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Searching for Sugar man – Sixto Rodriguez e il capitalismo camaleontico

di Giulio Montalcini

Pubblicato il

Searching for Sugar man, film del 2012 del regista-documentarista svedese Malik Bendjelloul, ci parla di Sixto Rodriguez, mitico cantautore statunitense fino ad allora semisconosciuto.

Premiato agli Oscar, ai Bafta e al Sundance Festival, Searching for Sugar man ci racconta una storia di capitalismo al contrario: la buona globalizzazione in un documentario visionario che corre attraverso i continenti americano e africano. Un viaggio che solca i mari della musica folk, al ritmo di ballate struggenti.

Sixto Rodriguez - I titoli di testa del documentario Searching for Sugar man

I titoli di testa del documentario Searching for Sugar man, dedicato a Sixto Rodriguez (Credits: Red Box Film)

Iconografia di Sixto Rodriguez

Ma chi è Sixto Rodriguez? Quando parliamo di lui, parliamo di un cantautore statunitense, di origine messicana-nativoamericana, nato e cresciuto a Detroit. La città, in cui vive e nel quale compie i primi passi da musicista, è quella in cui Rodriguez solca i palcoscenici delle periferie urbane, destreggiandosi con la chitarra all’interno di testi dal forte contenuto sociale e di protesta.

Le sue ballate svariano dal rock ‘n’ roll al folk, seguendo le tracce già marcate da un altro americano, più celebre: Bob Dylan.

Il timbro di voce ruvido, come un guanto di crine, ricorda quello del cantautore scozzese Donovan, ma se ne distacca per la maggiore duttilità e dolcezza.

Dal punto di vista della fisionomia Sixto racchiude, nei tratti del volto, un’intera pagina di storia americana: dalla conquista dei pionieri, al sacrificio dei nativo-americani, dalla guerra di secessione fino alla rivoluzione industriale. Detroit è infatti la sede storica dell’industria automobilistica americana.

Sugli occhi, fedele alla tradizione cantautorale rock (per certi versi anche punk), Rodriguez porta un paio d’occhiali neri, in parte coperti da una frangia di capelli lunghi e lisci.

America, anni Settanta

Il 1970 è l’anno dell’esplosione del rock, ma anche del ritorno di fiamma del cantautorato folk, sia nella scena americana che in quella britannica. Basti pensare a musicisti come Simon & Garfunkel, Nick Drake, Crosby, Stills, Nash and Young, Cat Stevens e James Taylor.

Nelle note di questi cantautori si rievoca la fine della mancata rivoluzione sessantottina, del mito di Kerouac, del perduto sogno americano.

Gli autori che ho citato scommettono sul ritorno dell’intimismo o – forse – hanno la necessità di cantare delle speranze abbandonate, più che delle prospettive future.

Detroit – Trasformazioni e disuguaglianze

Una fase storica che per Detroit è particolarmente grave: dagli anni della sua fondazione, quando ancora, durante la guerra di secessione, era un accampamento britannico protetto dagli alleati indiani, Detroit era divenuta, nel XX secolo, la capitale dell’industria  pesante americana. Con l’arrivo dei pionieri dell’acciaio e della guerra, Detroit subì pesanti trasformazioni sociali. Alla fine degli anni Quaranta, l’immigrazione di massa la trasformò in una metropoli, ed era divenuto pressoché impossibile acquistare una casa.

L’industria e i ritmi di lavoro, l’immigrazione e le pesanti trasformazioni urbanistiche, modificarono radicalmente, in soli 30 anni, il tessuto sociale cittadino, provocando fortissimo malcontento, generato dalle sempre più marcate disuguaglianze.

Fu allora che la popolazione bianca, fino a quel momento maggioritaria, decise di abbandonare, anche a causa della crisi del settore automobilistico, interi quartieri della città, in seguito all’arrivo in massa della popolazione nera dalle altri parti del Paese, in cerca di lavoro.

Sixto Rodriguez – Dalla povertà ai primi album

In uno di questi quartieri poco abitati, abbandonati al degrado, nasce e vive Sixto Rodriguez, figlio di un immigrato messicano e di una nativo-americana-europea.

Sixto Rodriguez negli anni Settanta, in posa per la copertina di Coming from reality

Sixto Rodriguez negli anni Settanta, in posa per la copertina di Coming from reality (Credits: Sussex records)

Sixto è un operaio dell’industria automobilistica e vive in condizioni di reale povertà. Il talento per la musica – vera e propria occasione di fuga dalla realtà – consente al giovane Sixto di farsi notare da alcuni produttori di importanti etichette discografiche, fra cui l’A&M.

L’incontro con i produttori è reso magnificamente dal regista svedese nelle forme dell’animazione. Avviene in una notte spettrale, al limite della leggenda gotica, in una balera della periferia di Detroit.

Con questi giganti californiani, all’inizio degli anni Settanta, Sixto pubblicherà due album in studio: Cold fact e Coming from reality, che rimarranno completamente sconosciuti al pubblico americano per oltre 40 anni.

Le ragioni di tale improvvido trattamento vengono dettagliatamente ricostruite nel viaggio compiuto dal regista svedese in questo documentario, dal primo fotogramma, al tramonto in auto sulle coste di Cape Town, fino all’intervista alle figlie negli Stati Uniti.

Sudafrica, anni Settanta – La leggenda di Sixto Rodriguez

Spostiamoci dall’altra parte del mondo, in Sudafrica. Qui, una risicata parte della popolazione (perlopiù giovane e povera) lotta contro un regime di repressione, censura e razzismo istituzionale, comunemente noto con il nome apartheid.

In un contesto di rabbia e proteste – perlopiù severamente represse dalla polizia esecutrice degli ordini provenienti dal partito razzista di maggioranza – alcuni attivisti si imbattono nei dischi dello sconosciuto Rodriguez. Il merito va a una giovane ragazza americana che li aveva importati dagli Stati Uniti. E così, nel Paese dei seguaci di Stephen Biko e Nelson Mandela esplode, per merito o per caso, il mito di Rodriguez. Un mito che diventa simbolo della rivoluzione anti-apartheid, vendendo decine di milioni di album.

Le 19 tracce raggiungono una popolarità tale da finire sotto la scure della censura, che ne vieta la distribuzione. Di tale successo Rodriguez rimane completamente ignaro.

Nel frattempo, in Sudafrica si diffonde la leggenda della vita e della morte di Sugar man.

Searching for Sugar man – Un documentario storico d’inchiesta

Malik Bendjelloul, regista svedese scomparso nel 2014, ci racconta l’indagine sulla vita e sul mito di Rodriguez. Un’indagine svolta da due appassionati giornalisti sudafricani, consegnando allo spettatore un’immagine ambivalente del capitalismo.

Searching for Sugar man è la storia di un uomo ignorato nel momento di massima ispirazione artistica, e all’oscuro del proprio successo all’estero.

Dal punto di vista giornalistico, in Searching for Sugar man si compie un piccolo miracolo – se intendiamo il giornalismo nella sua funzione di ricerca della verità storica – facendo rifiorire un uomo di talento e consegnandolo all’attenzione del pubblico, dopo una vita di anonimato.

Il mistero perduto

Nel contempo, si realizza un disegno capitalistico a posteriori: ciò che è rimasto ai margini, almeno in patria, viene improvvisamente diffuso contagiando la cultura di massa. Opere che, per certi versi, perdono quella parte di mistero e di autenticità, rimasta protetta dagli anni e dall’indifferenza collettiva.

Non posso svelare troppo, è ovvio.

Chi avrà occasione certamente potrà cogliere l’ambivalenza del significato di quest’opera. e si domanderà , in particolare, se questa abbia contribuito a rendere giustizia a un talento musicale unico, oppure, facendolo uscire dai confini sudafricani in cui aveva fatto rivoluzione, lo abbia reso un fenomeno cult “postumo”.

Un repertorio sempre attuale

Come correttamente faceva osservare il mio coinquilino – ormai fedele compagno di visioni cinematografiche – la musica di Rodriguez assolve, per temi e caratteristiche, a una funzione universale. Pertanto, dovrebbe trascendere i tempi e il contesto in cui si è formata. Trattando di lavoro, sfruttamento, droghe, sensazione di alienazione urbana, perdita dell’innocenza, difficoltà di amare, canzoni come Cause, Searching for Sugar man, I think of you possono ritenersi attuali.

Il peccato originale della carriera di Rodriguez è, però, quello di non essere riuscito a parlare al suo Paese, da giovane cantautore e lavoratore, senza poter contribuire alla trasformazione, anche musicale, della società in cui è vissuto. O perlomeno, di esserci riuscito solo in parte.

È chiaro che le cause, almeno nell’intendimento del regista, coincidono con le colpe delle case discografiche, che pure lo ritenevano pacificamente un unicum all’interno del panorama musicale statunitense.

Sixto Rodriguez – Un uomo, prima che un artista

Credo che un giudizio sulla sua carriera possa dipendere anche dall’intendimento individuale del concetto di arte, intesa come trascendentale, ovvero radicata nella storia e nei tempi in cui è stata prodotta.

Per questa ragione Searching for Sugar man è un’opera importantissima anche sotto il profilo storico, perché attraverso l’arte del documentario ricostruisce la vita di un uomo, prima che della sua arte.

La sua storia parrebbe, invero, una rivincita personale sul capitalismo, abituato allo sfruttamento sistematico dell’arte quando essa sia in grado di rendere un maggiore profitto. E cioè, spesso, nell’età più produttiva degli artisti, quella giovanile.

Ecco allora che il successo degli “anziani” non è contemplato dal sistema capitalistico, che degli anziani farebbe volentieri a meno. Una rivincita dell’individuo, dell’uomo della pioggia (per citare un celebre romanzo e film americano), sulle grandi corporazioni è il leitmotiv del racconto giornalistico americano.

Il capitalismo camaleontico

Davanti a questa rivincita individuale, il capitalismo, però, ha dimostrato di non tremare e di sapersi immediatamente riassestare, come un camaleonte. Per farla breve: una volta divenuto famoso, di Sixto Rodriguez si è fatto un fenomeno, non tanto culturale, bensì economico. La gente ha acquistato le magliette con le sue immagini, i dischi sono stati riprodotti e masterizzati, il suo repertorio è finito su Spotify e, infine, il documentario su di lui ha vinto il premio Oscar.

Io sono una vittima di tale inganno: già da tempo conoscevo le canzoni e l’immagine di Sixto Rodriguez. Prima di addentrarmi nella visione di questo documentario, della sua storia personale non sapevo proprio nulla.

Una storia che nella sua – passatemi l’ossimoro – sconvolgente normalità, assume carattere rivoluzione anti-sistema.

“Cause my heart’s become a crooked full of rumours. But it’s I who pays the rent”

Sixto Rodriguez, Cause, 1971, Coming from reality

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