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Serie tv e sesso: 20 anni di “Queer as folk”

di Luca Leardini

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Serie TV e sesso: nel 2000 uscì la serie “Queer as folk”, già remake di una serie TV britannica con lo stesso nome uscita solo un anno prima.  Il nome deriva da una espressione dialettale inglese “there’s nought so queer as folk”, che gioca sul doppio significato della parola queer che significa sia strano che omosessuale. La frase diventa così “non c’è niente di più strano della gente” o, se volete, “non c’è niente di più omosessuale della gente“.

serie tv e sesso

La Q di LGBTQ

Anche la sigla Lgbt stava andando incontro a modifiche in quegli anni aggiungendo altre lettere. Ad esempio la Q, che si stava facendo spazio proprio a cavallo tra il XX e il XXI secolo. Secondo Micheal Gold, giornalista del New York Times, nel suo articolo “The ABCs of Lgbtqia+“, le lettera Q sta per questioning, le persone ancora indecise sul loro orientamento sessuale oppure per queer “un termine che ha perso le sue origini dispregiative e sta guadagnando terreno”. 

Il secolo del sesso nelle serie TV

Queer as folk è stato il primo tentativo di portare in maniera esplicita, ironica, trasgressiva e sfacciata il tema dell’amore omosessuale in televisione.  Doveva essere una narrazione dedicata al decennio del sesso sul piccolo schermo; e invece è stato il decennio di Gordon Ramsey: l’attenzione si è spostata tutta sulla cucina e ancora oggi i programmi culinari rappresentano una grande fetta dell’offerta televisiva

Queer as folk

Queer as folk, ambientata a Pittsburgh, negli Stati Uniti, racconta la vita di quattro amici omosessuali trentenni e delle loro due amiche lesbiche. Rivedendola saltano subito all’occhio quelli che erano gli elementi immancabili in una serie di inizio anni Duemila: la sigla colorata, i vestiti che ora appaiono così fuori moda, le storie costruite in maniera molto accademica e poco naturale e tanti stereotipi. La caratterizzazione dei personaggi è ancora settoriale e lascia poco spazio all’ambiguità dei ruoli.

Tristemente fanno la loro comparsa anche i pregiudizi della società nei confronti dell’ambiente queer. Non potersi dichiarare apertamente, recitare il ruolo dell’etero sul posto di lavoro, la difficile accettazione dell’omosessualità di un figlio.

Scioccante invece è come gli anglosassoni fossero già venti anni avanti a noi su certi temi. Un solo esempio: l’accesso alla donazione di sperma per le donne lesbiche per poter avere bambini in autonomia. Argomento che in Italia comincia a essere discusso – ancora abbastanza in sordina – oggi  e non con pochi sospetti e pregiudizi. Le coppie omosessuali italiane che hanno bambini tramite maternità surrogata sono visti come alieni e vanno incontro a non facili problemi burocratici.

… e Sex Education a confronto

Sex Education, della quale è uscita da poco la seconda stagione (la prima l’avevamo recensita per voi in questo articolo), parte da premesse diverse e racconta una storia più ampia.

sex education netflix

Foto: Netflix.com

I protagonisti sono adolescenti con tutte le problematiche connesse alla pubertà, all’orientamento sessuale e all’accettazione di se stessi. Quello che viene aggiunto nella seconda stagione riguarda temi come la pansessualità, o ad esempio come le stesse problematiche relazionali siano anche parte del mondo degli adulti. Cosa è cambiato in vent’anni – dal mio punto di vista – è come alcune tematiche piene di tabù e pregiudizi in Queer as folk siano ora accettate in Sex education. L’orientamento sessuale non è più un problema o oggetto di bullismo a scuola, i genitori sono diventati più aperti davanti a queste tematiche e l’amore libero è diventato, di fatto, un attributo della società odierna. Un enorme passo avanti che speriamo non rimanga solo dentro a una fiction televisiva.

E voi quale altre serie TV su questo tema avete visto e quali vi sono piaciute di più? Scrivete un commento sui nostri social e raccontateci le vostre storie.

 

 

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