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La bussola d’oro – Il romanzo e il film a confronto

di Micaela Ferraro

Pubblicato il

recensione la bussola d'oro

(Credits: New Line Cinema)

Il libro di Philip Pullman La bussola d’oro è stato pubblicato nel 1995. Il relativo film diretto da Chris Weitz è uscito al cinema ben dodici anni dopo, nel 2007, con Dakota Blue Richards nei panni di Lyra Belacqua, Daniel Craig e Nicole Kidman.

Il passaggio da libro a film non è facile: spesso i fan della versione originale si aspettano moltissimo, e non è raro che la trasposizione cinematografica finisca per deludere le aspettative dello spettatore.

Diciamoci la verità: il libro, per i lettori, ha sempre una marcia in più. Questo perché chi è abituato a lavorare di fantasia prova un forte senso di disagio quando qualcun altro gli impone una “visione” differente da quella che si era autonomamente creato lui stesso.

Ci sono però dei casi in cui il passaggio da libro a film è meno traumatico. La bussola d’oro, almeno per quanto mi riguarda, è uno di questi.

 

La trama de La bussola d’oro

Ci sono molti universi e molti mondi, paralleli l’uno all’altro. Mondi come il vostro in cui l’anima delle persone vive all’interno dei loro corpi. E mondi come il mio, in cui essa ci cammina accanto come animale spirito che chiamiamo Daimon.
Tanti mondi, ma a collegarli tutti è la Polvere. La Polvere era qui prima delle streghe dell’aria, dei gyziani dell’acqua e degli orsi del ghiaccio.
Nel mio mondo gli accademici inventarono un aletiometro, una bussola d’oro che mostrava tutto ciò che era nascosto.
Ma il potere regnante temendo qualsiasi verità oltre la propria, distrusse questi strumenti e proibì ogni accenno alla polvere. Una sola bussola rimane comunque e una sola persona in grado di leggerla.

L’introduzione del film dà, fin dai primi secondi, un’idea molto chiara dell’universo creato da Philip Pullman all’interno del quale ci muoveremo. L’universo è solo una delle opzioni, il nostro mondo solo uno dei tanti in cui potremmo nascere, o approdare: e c’è qualcosa, una sostanza, una scia luminosa che ci tiene fissati a esso, che ci rende reali.

Per Lyra Belacqua però, tutto questo non importa: è solo una bambina orfana, cresciuta al Jordan College e sottoposta alla disciplina non poi così ferrea degli accademici. I suoi punti di riferimento nella vita sono pochi: suo zio Asriel, che va a trovarla di quando in quando ed è, come lo definisce lei stessa, “rude e nobile”; e il suo amico Roger, un bambino che lavora nelle cucine del collegio.

La vita di Lyra si divide tra le lezioni dei professori distratti e i lunghi pomeriggi passati a giocare per strada con i bambini gyziani: finché un giorno una strana donna, miss Coulter, fa la sua comparsa all’istituto. È una donna bellissima, con un curioso scimmiotto dorato come daimon, che incanta Lyra con i suoi modi di fare e di parlare: le si rivolge infatti non come a una bambina, ma come a una donna sua pari, condividendo con lei segreti e buffi aneddoti, che spingono la bambina a fidarsi di lei.

Inizia così l’avventura di Lyra: in fuga dagli Ingoiatori, mostri che rapiscono i bambini senza famiglia, con l’aiuto di uno strano oggetto che sembra una bussola, si imbarca verso il nord con i Gyziani. Qui, aiutata dalle streghe dell’aria e da un orso corazzato salva il suo amico Roger ma scopre una terribile verità sulla sua famiglia. E insieme a essa, il dolore della perdita e del tradimento, il valore della fedeltà e del coraggio. 

Il film e il libro a confronto

la bussola d'oro

(Credits: Micaela Ferraro)

Andiamo nel dettaglio a vedere le differenze che intercorrono tra libro e film.

 

  • Nel libro, Lyra è più selvatica, se vogliamo: nel film questa sua caratteristica, dovuta al modo in cui è cresciuta, traspare in alcune scene all’inizio ma è poi “mitigata” dalla giovane età dell’attrice, Dakota Blue Richards. Che seppur brava, nelle scene a forte impatto si “perde” un po’.
  • Nel libro, quando Lyra e Iorek si allontanano dai gyziani seguendo il suggerimento della Bussola, non trovano Billy Costa nella catapecchia abbandonata e “infestata” dai fantasmi: il bambino a cui è stato tagliato via il Daimon si chiama Tony Makarios, e compariva nel capitolo 3. Tony infatti era uno dei bambini con una famiglia distratta o assente che la “signora con lo scimmiotto dorato” incantava in giro per l’Inghilterra portandoli poi via con sé. Billy, al contrario, è sano e salvo seppur in pericolo a Bolvangar, la stazione sperimentale, prigioniero insieme a Roger, e aiuterà Lyra a mettere in atto il piano per far scappare i bambini.
  • Sempre nel libro, quando i Samoiani attaccano i gyziani e rapiscono Lyra, non la conducono dal re degli orsi, bensì proprio a Bolvangar. Infatti, le due scene sono “invertite”: nel film Lyra e Iorak affrontano prima la prigione di Bolvangar, gli accademici che lì lavorano e i tartari con i loro daimon-lupi che sono di guardia; e solo dopo si recano a Svalbard: qui vogliono liberare lord Asriel tenuto prigioniero, ma vengono attaccati dagli orsi corazzati e Lyra viene portata al cospetto del re Iofur Raknison. Qui lo convincerà di essere un daimon e di poter diventare sua se affronterà Iorek in duello. Il risultato dello scontro consegnerà la corona del nord a Iorek (la sentite la sigla di Game of Thrones che parte?). A onor del vero devo riconoscere che questo cambiamento non mi ha dato alcun fastidio, anzi: la lotta finale, nel film, fra tartari e accademici da una parte, e bambini, streghe e gyziani dall’altra, è emozionante e assolutamente al cardiopalma. Davvero ben fatta.
  • [SPOILER ALERT] Il finale: il libro, ahimé, finisce in modo assai più tragico del film. Se quest’ultimo infatti si interrompe con Lyra e Roger al sicuro tra le zampe di Iorek, sul pallone governato da Lee Scoresby e protetto dalla strega Serafina Pekkala, il libro va un po’ più in là. La bambina riesce a trovare lord Asriel ma scopre che non è così candido e innocente come credeva lei: sacrificando Roger, Asriel riesce a far comparire l’arcobaleno che conduce in un altro universo (spoiler: il nostro), e Lyra e Pan non hanno altra scelta se non seguirlo.

Il magisterium e il ruolo della società ne La bussola d’oro

Ci sono alcune considerazioni da fare su La bussola d’oro, che esulano dalla trama in sé e sono piuttosto delle vere “finestre” su una società che è cambiata ben poco dal ’95 a oggi.

C’è sempre qualcuno (in genere chi detiene una qualche forma di potere) che vuol dire a qualcun altro non solo cosa fare e come comportarsi, ma anche cosa pensare, o non pensare. Questo annichilimento intellettuale è molto spesso aiutato dalle stesse “vittime”: la mancanza di interesse e di studio; la scarsa voglia di informarsi, anche, basilare soprattutto in un momento in cui la disinformazione cavalca onde gigantesche.

Il Magisterium, che vorrebbe imporre ai nostri protagonisti il silenzio sulla Polvere, ricorda moltissimo i nostri centri di potere (la Chiesa cattolica sopra a tutti) se non oggi, sicuramente in un passato meno lontano di quanto ci piacerebbe immaginare.

È emblematico in tal proposito uno scambio fra lord Asriel e un emissario del Magisterium:

“La polvere fluisce dentro questo uomo tramite il suo daimon da una città di un altro mondo […] mondi di infinite possibilità: alcuni in cui gli uomini non hanno daimon, alcuni in cui i daimon non hanno uomini. Perfino alcuni in cui non c’è alcun Magisterium. Né alcuna autorità.”
“Questa è eresia.”
“Questa, è la verità”.

 

Queste oscure materie – La serie tv

Nel 2019 lo sceneggiatore britannico Jack Thorne trasforma la storia di Lyra in una serie tv. È consigliabile guardarla solo dopo aver letto i libri, perché contrariamente al film rimaneggia gli avvenimenti mescolando un po’ le carte, come vi dicevamo qualche tempo fa. Citando l’articolo di Elisa Tomasi, infatti, la scelta più importante di Thorne è stata quella di “non limitare il racconto della prima stagione unicamente ad intrecciare elementi del primo libro, ma osare un po’, arrivandoad aprire la trama al multiuniverso della saga, riportando fin nei primi episodi aspetti e personaggi del secondo libro: La Lama Sottile”.

Perchè guardare la serie, insomma? Sempre secondo la nostra Elisa Tomasi, è un’esperienza da fare se “vi incuriosisce sapere perché l’orso corazzato Iorek Byrnison è la drama queen per eccellenza della serie, o cos’è un orso corazzato”. Ma anche se il vostro sogno era quello di poter vedere la vostra anima e scoprire il vostro spirito guida, “o semplicemente volete dare una spiegazione plausibile a tutta la polvere che avete in casa e dare alle pulizie una prospettiva di sinistra blasfemia nel dover sbarazzarvi de La PolvereQueste Oscure Materie fa per voi e può anche darsi vi dia qualche dilemma in più oltreché una marea di sogni, desideri, paure”.

E voi quale delle trasposizioni della storia di Lyra avete preferito? Fatecelo sapere!

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