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“La vita inizia dove finisce il divano” di Veronica Benini

di Eleonora Cecchini

Pubblicato il

Divano. Cosa associate al termine ‘divano’?

 

Divano = riposino, coperta, tivù? Pop corn, patatine, gelato? Film in una domenica pomeriggio di pioggia? Gatto che fa le fusa? Un buon libro e la fantasia che vola?

Spora (alias Veronica Benini) lo associa alla casa e alla famiglia. Racconta che, quando era ancora in Argentina, il divano era un oggetto di lusso e pertanto in possesso di un esiguo numero di famiglie. Era uno status symbol. Lei lo desidera a tal punto che, una volta comprato casa, chiede al marito di comprarlo. La prima di molte richieste ignorate. Stufa di essere una supplice, se lo compra da sola: un divano dell’Ikea, il più bell’acquisto della sua vita.

Ma il divano è anche il pertugio delle nostre coscienze ed esperienze dalle quali non abbiamo la volontà di allontanarci. La nostra coperta che, nonostante lasci esposti i piedi, ci fa piacere avere addosso perché ci permette di giustificarsi. Il non-luogo in cui si lascia scorrere la propria vita.

Divano = zona di comfort. 

 

Mi piace pensare che il titolo indichi un’altalena tra la prima e la seconda definizione. Un divano trasforma un salotto anonimo in una casa accogliente. Ma un uomo realizza veramente se stesso quando esce dalla zona di comfort, prende in mano la propria vita e inizia a fare ciò che realmente ama. Chi di noi è disposto a fare il Salto nel Blu?

Veronica Benini lascia il suo divano dopo la vittoria contro un cancro all’utero e dopo la separazione da un marito violento.

 

Nata in Argentina, si trasferisce in Italia con il padre e la sorella. Si laurea in Architettura e lavora a Parigi presso uno studio prestigioso. Ama profondamente il marito, così tanto da non capire la violenza che lui sta esercitando su di lei, prevalentemente psicologica ed economica.

Per quanto riguarda la seconda, lui arriverà a non anticiparle del denaro per una cura ormonale davanti a terzi, un medico, nello specifico.

Per quanto riguarda la prima, lui se ne andrà di casa perché non ritiene giusto che la sterilità di lei – causata dalle cure contro il tumore – abbiano come conseguenza l’assenza di figli anche per lui. Sì, avete capito bene: una donna, il cui sogno sarebbe stato diventare madre, che ha superato un cancro e ha speso anni della sua vita per cercare un modo per poter comunque avere figli nonostante la sterilità, è stata abbandonata dal marito perché questa ‘maledizione’ non appartiene a lui ma a lei soltanto.

E lei, nonostante ciò, è riuscita a scendere da quel divano di convenzioni sociali e falsi convenevoli per rimettere insieme i pezzi della sua vita. Anche grazie al suo blog.

 

Crea un blog e inizia a raccontarsi. Lo scopo non è dimostrare di avercela fatta – anche perché è ancora lontana da una qualche stabilità emotiva – ma sostenere tutte quelle donne che, come lei, hanno affrontato o stanno affrontando un tumore e una separazione. Si scopre donna in un mondo che vuole sopprimere la femminilità. In un mondo che, nonostante le buone intenzioni, è fortemente sessista. Si prende cura di sé e del suo aspetto. Si veste elegantemente. Va sempre in giro con i tacchi. Si trucca in modo appariscente. Accoglie i clienti del suo ufficio di ingegneri con vestiti voluminosi e colori sgargianti. Si guarda allo specchio mentre un collega cerca di mandarla a quel paese, spiazzandolo. Si identifica negli stereotipi femminili di una società fortemente maschilista per piegarli a proprio favore.

In questo modo avrà un successo incredibile nel lavoro, lei, architetta in un ufficio di ingegneri, donna tra uomini, italiana e argentina tra francesi.

 

Ma ciò non le dà la felicità. Si sente ancora sul suo divano, e lei si vuole alzare. Un giorno, decide cosa avrebbe fatto: avrebbe lasciato il lavoro, avrebbe comprato un furgoncino – Lucio – e avrebbe girato per il mondo. Il tutto senza patente.

Dopo un viaggio rocambolesco per la Toscana, a casa di sua zia mette a posto Lucio, con una cura e un’attenzione ai dettagli che la fanno sentire di nuovo viva. E’interessante come dedichi moltissime pagine a Lucio e così poche al percorso scolastico e universitario che l’ha portata a ricoprire un ruolo di prestigio in un ufficio di ingegneri. Per lei è stato ‘scontato’ riuscire a prendere una laurea in Architettura, trasferirsi a Parigi, vivere là, ricoprire un ruolo di rilievo. Come se fosse stato un percorso obbligato. Invece si vanta per il risultato finale di Lucio. E’ entusiasta, felice, elettrizzata. Perché tutti sanno prendere una laurea in Architettura ma nessuno sa fare una scelta radicale come la sua! Veronica è finalmente scesa dal suo divano.

In seguito, gira con Lucio per l’Italia, crea delle start up, mette nero su bianco cosa sia il lavoro di un blogger e di una fashion blogger. Si dedica, inoltre, attivamente alle donne e alla loro femminilità.

 

Ciò che mi ha colpito di questa donna è il suo amore smisurato per il genere umano e la sua disponibilità nell’imparare sempre cose nuove. La vita inizia dove finisce il divano è un invito a prendere le redini della propria vita e fare esclusivamente ciò che si ama, senza remore. E se ciò che si ama diventasse un lavoro, che magari porta anche al successo? Spora dimostra la stupidità della tesi per cui passione e guadagno debbano essere scissi: posso guadagnare – e anche tanto – pur divertendomi.

Veronica Benini, inoltre, mette in discussione quelle idee condivise, anche se non esplicitamente, nei nostri tempi.

 

La donna non si realizza finché non è madre, e se sterile viene esclusa dalla società. E’ accettabile tale opinione oggi, nel 2019?

Parlare di cancro è un tabù. Ma il cancro oggi esiste, è una malattia da cui molte persone sono affette e come tale va affrontata. Nessuno parla di come si inaridisca il rapporto tra coniugi durante una malattia, né dell’astio delle relazioni familiari che inevitabilmente soggiace in agguato, pur nel disperato tentativo di mantenere una normalità. E sottolinea l’importanza della diffusione di notizie, delle visite ginecologiche, dei Pap test.

La violenza di genere oggi esiste ma molto meno rispetto al passato. Errore. La violenza c’è, non è scomparsa o quanto meno ridotta! Essa ha mole facce, e Veronica si sofferma su due, che hanno meno l’apparenza di violenza ma che lo sono tanto quanto quella fisica o sessuale: quella psicologica e quella economica.

Il blogger o la fashion blogger non sono professioni. Lo sono eccome, invece. Lo sono a pieno diritto, proprio come l’architetto o l’ingegnere. Solo, non tutti sanno come funzionino e cosa siano. Ecco che allora Veronica Benini le illustra passo passo.

Ma tutto questo non sarebbe stato possibile se, in un pomeriggio ormai lontano, Spora non avesse deciso di cambiare vita, di uscire dalla propria zona di comfort, di alzarsi da quel divano. In sella a una Vespa a Parigi. Un cliché. 

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