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Il maestro, di Francesco Carofiglio

di Silvia Liotta

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Il maestro di Francesco Carofiglio foto originale di Silvia Liotta

Il maestro di Francesco Carofiglio foto originale di Silvia Liotta

Corrado è stato un grande attore di teatro: bello e talentuoso, un vero maestro. Nel silenzio della sua casa di Roma riesce a sentire l’applauso del pubblico, il calore delle luci sul viso e le parole dei testi che ancora si fermano sulle sue labbra. È accaduto tutto davvero? Quel tempo ormai sembra lontano, la felicità e la potenza dell’essere invincibile, quasi immortale come Shakespeare sembrano solo dei ricordi che stanno sbiadendo come i suoi capelli.  Corrado ora è da solo; i suoi amici sono lontani o sono morti; i suoi ricordi sono dentro a delle scatole contrassegnate per anno; il suo grande amore lo ha lasciato: Francesca (la sua Ofelia), è scappata tanti anni fa, stanca dei suoi tradimenti.

Il maestro ora vive in un appartamento, in un palazzo ormai vuoto che verrà presto espropriato per farne degli uffici. Il silenzio delle stanze è assordante, così come i più piccoli rumori che vengono dai muri stessi, dal suo giradischi e dalle pagine dei copioni che ha imparato a memoria, che ha riportato sul palcoscenico diventando ogni volta un personaggio diverso. Nella vita di Corrado non c’è nessuno, a parte Alessandra, una ragazza che sta studiando teatro all’Università e che gli porta il pranzo e la cena.

Corrado ha poca pazienza ormai: non vuole intromissioni nella sua routine, nella sua vita seppure vuota, non vuole che Alessandra con la sua curiosità possa scalfire il suo guscio. La vita però (lo sappiamo bene) spesso ha in serbo per noi una strada diversa e per il maestro sarà un ultimo palcoscenico, un ultimo Amleto che lo renderà immortale.

Il Maestro di Francesco Carofiglio, edito da Piemme ora in versione Pickwick, mi è stato regalato per Natale da un collega e amico con il quale condivido sia la passione per la lettura che la collaborazione su queste pagine. Ricevere un libro significa ricevere in dono una parte dell’anima della persona che ha pensato a te scegliendo proprio questa storia piuttosto che un’altra, e potrà capitare che, durante la lettura, il cuore riconosca un messaggio di cui aveva bisogno. È stato così per me con Il Maestro: la sua storia è delicata come una piuma, silenziosa come i passi di Corrado ma prorompente come il suo personaggio. Dopo poche battute mi sono resa conto che non sarebbe stata una lettura come tutte le altre, ho sentito un filo invisibile legarmi ai suoi personaggi.

Incipit de Il maestro di Francesco Carofiglio foto originale di Silvia Liotta

Incipit de Il maestro di Francesco Carofiglio foto originale di Silvia Liotta

La vita di Corrado deve essere stata meravigliosa: come un imperatore romano dell’antichità, anche lui si sarà sentito invincibile, nelle sue vene scorreva il sacro fuoco dell’arte, le sue parole erano le parole di maestri che hanno fatto la storia del teatro e ogni palcoscenico gli ha regalato una diversa emozione. Quello che ritroviamo è un Corrado anziano, incapace di far entrare il prossimo nella sua vita: ogni volta che nella stanza c’è Alessandra le mani gli formicolano e il cuore inizia a battere in maniera strana, anomala. È il Maestro che assopito vuole venire fuori, vuole calcare le scene ancora una volta: sa che questa sarà la sua ultima occasione.

Ed ecco che Francesco Carofiglio ci propone attraverso Il maestro il tema del ricordo e della memoria: sino a quando qualcuno si ricorderà di noi non verremo mai dimenticati. Quello che Corrado capirà permettendo ad Alessandra di entrare nella sua vita è che non conta quanto grande sei stato in passato: la cosa importante è quello che hai saputo lasciare nella vita degli altri. Giovane e anziano, donna e uomo, passato e futuro si sfiorano, si toccano, si contaminano sino a fondersi in un unico essere.

Il Maestro è un romanzo breve, ma in poche pagine Carofiglio è riuscito a scatenare un vortice di emozioni nel mio animo: il ricordo di mio padre si è confuso con quello di Corrado, le sue mani sono diventate come quelle del maestro che sfioravano le spalle di Alessandra e il suo lascito, il suo testamento, è diventato il grande insegnamento che lui ha lasciato a me e che voglio trasmettere a mio figlio. Perchè lui non ha mai potuto conoscere suo nonno, ma suo nonno vivrà per sempre in lui.

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