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Salvo imprevisti, una ricerca verso l’assoluto

di Caterina Cappelli

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salvo imprevisti-copertinaSalvo imprevisti (Lorena Canottiere, Oblomov Edizioni) non è un fumetto facile. Non basta una lettura per capirlo, e forse nemmeno una seconda.
Non è il tipo di fumetto che si legge quando si è stanchi, prima di addormentarsi, perché per districarsi nel groviglio di emozioni e dissertazioni più o meno filosofiche dei protagonisti ci vuole una mente ben sveglia e ricettiva, che sappia leggere anche il silenzio che riempie questo libro.

Lorena stessa, intervistata nel corso del BBB 2019 , il festival internazionale del fumetto d’autore che si svolge annualmente a Bologna, sostiene che Salvo imprevisti sia «il libro più irrazionale che abbia mai scritto».

L’autrice sperimenta un nuovo modo di concepire la storia, partendo non da una idea di trama, ma da un argomento: la comunicazione. O meglio, l’incomunicabilità che affligge quei soggetti che fanno della propria ricerca personale il motivo di vita, sviluppando un linguaggio talmente specializzato da risultare incomprensibile, e che quindi sono destinati a rimanere soli.
La ricerca sul campo, fatta di interviste e chiacchiere con persone reali, ha permesso a Lorena di entrare nella storia in modo differente, perché parlando spesso le cose prendono direzioni diverse da quelle che ci si aspetta, e tutte queste deviazioni, questi imprevisti, entrano nei personaggi, arricchendoli e sfumandoli.

Mentre Rocìo, HomeBot programmato per prendersi cura della casa di un padrone assente, si annoia, la quattordicenne hacker Marzia organizza una truffa informatica, l’astrofisico Liam abbandona tutto per andare nel deserto ad ascoltare le voci dallo spazio e Katherine Mansfield (scrittrice del 1900 a cui Lorena è molto legata) passa le giornate in cura sulla Costa Azzurra a parlare con il fratellino morto.salvo imprevisti - interno

Ognuno di questi personaggi è immerso in una ricerca che va oltre la loro professione, i loro interessi e perfino il tempo in cui vivono, per protendersi verso l’assoluto.
Mentre Rocìo, da un freddo ragionamento logico comincia a farsi domande che lo avvicinano al “fattore umano”, i personaggi reali si perdono. La loro convinzione di stare seguendo un percorso universale, uguale per tutti e che non può essere visto sotto punti di vista diversi, li allontana dai propri simili e, in un certo senso, dalla vita stessa.
Si rivelano quindi molto meno “umani” dell’intelligenza artificiale, aperta a comprendere, che arriva a considerare il cambiamento repentino come parte integrante della vita.

Non c’è nella storia una forte base narrativa, ma piuttosto flussi di coscienza, non sempre molto chiari, che svelano anche il modo in cui è stato realizzato il fumetto: «niente storyboard» rivela l’autrice, «ho lavorato direttamente sui definitivi, è molto più divertente, perché il tuo lavoro riesce a stupirti mano a mano che va avanti. Mi sono sorpresa anche io di questa scelta, ma sentivo l’esigenza di fare così, ed è stato molto liberatorio».

Il fatto che Lorena abbia adottato un procedimento così istintivo non deve fare pensare che il libro sia stato fatto di getto. Oltre che dal punto di vista dei contenuti, c’è stata una grande ricerca per quanto riguarda il metodo di colorazione, diverso per ogni racconto e che svela ulteriori dettagli dei personaggi. Marzia, per esempio, che è una ragazzina che si nasconde, ha una lavorazione “per sottrazione”, dove si parte da una base scura lavorata con la gomma. Mentre Katherine Mansfield ha una esplosione di colori a indicare la grande vitalità e passione di questa donna.

Lorena ha sviluppato una tecnica intelligentemente digitale, dove textures in acrilico e segni a pastello si uniscono agli strumenti dei programmi di grafica, con un effetto finale molto espressivo.

salvo imprevisti dettaglio

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