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Armi, acciaio e malattie, di Jared Diamond – L’evoluzione della civiltà

di Erika Biggio

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Armi, acciaio e malattie di Jared Diamond, ed. Einaudi (foto: Erika Biggio)

Armi, acciaio e malattie di Jared Diamond  si è rivelato molto presto il libro adatto a questo periodo di pandemia. Questo trattato sull’evoluzione della civiltà umana si basa sulla domanda che un amico gli pose molti anni fa. Yali, giovane politico della Nuova Guinea, si chiedeva come fosse possibile che la sua isola, indipendente per più di 60mila anni, fosse stata conquistata in meno di due secoli dall’uomo bianco. Da lì ad allargare la domanda al resto del mondo il passo è stato breve.

La risposta è stata spesso meschina e arrogante, basata su di una fantomatica superiorità dei geni europei. Eppure nessuna evidenza scientifica rileva differenze intellettive tra gli appartenenti al genere umano. Cosa ha quindi condizionato così pesantemente l’evoluzione della civiltà umana nelle diverse parti del mondo?

Il “grande balzo in avanti” secondo Jared Diamond

Armi, acciaio e malattie parte da un presupposto interessante: tra i 100mila e i 50mila anni fa la specie umana ha compiuto quello che lui chiama il “grande balzo in avanti”. Sono iniziati a comparire attrezzi complessi, ornamenti e pitture rupestri su tutti i continenti. Gli archeologi ancora non sanno per certo se ci siano stati diversi “punti di partenza” o tutto sia nato nella culla africana. Eppure è da qui che è partita l’umanità per come la conosciamo adesso.

Innanzitutto dobbiamo capire che non esistono secchi momenti di rottura. Nessuno si è svegliato un giorno con il sapere innato di accendere un fuoco o coltivare la terra. Questo libro aiuta soprattutto a liberarsi dai preconcetti che lo studio superficiale fatto alle scuole elementari di una volta ci instilla nella mente. Come tutto ciò che accade nella vita vera, si è trattato di una evoluzione costante e graduale.

L’umanità è stata nomade prima di essere stanziale, semplicemente perché si trattava dello stile di vita più efficiente. Questo permise all’uomo di diffondersi su tutti i continenti abitabili: 13mila anni fa l’uomo conquistò anche le americhe, dallo stretto di Bering (probabile punto di passaggio) al sud del Cile. Ma se quindi si trattava sempre di poche persone, nomadi, e con all’incirca le stesse usanze, cosa ha davvero avvantaggiato gli europei?

L’Eurasia in Armi, acciaio e malattie

(foto: Erika Biggio)

L’autore tratta sempre l’Eurasia come unica entità, in quanto si tratta in sostanza di un continente unico, benché l’evoluzione delle diverse civiltà lo abbiano portato a essere considerato come due realtà separate.

Eppure vedremo che è proprio il suo essere un’unica placca di terra, estesa da est a ovest, che lo ha reso così importante nella nostra storia. Perché in sostanza ciò che ha fatto la differenza tra le diverse società umane è stato il “punto di partenza”.

Abbiamo visto che 13mila anni fa l’uomo ha iniziato pressoché contemporaneamente un nuovo sviluppo sociale. Le cose sono però andate molto diversamente da continente a continente, e capire quali sono i presupposti per la nascita di una civiltà è fondamentale.

Questo è il lavoro che fa Diamond nel suo Armi, acciaio e malattie: accompagna il lettore in un cammino sicuramente non facile ma splendidamente delineato, confrontando tutto ciò che può avere influenzato l’uomo. Risorse e clima sono le basi della civiltà. Tutto ciò che viene dopo ne è solo una conseguenza.

Copiare o commerciare?

Fondamentale per lo sviluppo di una civiltà è anche la possibilità di comunicare con le popolazioni vicine: indovinate qual è l’estensione di terra continua con meno ostacoli naturali? Bingo: è proprio l’Eurasia. Ed è così che si capisce come sia possibile che qualcosa di così fondamentale come l’agricoltura e la scrittura abbiano così pochi punti di origine. Se il mio vicino mi fa vedere una nuova cosa, e io la trovo utile, non mi metterò a inventarla da zero ma mi limiterò a copiare la sua. O a comprarla da lui. E così anche il commercio, padre dell’economia, corre veloce nel continente euroasiatico.

Provate voi a commerciare attraversando le Ande, il Sahara o il grande Outback australiano. Certo, l’uomo ci è riuscito, ma la complessità e pericolosità del viaggio non sono assolutamente paragonabili a quella grande autostrada dell’antichità che è stata, per esempio, la Via della seta. Conoscenze, armi e malattie viaggiano veloci.

Si diffondono e fortificano le popolazioni con cui entrano in contatto. Le rendono più pericolose.

Il semplice meccanismo di causa-effetto ha scatenato agli albori della civiltà un effetto valanga che ancora non si è fermato. L’umanità è intelligente allo stesso modo su tutto il pianeta, ma la Terra non è tutta uguale.

È bastata una piccola partenza anticipata, grazie a condizioni più favorevoli, per cambiare per sempre la storia della civiltà umana. Sapere da dove veniamo è l’unico strumento che abbiamo per capire il mondo di oggi: siamo il frutto di un albero germogliato migliaia di anni fa, a cui è solo capitato di nascere sul ramo giusto.

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