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Il Mediterraneo, di Fernand Braudel – Conosciamo davvero la nostra storia?

di Eleonora Cecchini

Pubblicato il

La copertina de Il Mediterraneo, di Fernand Braudel

(Credits: Bompiani)

Quale immagine associ al Mediterraneo? Una distesa d’acqua nell’aria immobile d’agosto, con pigre onde che si infrangono sugli scogli? Oppure un mare in tempesta, con marosi roboanti e schiumosi? Ti immagini un mare in inverno oppure in estate? Vedi coste verdeggianti, spesso a picco sul mare, con ulivi, viti e agrumi, o pensi all’entroterra? Voli col pensiero alle vacanze o a coloro che in quel mare vivono e muoiono?

Nel libro omonimo, Fernand Braudel così descrive il Mediterraneo:

Cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre… Il mare, infatti, quale lo conosciamo e lo amiamo, offre sul proprio passato la più sbalorditiva e illuminante delle testimonianze.

 

Due parole su Fernand Braudel

Avvertenza al lettore: il libro che stai per leggere è una raccolta di saggi geostorici, molti dei quali di Fernand Braudel. Chi è? Fernand Braudel (1902-1985) è uno storico francese che appartiene all’École des Annales, una corrente a cui aderisce una serie di storici divenuti famosi in tutto il mondo, come Lucien Febvre, Marc Bloch, Jacques Le Goff. L’École des Annales intende la storia non come uno studio di eventi cronologici o di personalità, ma come un insieme di strutture da analizzare nella lunga durata (longue durée). Infatti, Il Mediterraneo non analizza l’avvicendamento di fatti; bensì, è una riflessione nel tempo e nello spazio su alcuni aspetti che caratterizzano il nostro mare.

Intanto, sfatare i miti del Mediterraneo

Una foto della Sardegna, perla del Mediterraneo descritto da Fernand Braudel

(Credits: Pixabay)

Prima di iniziare il suo viaggio, Braudel sfata alcuni miti. Per esempio, che il Mediterraneo sia un mare tranquillo. Il Mare Interno (così lo definisce l’autore) è insidioso, soprattutto nella brutta stagione, tanto che in passato molte città (tra cui Venezia), per evitare un eccessivo numero di navi ferme in porto nei mesi invernali, hanno interdetto le navigazioni da novembre a gennaio.

Altro mito da sfatare: il clima favorevole alle coltivazioni. I contadini hanno cercato per secoli quelle colture che potessero resistere alle piogge insistenti e spesso devastanti dell’autunno, ai freddi dell’inverno e alla siccità estiva.

O ancora: la tipica macchia mediterranea. La maggior parte delle piante oggi considerate appartenenti alla macchia mediterranea – come gli agrumi o l’eucalipto – non sono autoctone. Come per tutto il resto, il Mediterraneo è quindi il frutto del lavoro dell’uomo nell’arco di millenni.

Infine, il mito di un Mediterraneo ricco. Ci sono città ricche (ma le città sono sempre un’eccezione) ma il Mediterraneo in sé è una regione povera, sia per terra che per mare: si coltiva poco e si pesca ancora meno, tanto che i contadini che vivono sulle coste sono anche pescatori.

Come è stata possibile quella ricchezza di commerci, quella specializzazione di colture, quei prodotti noti a livello internazionale?

Il libro di Fernand Braudel: la struttura

Il Mediterraneo è suddiviso in 12 sezioni. Ogni sezione analizza un aspetto del Mare Interno dal punto di vista temporale, ma di un tempo al contrario: si parte dall’osservazione dell’oggi per comprendere, tramite “flashback”, come quell’oggi sia diventato possibile.

Le sezioni si intitolano: La terra, Il mare, L’alba, Roma, La storia, Spazi, Un solo Dio, Il miracolo romano, La famiglia, Migrazioni, Venezia, L’eredità. Non mi soffermerò su tutte, ma solo su alcune di loro.

La terra e il mare

Torno alla domanda iniziale: quale immagine, o lettore, associ al Mediterraneo? Braudel afferma che, contrariamente all’immaginario comune, il mar Mediterraneo non inizia con il mare: esso è, prima di tutto, terra. Terra composta da terrazzamenti, monti a picco sul mare e fondali profondi, ma anche pianure e coste basse e sabbiose (talvolta malsane), come lungo l’Adriatico o il delta del Nilo. Lo spazio da cui tutto inizia – la Mezzaluna fertile – non dà neanche sul Mediterraneo.

Per terra si intende anche l’allevamento, i pastori e i loro sentieri erbosi (i tratturi), oggi quasi scomparsi. La transumanza appartiene al Mediterraneo tanto quanto il suo mare e i suoi agrumi.

Ecco che siamo appena al secondo capitolo del libro e già ci rendiamo conto di come esistano tanti “Mediterranei”. Terra e mare, agricoltura e allevamento, città e campagne, nomadi e sedentari. In più, il deserto.

E ci rendiamo anche conto che, in fondo, lo sapevamo già.

Roma e il suo miracolo secondo Fernand Braudel

Il Mediterraneo è anche Roma e il suo miracolo. Come è possibile che un villaggio come tanti, una volta città, sia diventato il centro di un impero? Come ha potuto Roma, pur in forme diverse, vivere per quasi mille anni? Ma poi, è davvero “morta”? Interessante è la riflessione circa la differenza basilare tra le poleis e la res publica. Mentre in Grecia la polis è l’insieme dei cittadini che vivono in una città – e Atene è la prima democrazia della storia – la res publica invece sono le sue istituzioni. Ecco quindi perché res publica sopravvive ai propri cittadini. E perché il Corpus Iuris Civilis di Giustiniano è stata la base teorica del diritto fino all’introduzione del Codice napoleonico nel 1804.

Ma in fondo, l’idea di un territorio diverso al suo interno ma unito da un mos maiorum comune non corrisponde ancora oggi al sogno di un’Unione europea?

Le migrazioni e l’eredità del Mediterraneo

Un'altra veduta del mare la cui storia è stata sapientemente descritta da Fernand Braudel

(Credits: Pixabay)

Il Mediterraneo da sempre, per sua natura, è il frutto di migrazioni.  Tra le molte forme di migrazione, Braudel evidenzia il turismo. Secondo lo storico francese, il turismo di massa è una nuova forma di invasione che sta causando danni ingenti in tutto il Mediterraneo, sia economici (le esigenze di mercato dell’oggi poco si interessano del domani) che culturali e ambientali. Il Mediterraneo è uno spazio storico-geografico da proteggere, perché è il frutto di equilibri precari tra tante variabili e di compromessi, violenti o pacifici a seconda dei casi.

Questa la metafora. In passato, gli edifici di epoche precedenti venivano ristrutturati sulla base delle necessità del momento, pur mantenendo una certa eleganza e coerenza.

Certo, per i puristi ciò è un peccato, ma a ben pensarci chi vive nel Mediterraneo ci è abituato: una chiesa paleocristiana che diventa la cripta di una chiesa romanica ma dall’interno barocco; una chiesa sconsacrata trasformata in teatro; un auditorium medievale trasformato in Aula Magna dell’università. Con la nascita dell’archeologia, invece, la storia diventa un museo: ecco che parte del Pantheon si trova a Londra e l’Altare di Pergamo sta a Berlino.

Il Mediterraneo non deve diventare archeologia, ma deve continuare a vivere nel presente, consapevole del proprio passato e orientato al futuro, senza per questo snaturarsi.

Oggi, a quasi quarant’anni di distanza da queste parole, in quale dei due Mediterranei ci troviamo?

Venezia, ricchezza o decadenza?

Chiesa di san Giorgio dei Greci, a Venezia. Fernand Braudel dedica alla città lagunare un intero capitolo

Venezia, Chiesa di san Giorgio dei Greci (Credits: Fred Romero; Creative Commons)

Per concludere, Fernand Braudel si sofferma sulla città di Venezia, metafora di tutta la storia del Mediterraneo. Di Venezia spesso si elogia la ricchezza oppure si evidenzia la sua atemporalità.

Ecco: secondo Braudel, Venezia è una città che concilia gli opposti ma che pur nella sua immobilità si mantiene molto più viva di altre città. La sua forza risiede proprio nella decisione di non snaturarsi per seguire le logiche di mercato (ciò è affidato a Mestre e alle campagne) ma di mantenere la propria identità, talvolta anche a prezzi molto elevati.

Sarà stata la scelta giusta?

Per concludere

I saggi contenuti nell’opera Il Mediterraneo, oltre che essere scorrevoli e piacevoli da leggere, spesso prendono posizioni forti, a cui è impossibile restare indifferenti. Suggerisco questa lettura a tutti coloro che amano il Mediterraneo, la storia, e la cultura occidentale.

Sì, perché nel Mediterraneo, nonostante la povertà di risorse – o forse proprio per questo – è nata la filosofia e il pensiero occidentale. Sono nate le tre religioni monoteiste più diffuse al mondo – Islam, cristianesimo, ebraismo. Il diritto, così come la letteratura, qui hanno le proprie origini.

Come è stato possibile tutto ciò? Storici come Fernand Braudel hanno cercato e cercano tutt’oggi di rispondere a tale domanda. Ma si pongono un’altra domanda, più urgente, della quale non hanno risposte certe: cosa si può fare ogni giorno per valorizzare e arricchire tale eredità?

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