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Hollywoodland – Il mondo corrotto dietro alle luci della ribalta

di Enrico Cantarelli

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Sono passati quasi cento anni da quando la famosa scritta sul Monte Lee, ai margini di Los Angeles, è comparsa. Era il 1923 e una iniziativa di pubblicità immobiliare portò alla costruzione del’enorme cartello Hollywoodland, con lettere larghe 9 metri e alte 15. Il suffisso LAND [anche qui: “land”] verrà eliminato nel 1949, quando la Camera di commercio di Hollywood avrà in carico le spese di illuminazione della scritta. I ruggenti anni Venti e la fastosa e oscura industria cinematografica del periodo sono gli elementi essenziali di Hollywoodland, uscito nel 2019 per Sergio Bonelli Editore.

Michele Masiero – sceneggiatore attivo in casa Bonelli soprattutto nella collana di Mister No – firma lo script di una storia ambientata nel periodo d’oro del cinema americano. La struttura narrativa richiama da vicino diversi classici della letteratura e del cinema noir, focalizzando l’attenzione sull’effimera patina di celebrità della macchina hollywoodiana.

Roberto Baldazzini, di cui abbiamo parlato l’anno scorso per L’inverno di Diego, plasma la storia in immagini, creando uno splendido intreccio con la sceneggiatura. Il fumettista di Vignola, famoso per le sue storie di soggetto erotico e non solo, sintetizza in maniera eccellente le atmosfere e il ritmo della storia, tanto che Hollywoodland sembra essere il risultato di un unico autore.

Hollywoodland: luci che abbagliano, tra sogno e realtà

Come anticipato, la trama di Hollywoodland è di classico stampo noir, un genere che richiama alla mente pellicole come Viale del tramonto o Il mistero del Falco. Due fratelli, che si mostrano subito come agli antipodi a livello caratteriale, sono in realtà molto legati l’uno all’altro. Se Monty Winter è un eroe di guerra decorato, che entra subito a far parte della polizia di Los Angeles e ha una famiglia che pare perfetta, suo fratello Danny lavora sporcandosi le mani per una personalità altolocata, dagli affari non del tutto puliti. Sembra immediato identificare il primo come personaggio positivo e il secondo come antieroe. Naturalmente con lo sviluppo della storia capiremo che i contorni non sono affatto netti e ognuno ha i suoi lati oscuri o i suoi sprazzi di luce.

Senza voler svelare l’intreccio del fumetto, si può comunque anticipare che dietro le facciate splendenti delle grandi produzioni cinematografiche si cela un mondo corrotto, fatto di soprusi, violenze e inganni perpetrati dai forti sui deboli. Non è tutto oro quel che luccica, come si suol dire. Troviamo quindi favoritismi, ricatti, prostituzione e perfino omicidi, sullo sfondo del periodo del proibizionismo tanto celebrato dai film.

Il punto di forza di Hollywoodland è decisamente questo: la sontuosa ricostruzione di un mondo tanto sfarzoso quanto fasullo e vuoto di emozioni. L’elemento che appassiona dal principio non è quindi tanto lo svolgimento, che segue alcuni cliché del genere, diventando in parte prevedibile, almeno in alcune sue linee principali. È la possibilità di immergersi pienamente in un periodo storico affascinante e al contempo sordido e meschino, che stimola il lettore.

La città di Los Angeles è dipinta come un demone che soggioga chiunque con i suoi vizi e le sue luci; un luogo dove lecito e illecito si mescolano all’infinito.

“Morte… vita… sogno… realtà… Questa città è decisamente il posto più sbagliato sulla faccia della Terra per capirci qualcosa… Ma in fondo, è poi così importante? Se si vive in un sogno, anche la morte non fa più paura”. Questo il pensiero di Danny Winter, questa l’anima di Hollywoodland. Viene ripetuto più volte nel libro: mille luci sfavillanti accecano a tal punto che è difficile comprendere se ci si trova in un sogno o nella realtà. La gloria che porta la celluloide abbaglia tutti coloro che ne vengono in contatto.

Hollywood Babilonia

“Babilonia la Grande!”: questa la didascalia di una delle prime tavole, che svela con maestria la scenografia in costume di una grande produzione del periodo. È l’immagine perfetta del mondo di cartapesta volutamente verosimile, ma inevitabilmente fasullo. I riferimenti a fatti reali sono disseminati in tutto il graphic novel, come cardini del racconto. Non ci sono eventi specifici, ma i due autori si ispirano chiaramente alla realtà dell’epoca. Il proibizionismo, i locali speakeasy, le riprese cinematografiche, le ville di lusso e i ricevimenti sono specchi del tempo che collegano il lettore agli anni Venti.

La scioccante tavola iniziale di Hollywoodland è un chiaro rimando al triste fatto di cronaca che ha coinvolto Peg Entwistle nel 1932. La ventiquattrenne aspirante attrice si è suicidata lanciandosi dalla lettera H del famoso cartello, dopo il flop del suo primo e unico film girato come comparsa, Thirteen Women. Tra le pagine del fumetto notiamo anche un esplicito riferimento alla tragica morte di Elizabeth Short, la famosa “Dalia Nera” raccontata da James Ellroy e da Brian De Palma tra i tanti, il corpo della quale fu rinvenuto segato in due parti con tracce di sevizie varie.

La cronaca nera del periodo emerge dunque prepotentemente tra le pagine di Hollywoodland e sottolinea inequivocabilmente l’essenza del libro. Nella tanto celebrata Hollywood si snoda da sempre una serie di eventi oscuri: omicidi e suicidi, insabbiamenti e corruzioni che hanno alimentato l’immaginazione di tanti scrittori e cineasti.

I due volumi di Hollywood Babilonia scritti da Kenneth Anger riassumono con perizia i fatti di sangue nascosti dietro alle luci della ribalta.

Il ritmo, la linea: l’ossatura di Hollywoodland

Oltre alla magistrale ricostruzione della Hollywood e della Los Angeles degli anni ’20 anni Venti, ci sono altri due elementi sostanziali che rendono quest’opera perfettamente bilanciata. Il primo è certamente la gestione del ritmo da parte di Masiero: una narrazione pacata che si prende i suoi tempi, proprio come richiede lo stile del noir. Le vignette che si susseguono con lunghi silenzi, i ritratti dei personaggi consumati da sentimenti graffianti come il rimorso, la paura, la malinconia scandiscono la velocità della storia. Hollywoodland si prende le sue pause senza correre, alimentando quel senso di inquietudine derivato dagli eventi drammatici che si susseguono, per poi scattare quando serve nelle scene di violenza. È una prolungata quiete prima della tempesta che identifica lo spirito del racconto.

Come secondo aspetto fondamentale è da ricordare la linea chiara ed estremamente definita di Baldazzini, che soggioga il lettore e lo trasporta nella Hollywoodland del 1920. Con uno stile squisitamente rétro, mescolando figure di stampo pop con tipiche immagini del fumetto poliziesco e di genere gangster, il disegnatore trova un equilibrio eccellente che identifica l’intero libro, senza cadere in eccessivo citazionismo. I personaggi somigliano a icone del fumetto classico americano ma hanno una loro anima. La stessa protagonista femminile del racconto è un chiarissimo omaggio alla diva Louise Brooks, ma è carica di una personalità che la fa emergere dalla pagina.

Hollywoodland è un fumetto che accontenta i cultori del noir, del gangster-movie e delle decadenti atmosfere che si celano dietro allo sfarzo dei palcoscenici. Gli appassionati di storie bonelliane classiche non potranno fare a meno di apprezzare questo libro.

Coloro che ancora non conoscono i due grandi autori italiani di Hollywoodland saranno trasportati all’interno di un dramma in bianco e nero, dai contorni fumosi e molto oscuri.

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