo stile iconico di Capitan Artiglio non ha tardato a sedimentarsi nella memoria di tutti noi lettori, così come le atmosfere un po’ western, un po’ cyberpunk, della sua storia.

Con l’uscita del terzo volume, Coda, vengono chiuse tutte le trame e il mondo di Kids with guns apparirà molto più chiaro. I tre fratelli Doolin saranno finalmente riuniti, e una serie di incontri/scontri, di sguardi e parole, ci accompagneranno fino alla fine dell’ultima tavola.

Chi è Capitan Artiglio?

 

Copertina del terzo volume di Kids with Guns. Sono presenti la protagonista ed il nemico principale

(Credits: Bao Publishing)

Pur essendo già conosciuto come illustratore nel panorama musicale, Kids with guns è la prima pubblicazione cartacea di Julien Cittadino in arte Capitan Artiglio. Forte di uno stile grafico molto incisivo e di un’ottima capacità di racconto, è riuscito a creare un universo complesso ma fedele alle sue strane regole. Universo dove è un piacere perdersi e scoprire, con il progredire della storia, sempre nuove realtà.

Per festeggiare insieme questo successo, noi di Discorsivo abbiamo avuto la possibilità di porgli qualche domanda.

Hai portato alla conclusione una trilogia molto complessa, per storia, personaggi e disegni. Guardandoti indietro sei soddisfatto di come hai impostato i volumi? Qual è stata la parte più difficile da gestire?

 

Tavola di Kids with Guns 3. Mostra un combattimento tra due razze liene diverse

(Credits: Bao Publishing)

Sono felice del mio percorso, ma è sempre impossibile dirsi compiaciuti del proprio lavoro! Ora che ho terminato la trilogia, col senno di poi noto particolari che oggi farei in modo diverso; ma devo ammettere che anche questi “errori” mi hanno permesso di imparare moltissimo, perciò mi considero soddisfatto. Credo che la parte più difficile sia stata realizzare il secondo volume: essendo la parte centrale dell’opera, dovevano confluire le storie di tutti i personaggi, mentre per il volume finale avevo già le idee chiare.

A livello di lore hai creato un mondo vastissimo, che viene raccontato pian piano dai vari personaggi. Avevi già ben definite dall’inizio tutte le diverse specie e mitologie che lo compongono o sono andate delineandosi anno per anno?

 

Tavola che mostra un combattimento tra vari personaggi. Sono presenti diversi alieni e cowboy

(Credits: Bao Publishing)

Prima di cominciare a lavorare al primo volume, ho costruito una base che mi sarebbe servita per il world building: avevo messo insieme quasi tutti i personaggi, l’elenco delle diverse razze aliene che sarebbero comparse e la loro storia. Per l’ambientazione, invece, ero partito da una sola città, un saloon sperduto e una manciata di ambienti naturali. Con i successivi volumi ho voluto ampliare il mondo di Kids with guns soprattutto dal punto di vista delle location!

I protagonisti di Kids with guns sono i tre fratelli Doolin – Dan, Duke e Dave – tutti e tre molto diversi tra loro, con personalità e obiettivi ben distinti. Ti sei ispirato a qualcuno nel crearli o nello sviluppo del loro arco?

 

Ero partito dall’idea di creare tre personaggi che fossero rispettivamente Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone, poi ho mischiato un po’ le carte e ho aggiunto della complessità alla loro caratterizzazione. Per Dave mi sono ispirato a Daisuke Ido, il personaggio del manga Battle angel Alita, Dan è molto simile all’attore Lee Van Cleef (famoso proprio per gli spaghetti western), mentre Duke somiglia a Fat Mike il frontman della band Nofx. Nel corso dei tre volumi la loro personalità compie un’evoluzione drastica. È stato divertente realizzarla e studiarla mano a mano!

Dal punto di vista dei disegni, hai uno stile pazzesco, riesci a creare un caos organizzato che unisce dinosauri, città post-apocalittiche, costumi di ispirazione streetwear, atmosfere western old school e molto altro. Come sei riuscito a dare un ordine e un’armonia a questi elementi così distanti tra loro?

 

Tavola di Kids with Guns 3. Sono presenti i protagonisti ed un dinosauro

(Credits: Bao Publishing)

Ti ringrazio molto! Le cose che hai citato rientrano tutte nei miei interessi e nelle mie passioni, per cui è facile inserirle anche nel mio lavoro! Per quanto mi riguarda, quando si costruisce la propria estetica visiva, si può partire unendo praticamente qualsiasi cosa. L’importante è restare poi coerenti nel corso della storia che si racconta: è questo che rende un’opera visivamente armonica o meno. Più elementi si riconoscono, più è facile trovare infinite varianti.

Hai lavorato – e lavori attualmente – anche come illustratore, soprattutto per il panorama musicale. Se dovessi associare una canzone o un artista ad ogni volume quale sarebbe?

 

Non è una domanda facile! Posso dirti che l’intera trilogia di Kids with guns è ispirata alla canzone omonima dei Gorillaz che si trova nell’album Demon days – il mio disco preferito di tutti i tempi. Penso che ogni volume possa essere associato a diverse canzoni… Cerco di dirti un album che è uscito contemporaneamente alla lavorazione di ogni libro e che mi ha influenzato in qualche modo!
Il primo volume lo associo a Damn di Kendrick Lamar perché è semplicemente l’album che ho ascoltato di più quell’anno. Il secondo, ad Astroworld di Travis Scott, soprattutto per la presenza di un parco giochi come concept principale dell’album e di atmosfere cupe e kitch. Il terzo lo associo all’ultimo album dei Pnl, Deux frère: è il racconto autobiografico di due fratelli cresciuti in un ambiente ostile. Anche se nella mia storia i fratelli sono tre.

 

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