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The Bold Type è il nuovo Sex and the City?

di Paola Cecchini

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Come capita spesso, riguardando una serie molto amata dopo alcuni decenni, per quanto ci si possa ritrovare in essa è difficile che riesca ancora a rappresentarci del tutto.

Una trentenne di oggi che si affaccia oggi per la prima volta al mondo di Sex and the City può non capire cosa la serie abbia rappresentato per una generazione di ragazze.

Negli anni Novanta uno dei grandi tabù per le donne era il sesso, per non parlare del desiderio femminile che più che sconosciuto era direttamente ignorato, quasi fosse inesistente. Miranda, Charlotte ma soprattutto Carrie con la sua rubrica e Samantha con il suo stile di vita, fecero esplodere quella bolla e la portarono direttamente nelle case delle ragazze che, finalmente, iniziavano a capire che fare sesso e parlare di sesso e di piacere femminile non doveva essere una cosa sporca, ma normalissima.

Sex and the City è sicuramente un prodotto molto legato al suo tempo, e se questo è stato la sua forza e l’ha resa una serie pionieristica su molti temi, dall’altro lo rende limitante per le nuove generazioni.

Per questo molti, e in modo differente, hanno provato a raccoglierne lo scettro riuscendo a replicarne però solo alcune parti, senza mai riuscire a coglierne l’essenza.  Tutto questo, però, prima di The Bold Type, serie prodotta da Universal Television per Freeform andata in onda a partire dal 2017 che a fine gennaio ha lanciato la sua quarta stagione. Produttore della serie è Joanna Coles, figura di spicco nel giornalismo, la prima a ricoprire la carica di Chief Content Officer di Hearst Magazines, e produttore esecutivo di So Cosmo.

In Italia le prime due stagioni sono disponibili su Amazon Prime Video, mentre la terza non è ancora arrivata, e non abbiamo ancora notizie sull’uscita della quarta stagione.

locandina prima stagione the bold type

La trama e le tematiche trattate

La reporter Jane (Katie Stevens), l’assistente Sutton (Meghann Fahy) e la social media manager Kat (Aisha Dee) sono tre giovani ragazze che si sono conosciute al primo giorno di stage all’interno della redazione del magazine femminile newyorkese Scarlet (che ci ricorda molto Cosmopolitan). Tre ragazze differenti ma unite da una fortissima amicizia, da una sensibilità apertamente femminista e dalla voglia di conquistare il mondo tipica della gioventù.

A differenza di Sex and the City, però, le caratteristiche delle ragazze sono meno portate all’eccesso e i loro personaggi risultano più completi. Non fraintendete: questo non vuol dire che Sex and the City abbia fatto un brutto lavoro di caratterizzazione; più semplicemente, all’epoca c’era bisogno di scuotere maggiormente su determinate tematiche ed esagerare era il metodo più efficace.

Iconica la puntata in cui Samantha viene strattonata e quando la borsa si rompe escono fuori i preservativi e lei grida “Sì, io faccio sesso!”.

Non c’è bisogno di esagerare in The Bold Type: basta rimarcare quanto determinate situazioni siano naturali e quanto altre invece non dovrebbero esserlo. Ogni puntata porta sullo schermo tematiche sociali rilevanti per le ragazze e le donne di oggi, seppur in modo leggero e alternando le situazioni amorose alle chiacchiere tra amiche. Anorgasmia, body shaming, femminismo, mutazione Brca, immigrazione, attivismo, stupro, libertà sessuale, lavoro precario, bullismo nel mondo dello spettacolo, identità razziale sono alcune delle tematiche portate sullo schermo ma anche il mondo del giornalismo e come funziona oggi a differenza di 20 anni fa.

 

Perché guardare The Bold Type

Lo ripetiamo: non si tratta di una serie tv impegnata. Le puntate si concludono tutte per lo più con un lieto fine e molte situazioni si risolvono troppo semplicemente, ma l’obiettivo della serie è proprio quello di intrattenere e di imbeccare tematiche interessanti e attuali.

Ma la cosa più interessante, per Sex and the City allora – ma soprattutto in The Bold Type oggi – è la rappresentazione di come le donne possano essere amiche tra loro e supportarsi sempre, senza invidie, gelosie o sgambetti. Le protagoniste di The Bold Type sono sempre lì l’una per l’altra nei momenti belli e in quelli brutti ma, soprattutto, quando hanno un problema o non si sentono totalmente a loro agio in una situazione che coinvolge le altre ne parlano, apertamente, senza aggredirsi o provare rancore.

Personaggio molto diverso dalla Miranda Priestly di Meryl Streep, in Il diavolo veste Prada riesce ad essere giusta, supportiva e, pur severa, le sue critiche sono sempre costruttive e mai distruttive.  Jacqueline Carlyle è ispirata a Joanna Coles, che ricordiamo è la produttrice della serie, ed è un personaggio che dimostra come un capo non debba incutere timore per farsi rispettare ma, anzi, le persone nutrono più rispetto per un leader che per un boss.

The Bold Type può essere perciò l’erede di Sex in the City per le giovani donne di oggi?

Secondo noi sì, perché ne rappresenta l’essenza ma la trasporta nel mondo di oggi fatto di social network, ritmi molto più rapidi e lavori molto più precari.

Non solo. Se le giovani ragazze possono identificarsi nelle protagoniste, quelle che all’epoca si rivedevano in Carrie oggi possono farlo in Jacqueline, che si ritrova in un mondo in totale cambiamento e deve affrontarne le nuove regole per non diventare obsoleta.

 

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