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Il serial killer che non ti aspetti – Ladykiller

di Erika Biggio

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I serial killer, si sa, vanno di moda. Dal sempre affascinante Hannibal Lecter ai casi reali trattati in Mindhunter, anche la televisione cede all’appeal di questi criminali. Eppure è in letteratura che danno il meglio di sé. Mostri, come vengono spesso definiti, privi di empatia al punto da non riuscire nemmeno a concepire la sacralità della vita. Ladykiller, il nuovo romanzo di Martina Cole edito da La Corte Editore, ci accompagna in un sinistro viaggio nella mente dell’assassino. Partendo dallo stereotipo (ormai un tantino usurato) del trauma infantile, l’autrice ci mostra la nascita di un serial killer.

Benché sia effettivamente qualcosa di già visto, la trasformazione di un bimbo abusato in maniera orribile da creatura innocente a uomo prima deviato e poi vero e proprio incubo è impressionante. Tanto che il lettore finisce per camminare su una lama sottile, in bilico tra la pietà e il disgusto. Perché è naturale voler salvare il bimbo, com’è naturale voler condannare l’adulto. Il serial killer ci viene quindi mostrato come un individuo con dei problemi psichici di partenza, che gli abusi esacerbano fino alla violenza omicida. L’assassinio diventa così per George, questo il nome del nostro killer,  l’unico modo per ottenere un minimo di controllo sulla propria vita.

Anche se il serial killer di Ladykiller  non è la creatura affascinante a cui siamo abituati, è comunque un personaggio interessante. La sua evoluzione non è tanto nel cercare il male fine a sé stesso, quanto il desiderio di rivendicazione. Libertà sulle proprie decisioni e azioni, portata all’estremo.

La vicenda è narrata da molti punti di vista, e trascina il lettore con sé in un quasi costante moto d’ansia, dato che spesso la storia è raccontata attraverso gli occhi delle vittime. Proprio grazie a questo stile narrativo il lettore è quindi spettatore onnisciente, impotente di fronte alla gelida realtà che l’autrice gli pone davanti. Quello che davvero rende accattivante questo romanzo è la chiarezza con cui i personaggi vengono delineati, con poche parole. Tutti i protagonisti della vicenda sono creature tridimensionali, sfaccettate. Non ci sono cavalieri senza macchia e senza paura qui, solo detective stanche alla fine della giornata. Padri che per vendicare la figlia sono disposti a qualsiasi cosa. Gente comune: cattiva come tutti, buona come chiunque.

La figura femminile è, per una volta, trattata come quella maschile. Non ci sono figure estremamente positive che redimono la madre crudele. Ci sono solo esseri umani, che compiono sbagli.

Ladykiller non è il thriller che vi mozzerà il fiato con colpi di scena inaspettati. Piuttosto, è il lento dipanarsi di una matassa, l’osservare come un ragno in mezzo alla tela tutte le mosche che lottano per ottenere il proprio scopo. Non ci sono luci in fondo al tunnel e finali al cardiopalma, niente inseguimenti o sparatorie. C’è la grettezza dell’animo umano svelata in tutto il suo orrore, il coraggio di chi ogni giorno cerca di fare la cosa giusta e l’astuzia di coloro che hanno fatto di questo mondo il proprio parco giochi. Il serial killer qui non è l’unico mostro, anche se forse è quello che più viene colpito dal girare di una immaginaria ruota karmica. Tutti i protagonisti, in qualche modo, vanno incontro al proprio destino.

Godetevi quindi il viaggio, in un romanzo che fa dei dialoghi e delle relazioni tra i personaggi la sua forza maggiore. Osservate, come il più piccolo dettaglio possa farvi scorrere un brivido su per la schiena.

 

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