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25 aprile 1945, 75 anni dopo – 3 film per ricordare il prezzo della libertà

di Celeste Satta

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25 aprile 1945

Il ricordo di quel 25 aprile 1945 è ancora vivo, e niente ci impedirà di celebrarlo. Eppure, sarà una Festa della Liberazione diversa, questa in lockdown: non potremo andare a fare scampagnate, passeggiate in montagna o ovunque ci si possa godere la primavera e i fiori.

Sì, i fiori, che stanno lì a ricordare “alle genti che passeranno” il prezzo della libertà. Si paragona spesso il periodo di quarantena per la pandemia in corso a una “guerra”. Ecco, io non lo trovo giusto. Oggi è proprio il giorno perfetto per ricordarci perché non lo sia.

Invece di fare una passeggiata, sfidando il buonsenso e le forze dell’ordine, provate a vedere (o rivedere) questi tre film, connessi da un filo rosso anche se realizzati in tre luoghi diversi, con tre stili diversi e in tre periodi storici diversi.

 

Il 25 aprile 1945 di Roma città aperta:
per ricordarci il costo della primavera

Finirà, e tornerà pure la primavera e non sarà mai stata così bella. Dobbiamo crederci, dobbiamo volerlo. Vedi, ci sono delle cose che so, che sento ma che non so spiegarti. […] Ma io credo semplicemente che non dobbiamo avere paura, né oggi né mai…combattiamo per qualcosa che deve venire, che non può mancare. La strada sarà forse un po’ lunga e difficile, ma ci arriveremo, e vedremo un mondo migliore; soprattutto i bambini, lo vedranno: Marcello e…quello che sta per nascere.

Compie 75 anni il primo film della trilogia della guerra antifascista di Roberto Rossellini, uno dei maggiori esponenti del neorealismo del cinema italiano. Roma città aperta, uscito nel 1945, è seguito da Paisà e Germania anno zero, rispettivamente usciti nel 1946 e nel 1948. La trilogia, ma in particolare Roma città aperta, ha segnato nell’immaginario collettivo la Resistenza durante l’ultima parte dell’occupazione nazifascista in Italia, come anche la storia stessa del nostro cinema. Un film forte, intenso, caricato di espressività anche grazie all’uso bilanciato di voci e silenzi ma senza colonna sonora, per non parlare della performance straordinaria di Anna Magnani e Aldo Fabrizi.

In Roma città aperta, Rossellini parte da fatti di cronaca reali per far arrivare al pubblico il dolore della guerra e la forza della resistenza nella popolazione. Attraverso le figure di don Giuseppe Morosini e don Pietro Pappagallo – condensati nella figura di don Pietro – e di Teresa Gullace – Pina, nel film, uccisa brutalmente in attesa del sesto figlio durante un rastrellamento – Rossellini parte da un progetto documentaristico per costruire la storia di persone comuni che hanno dato tutto per resistere all’oppressione. Ma la vera protagonista della storia è la città, Roma, sfigurata dalle macerie e le violenze, dalla fame e dalla disperazione. Una disperazione che non riesce, però, a soffocare la scintilla della speranza di rifiorire, un giorno.

Il 25 aprile 1945 di Porco Rosso:
perché è meglio essere maiali che fascisti

Guardo Porco Rosso ogni anno, per il 25 aprile: l’intero film, pur avendo tutti i temi principali della poetica di Hayao Miyazaki – il volo, il mutamento come maledizione, il femminismo e l’odio per la guerra, tanto per citarne qualcuno – è pervaso da una strana sensazione di “quiete prima della tempesta”. Il protagonista di questo straordinario film di animazione del 1992, firmato Studio Ghibli, è Marco Pagot – l’unico sopravvissuto alla battaglia aerea in cui sono morti tutti i suoi compagni della Regia aeronautica della Prima guerra mondiale. L’esperienza ha su di lui un effetto drastico, psicologicamente e fisicamente: si tramuta, infatti, in un maiale. Guardando oltre la simbologia della metamorfosi come espressione del suo senso di colpa da sopravvissuto, Marco diventa il simbolo della resistenza al nascente fascismo. Un porco rosso che rifiuta di arruolarsi nuovamente perché “piuttosto che diventare un fascista, è meglio essere un maiale“.

La storia non è incentrata sul fascismo, ma la tensione si percepisce in maniera più laterale, più sottesa a dettagli e impressioni. Il clima che si respira – per quanto la trama sia leggera e divertente – non è sereno. Gli squadristi del regime che stava prendendo il potere sono sullo sfondo di tutte le scene ambientate in Italia, facendo tintinnare un piccolo campanello di allarme: “erano lì, sembra tutto così normale”.

Il 25 aprile 1945 di Jojo Rabbit:
perché dobbiamo ballare, per dimostrare a Dio che siamo liberi

Sì, lo so: ho messo il video del finale del film. Non credo che, il 25 aprile 2020, sia necessario considerare uno spoiler la liberazione dal nazifascismo. Quello che rende questo film importante non è il finale, ma lo svolgimento. Non vi svelerò la storia di questo piccolo capolavoro. Non vorrei mai privarvi di tutti gli elementi di sorpresa, del gusto fresco delle risate che i dialoghi riescono a strapparvi, dei brividi dati dalla musica scelta per la colonna sonora.

Jojo Rabbit è arrivato nelle sale inaugurando il Torino film festival del 2019 e ha, da allora, trovato il suo angolino nel cuore di tutti coloro che lo hanno visto – senza contare premi e riconoscimenti. Il regista, Taika Waititi, ha intessuto un film che utilizza la risata come detonatore per far saltare ogni tipo di barriera alla percezione del messaggio. La sua satira viaggia su un sottile filo: il trash esilarante, dal messaggio serio e prezioso, contro l’odio e tutto quello che il nazismo ha comportato. Un po’ come il 25 aprile, che è sempre il giorno delle grigliate con gli amici ma (specialmente ora che le grigliate al massimo le vediamo su Zoom) è soprattutto un giorno per ricordare. Ricordare e rivivere quei giorni serve a realizzare quanto l’odio sia incomprensibile, e che sconfiggerlo costa. Un costo così alto che vale la pena pagare per ballare: perché ballare, come dice Scarlett Johansson nel film, è libertà. 

E noi siamo liberi

Ma non possiamo permettere che ci si dimentichi quanto preziosa sia la libertà. Neppure oggi, 75 anni dopo quel 25 aprile 1945. Per questo, voglio fare un occhiolino a chi ha visto questi film e incuriosire chi ancora non sia riuscito a farlo.

Guardate Jojo Rabbit, questo 25 aprile. Guardate Porco Rosso e guardate Roma città aperta. Ma, soprattutto, ricordatevi quale sia il prezzo della libertà.

Specialmente quando vedrete notizie come questa.

O come quella qui accanto.

 

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