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Cineanniversari – 40 anni di Shining di Stanley Kubrick

di Alessio Ottonello

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The Shining - Locandina dell'edizione home video estesa

“Wendy! Sono a casa, amore!” (Credits: Warner bros)

C’è un efficacissimo meme che circola in rete in queste settimane riguardante l’auto-isolamento, che mostra la famigliola di Shining in viaggio verso l’Overlook hotel con tutti i sottintesi del caso.

Allora ho pensato: cosa c’è di meglio di questi tempi che rivangare la storia di tre persone che discendono lentamente verso la pazzia perché costretti a isolarsi per mesi insieme?

L’occasione ce la offre su un piatto d’argento il quarantesimo anniversario dall’uscita nei cinema dell’inquietante capolavoro di Stanley Kubrick. Tra l’altro ho scoperto che negli Usa è uscito a maggio, mentre da noi a dicembre. Che non solo mi sembra una data migliore di quella degli americani perché ti godi di più l’atmosfera innevata del finale, ma anche perché aumentano le possibilità di considerarlo un film di Natale! …no, forse questo no.

Cosa volete che siano tre settimane, stare isolati ci farà bene..

Cosa volete che siano tre settimane, stare isolati ci farà bene.. (credits: pinterest.com)

Di cosa parla Shining

La trama è celeberrima: lo squattrinato scrittore Jack Torrance accetta il lavoro di custode invernale di un albergo isolato sui monti del Colorado. Porta con sé la mogliettina Wendy – velatamente traumatizzata da un episodio violento del marito – e il figlioletto Danny, un bambino solitario con un amico immaginario e il potere inconscio di leggere la mente altrui.

Lo stesso potere, detto shining appunto  – tradotto in italiano col discutibile termine “luccicanza” – lo hanno anche altre persone tra cui lo chef dell’Overlook; questi, avvertendolo in Danny, mette in guardia il ragazzino dai pericoli latenti che si annidano in quel luogo per coloro che possono vedere oltre.

Da quando i tre familiari restano soli e la neve inizia a cadere, la follia si fa strada in ognuno di loro e soprattutto nel papà, che cerca di concentrarsi nella scrittura di un romanzo senza riuscire a buttare giù più di una frase (e che frase!) finendo poi per minacciare la vita dei suoi due cari.

L’orrore delle brutte cose accadute in quell’hotel nel corso dei decenni trova il modo di scoperchiare una spirale di delirio che ancora oggi, a distanza di 40 anni, impressiona anche lo smaliziato pubblico contemporaneo.

Non ha certo il ritmo di un film dei nostri tempi, non fa mai balzare lo spettatore sulla poltrona: la paura che esso instilla è più sottile e psicologica.

Shining è un film che ti scivola dentro piano piano, crea un senso di disagio e una sottile agitazione che poi deflagra nel finale.

L’opinione di Stephen King sul film di Shining

I titoli di testa, le riprese aeree, il tema musicale imponente che sentite nella vostra testa

I titoli di testa, le riprese aeree, il tema musicale imponente che sentite nella vostra testa (credits: Youtube.com)

Stephen King non amava la versione di Kubrick. Sentiva come se la sua metafora su violenza domestica e alcolismo fosse stata utilizzata irrispettosamente dal grande regista, che ne aveva deliberatamente stravolto la trama e l’aveva riempita di simbologie e significati nascosti che l’autore non apprezzava.

King stesso ha poi prodotto – a metà degli anni ’90 – una disastrosa versione televisiva di Shining, che giustamente nessuno ha il coraggio di ricordare per l’imbarazzo di provare ad accostarla per un secondo al film di Kubrick.

In anni recenti il grande scrittore si è leggermente riconciliato con la pellicola del maestro del cinema e l’ha inserita tra quelle che hanno dato un contributo più alto al genere horror.

Per chi volesse approfondire tutti i misteriosi dettagli visivi che Kubrick ha inserito nella propria opera, esiste un avvincente documentario intitolato Room 237 in cui le scene di Shining vengono attentamente sezionate per rivelare inquietanti riferimenti all’allunaggio, agli indiani d’America e tutti i piccoli elementi di disturbo nascosti, percepibili solo con un’attenta analisi – tra cui la finestra impossibile e il televisore che funziona senza cavi – che hanno lo scopo di creare nello spettatore un senso di spaesamento crescente.

Io: Jack Nicholson è un interprete dai modi pacati. Jack Nicholson:

(Credits: Giphy.com) Io: Jack Nicholson è un interprete dai modi pacati. Jack Nicholson:

Cast e sequel

Per Jack Nicholson il ruolo di Jack Torrance è quello della carriera. L’istrionico attore di Easy rider e Qualcuno volò sul nido del cuculo ha influenzato l’immaginario degli anni Ottanta dall’inizio alla fine: prima inseguendoci armato di accetta lungo i corridoi dell’Overlook hotel e poi chiudendo la decade con la maschera da clown psicopatico nella prima incarnazione leggendaria del Joker, nel Batman di Tim Burton.

Per la coprotagonista Shelley Duvall, quella di Shining fu un’esperienza quasi insostenibile: il regista obbligava tutti a ripetere le scene per numerosi ciak – prolungando all’infinito lo stato d’animo disperato del suo personaggio – che per la maggior parte della pellicola è intento a piangere, urlare e fuggire!

Vieni a giocare con noi.. per sempre!

Vieni a giocare con noi.. per sempre! (credits: Giphy.com)

Vi è infine il piccolo Danny e la sua inquietante luccicanza: se l’interprete originale Danny Lloyd non ha proseguito la propria carriera di attore il personaggio però è tornato ad animare l’immaginazione di Stephen King, che nel 2014 gli ha dedicato un nuovo romanzo intitolato Doctor sleep.

Nel 2019 Doctor sleep è stato adattato per il grande schermo dal regista Mike Flanagan – e protagonista Ewan McGregor – con l’ingombrante intento di dare un sequel  al capolavoro di Kubrick e allo stesso tempo “sistemare” le discrepanze tra i romanzi e le versioni cinematografiche.

Flanagan, vero fan di King come dimostrato nella serie Tv Hill House e nel film Il gioco di Gerald – entrambi di Netflix – mette in atto una serie di soluzioni narrative assolutamente gustose a metà tra fan-service di qualità e assoluto omaggio a un gigante della Storia del cinema.

Peccato che il suo film sia stato sottovalutato e accolto con scarso entusiasmo: gli appassionati, come il sottoscritto, lo hanno amato e anzi consiglio di recuperarne la visione al più presto.

Quando Shelley Duvall ripensa a Stanley Kubrick

Quando Shelley Duvall ripensa a Stanley Kubrick (credits: Giphy.com)

La versione estesa di Shining, più simile a quella statunitense originale, è uscita per pochi giorni in sala nell’ottobre scorso. Essa reintegra alcune sequenze scartate dalla versione internazionale di quarant’anni fa, perlopiù dialoghi più lunghi tra i protagonisti e un paio di inquadrature marcatamente horror, che all’epoca furono giudicate troppo forti.

Solo lavoro e niente svago rendono tutti noi ragazzi annoiati, per cui potete ritrovare Shining e Doctor sleep pronti da riguardare in streaming 4k su Infinity, che ancora per pochi giorni offre due mesi di visione gratuita.

 

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