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Visa Transit: l’on the road da Francia a Turchia è pura magia

di Enrico Cantarelli

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Visa TansitSiamo ormai alla fine dell’anno, ho letto tanti fumetti notevoli e assolutamente ben fatti, alla ricerca di qualcosa che mi facesse sussultare, che mi desse quel pizzico di emozione in più. Forse alla fine ho trovato quel che cercavo. Visa Transit è il primo volume di un racconto a fumetti che descrive un viaggio on the road nell’estate del 1986 dalla Francia alla Turchia.

La narrazione mi ha coinvolto in maniera appassionante fin dalle prime tavole. Leggere Visa Transit è come entrare nell’intimità dell’autore, passeggiare nella sua mente e nei suoi ricordi, assaporare le sue sensazioni e rivivere le sue esperienze. Il racconto non ha una struttura regolare, né uno svolgimento lineare in senso cronologico. Tutto è descritto in maniera apparentemente spontanea, come un flusso di coscienza continuo che non si cura dell’andamento classico di una storia, ma è governato dalle regole della memoria. Questa è la magia di Visa Transit.

Nicolas de Crécy, autore di testo, disegni e colori del libro, è un fumettista francese apprezzato in tutto il mondo e vincitore di numerosi premi (tra i quali il Micheluzzi di LuccaComics del 2016 per Il celestiale Bibendum). Il suo modo di scrivere in Visa Transit rispecchia qualcosa di molto personale, qualcosa che va oltre alla comune autobiografia. Si ha l’impressione di essere seduti di fronte all’autore, ad un tavolino esterno di un bar di qualche sperduto villaggio che ha attraversato tempo addietro, sorseggiando un drink, rapiti dalle sue avventure. Un abbandono così totale alla storia di un libro è una sensazione che non mi capita spesso.

Poco dopo i terribili eventi di Chernobyl, il ventenne Nicolas col cugino Guy, suo coetaneo, si imbarcano in un viaggio ai limiti del possibile, che risulta ben presto diventare una vera e propria avventura. Lo scopo è di attraversare in auto l’Europa per raggiungere la Turchia e in seguito spingersi più a oriente possibile. A metà degli anni ’80 le frontiere rappresentano ancora degli ostacoli non da poco, coi controlli doganali, la burocrazia e l’impedimento della lingua straniera non “bypassabile” dalla comodità di internet o degli smartphone.

Inoltre le strade da percorrere non sempre sono agevoli: spesso risultano impervie, costellate di curve, sperdute in chissà quali vallate desolate. Con una mappa cartacea a disposizione e poca gente che non parla il francese o l’inglese a cui rivolgersi, l’ipotesi di smarrirsi è sempre dietro l’angolo. Ma la magia del viaggio in Visa Transit è proprio determinata da questo: il perdersi tra paesaggi selvaggi e sconosciuti fa parte dell’esperienza, del percorso di vita dei due protagonisti. Un stretta strada di montagna o una sinuosa pista tra le desertiche regioni dell’Anatolia, non sono imprevisti, ma elementi che arricchiscono la via, la rendono speciale.

Ulteriore e fondamentale caratteristica in questo graphic novel è rappresentato dal mezzo con cui il viaggio viene svolto. La Citroën Visa è un’auto che ha fatto la storia della classi operaie francesi tra il 1978 e il 1988, periodo nel quale è stata maggiormente prodotta. Nicolas e Guy rattoppano come meglio possono un rottame di Visa con oltre 170.000 km per compiere la loro traversata. Si affidano dunque a una vettura principalmente impiegata per viaggi brevi, non adatta a velocità elevate, dal design volutamente antiestetico e con una struttura decisamente poco confortevole. Nel libro leggiamo che «Le sue prestazioni richiedono pazienza durante i viaggi lunghi…avvicinarsi ai 130 km/h è pericoloso. Prendere l’autostrada diventa presuntuoso. Ma per i nostalgici della guida bucolica è un piacere.»

È essenziale capire che la Citroën Visa è protagonista della storia quanto i due ragazzi che compiono il viaggio. Non a caso l’autore ha scelto un titolo emblematico: Visa Transit indica il percorso della macchina come anche l’importanza dei visti – in francese visa – per oltrepassare i diversi Paesi. Un gioco di parole molto ben studiato per sottolineare l’importanza del mezzo di trasporto e i documenti così fondamentali oltre 30 anni fa.

Visa TransitL’elemento finale che rende Visa Transit un capolavoro è la continua incursione nel racconto di viaggio dei ricordi d’infanzia del protagonista. Nicolas sembra non programmare le inserzioni dei flashback, essi scaturiscono dal naturale scorrere dei ricordi generati dalla mente. A volte un’immagine o un semplice oggetto innesca la dinamica del ricordo e senza preavviso il lettore si ritrova catapultato in una memoria dell’autore: un vero e proprio rapimento narrativo privo di forzature.

Naturalmente tutto il racconto è infarcito di incontri coloriti, di personaggi a volte quasi avvolti da un alone di mistero e situazioni che appaiono irreali e oniriche. Le assurde vicende che capitano ai protagonisti sono i punti da unire lungo il loro viaggio per completare il disegno generale di una storia che ha del fiabesco. Ogni figura incontrata è tratteggiata in maniera perfetta, anche se per poche tavole: il lettore si rende sempre conto di chi si trova davanti.

Visa TransitForse il motivo per cui ho amato così tanto Visa Transit è un mal celato senso d’invidia verso Nicolas de Crécy e suo cugino. La loro esperienza è un sogno nel cassetto per tutti coloro che, come me, adorano il viaggio in ogni sua circostanza. La mia è una immedesimazione trasportata, consapevole però che il periodo descritto nel libro è ormai passato e impossibile da riassaporare, anche percorrendo lo stesso identico percorso. Ma il desiderio di un viaggio senza meta, non programmato, verso l’ignoto, con un mezzo traballante, insomma il desiderio di vivere un’avventura on the road, non può mai dirsi sedato.

L’attesa per il secondo volume di Visa Transit, edito dalla sorprendente Eris Edizioni, è dunque tanta: dove ci porterà Nicolas? Quali luoghi visiteremo insieme a lui e suo cugino? E che ricordi ci regalerà ancora? Visa Transit può certamente essere un complemento al magazine Giù i muri che Discorsivo ha pubblicato nel mese di novembre: un invito a oltrepassare le barriere di frontiera e quelle culturali, senza paure o ripensamenti.

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