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Fratelli, di Simone Marcuzzi – L’importanza di un legame non voluto

di Eleonora Cecchini

Pubblicato il

La copertina di Fratelli, di Simone Marcuzzi

(Credits: DeA Planeta)

L’ultimo libro di Simone Marcuzzi suscita in me una riflessione che mi pongo spesso. Mi sono sempre chiesta quale mistero racchiuda la parola fratelli. Perché è un mistero: un legame di sangue non voluto, che spesso sfocia in intolleranza ma senza il quale non saremmo ciò che siamo oggi. Ci sono molti modi per vivere da fratelli. Simone Marcuzzi, nel suo libro omonimo, ne evidenzia tre, corrispondenti a momenti significativi della vita del protagonista, Alberto – nonché alle sezioni del libro: Zavorra, Socio, Alberto.

Vi propongo l’essenza, a parer mio, di ogni sezione. 

Zavorra, ovvero l’emulazione secondo Simone Marcuzzi

Alberto ama Lorenzo, suo fratello maggiore. Adora tutto di lui. Sì, alle volte lo prende in giro davanti agli altri, ma ad Alberto sta bene così: gli amici di Lorenzo non hanno il privilegio di vivere con lui. Lui, invece, sì.

Ma una battaglia di neve finita male allontana i due fratelli. In realtà non è un evento così improvviso: è da parecchio tempo che le cose non funzionano tra Lorenzo e Alberto e tra Lorenzo e la famiglia. Un po’ è l’età – Lorenzo sta entrando nel pieno dell’adolescenza – un po’ è il suo carattere egocentrico, spesso egoista, che fa a pugni con quello di Alberto e con i valori di papà e mamma. Solo che Alberto è un bambino e, nel suo mondo di bambino, capisce solo di provare delusione verso questo fratello da cui vorrebbe solo qualche attenzione in più.

Socio, ovvero la parità 

In "Fratelli", Simone Marcuzzi ci parla anche di Bologna, città in cui studia Lorenzo

Una veduta di Bologna (Credits: Pixabay)

Alberto è ormai alle superiori. Qui incontra Fabrizio: nonostante abbia un carattere decisamente diverso da Alberto – dice parolacce, spesso è inopportuno – i due stringono un’improbabile amicizia. E Alberto trova/ritrova il piacere della complicità: si sente finalmente “alla pari”,  sensazione che, forse, col fratello non aveva mai provato.

E Lorenzo? Ora si trova a Bologna per l’università. Studia e suona. Ha fondato una band, scrive canzoni, gira per concerti. Alberto sente tanto la sua mancanza, tanto da fare i compiti in camera sua – e spesso dormirci. Nonostante ciò, tra i due fratelli continua l’allontanamento: le poche volte in cui si sentono al telefono, Lorenzo risponde a monosillabi oppure parla a lungo di sé. Talvolta invita Alberto a Bologna ma i due non stanno mai soli – sempre in sala prove, sempre per concerti.

In una di queste occasioni, Alberto si scopre finalmente socio di Lorenzo: il fratello gli confida un inaccettabile segreto. Finalmente la parità, dunque. ma a quale prezzo?

Alberto, ovvero l’indipendenza

Fratelli, di Simone Marcuzzi

(Credits: Pixabay)

Un Alberto ormai trentenne insegna alle superiori e fa lo scrittore, o almeno ci prova. Ha una fidanzata, Giulia, con cui convive. Abita lontano dai suoi ma li va a trovare con una certa regolarità.

Non ha più rapporti con Lorenzo: si è incrinato tutto tempo prima e da anni non si vedono né si parlano più. Si è finalmente liberato da quel sentimento di subalternità al fratello e non ha più bisogno di essere accettato. Ha infine trovato il suo equilibrio: non zavorra né socio ma semplicemente Alberto.

Ma sarà vero? Si può smettere dall’oggi al domani di essere fratelli? E soprattutto, è davvero necessario cercare di vivere da fratelli? O piuttosto bisogna vivere i fratelli?

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