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La palude dei fuochi erranti di Eraldo Baldini

di Andrea Ion Scotta

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La palude dei fuochi erranti di Eraldo Baldini

L’inverno sta arrivando, ma non è lo stesso annunciato e temuto da Ned Stark de Il trono di spade. I festoni e le luci investono le strade, doni colorati abbracciano un abete addobbato, ma nonostante ciò una piccola piega tetra attrae gli amanti del brivido. Per chi non rinuncia ad una sfumatura gotica sotto il suo albero, Eraldo Baldini ha l’ornamento mancante. Lo scrittore romagnolo torna in libreria con un nuovo capolavoro: La palude dei fuochi erranti, edito da Rizzoli.

L’autore ci invita a salire nella sua macchina del tempo, per catapultarci nel 1630 a Lancimago, villaggio di fantasia immerso tra campi ed acquitrini. Una fobia corre tra gli abitanti che lì dimorano; la peste che con la rapidità della luce si diffonde, raggiunge inesorabilmente le comunità vicine.

Tra la povertà e la paura fa capolino una speranza; Rodolfo Diotallevi, un monsignore delegato del commissario apostolico, è inviato a Lancimago in veste di unica autorità competente per la protezione del villaggio dalla peste. Il meccanismo di protezione inizia dunque a muoversi, ma l’ingranaggio trova subito una resistenza. Gli scavi per la preparazione di una fossa comune in vista dell’epidemia, vengono interrotti quando i monaci della locale abbazia scoprono numerosi scheletri, appartenuti, all’apparenza, a uomini caduti di morte violenta.

Nonostante le molte braccia a disposizione del monsignore, i lavori di allestimento si susseguono tra eventi inspiegabili. Fuochi sospesi, focolai di malattia misteriosi ed animali scomparsi sono solo alcuni dei fenomeni che si scatenano all’interno del villaggio. È il monsignor Diotallevi a dover trovare le risposte su quanto accaduto: sono eventi naturali? Il diavolo si muove da solo o tramite l’uomo?

La mano di Eraldo Baldini crea un manoscritto unico ed emozionante dalle caratteristiche chirurgiche di un romanzo storico, i colpi di scena di un thriller e l’ambientazione tetra di un paesaggio gotico. La palude dei fuochi erranti, un ritorno avvenuto in grande stile dal narratore e saggista romagnolo.

Gli uomini sono facilmente soggiogabili e l’oscurità regnante del XVII secolo ottenebrava le menti di ogni essere pensante. Avarizia e presunzione mischiati alla superstizione compongono una trama complessa, ma che ipnotizza pagina dopo pagina ed il lettore diventa testimone di imprevisti fatali e diabolici piani.

La debolezza della carne infittisce un mistero che da secoli impregna Lancimago. I suoi abitanti sono costretti a percorrere sentieri che inducono a perdere il senno. Sono tuttavia le scelte a definire un uomo e quest’ultime mostreranno, tra i retti ed i maledetti, i vincitori ed i perdenti di questo imperdibile manoscritto.

I personaggi creati dal genio di Baldini hanno tutti un lato nascosto, un elemento oscuro che amplifica il mistero del romanzo che già avvolge le pagine de La palude dei fuochi erranti. La rappresentazione è quella di un mondo affascinante quanto ostile, dove la religione si scontra con la magia, dando vita ad una leggenda.

Il piacere di leggere Eraldo Baldini è, a parer mio, lo stesso piacere di fumare la pipa, da gustare con calma lontani dalla nevrosi cittadina.

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