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Controversie in America Latina fra proteste femministe e atti vandalici.

di Giulia Rupi

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Il 25 novembre scorso è stata la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne e lo è dal 1981 quando la data fu ufficializzata dall’Assemblea Generale dell’Onu. Quest’anno la ricorrenza ha avuto un’eco molto forte grazie a un collettivo femminista chiamato Las Tesis, ma ha avuto anche ripercussioni sociali che hanno scatenato controversie sui modi in cui alcune protestanti hanno deciso di manifestare, specialmente in Messico.

Las Tesis su Instagram

Iniziando dalla risonanza positiva che ha avuto l’evento, non si può non citare il gruppo cileno Las Tesis. Quattro ragazze, Sibila Sotomayor, Dafne Valdés, Paula Cometa Stange y Lea Cáceres hanno creato slogan femministi semplici, efficaci e orecchiabili, con l’obiettivo di tradurre “tesi d’autore femministe a un formato performativo per poter raggiungere un ampio pubblico”. Il loro intento è stato accolto e fatto proprio dalle donne in protesta in numerosi paesi, come Francia, Spagna (come vediamo dal video seguente), Regno Unito, Austria, Turchia e Argentina, Messico, Colombia e Repubblica Dominicana in America Latina.

“Y la culpa no era mía, ni dónde estaba ni cómo vestía, el violador eres tú” (“E la colpa non era mia, nè di dove mi trovavo, nè di come ero vestita, lo stupratore sei tu”): così recita il verso che è diventato più famoso e più rappresentativo di quest’anno. Secondo le cifre ufficiali, si sono registrati 41 femminicidi in Cile e quello che Las Tesis vogliono fare è attirare l’attenzione su qualcosa che non va e sul fatto che c’è bisogno di cambiamento anche a livello delle autorità e delle politiche sociali, che permettono che molti casi di violenza contro le donne restino impuniti. Il loro seguito è stato imponente a livello internazionale, con le coreografie che sono diventate virali di donne ballando con gli occhi bendati e cantando gli slogan de Las Tesis.

Hemiciclo a Juárez  e monumento a Cuauhtémoc vandalizzati a CdMx

In Messico, un altro paese con un alto tasso di femminicidi, le proteste sono state molto forti. Sono state circa 2500 le donne scese in piazza a Città del Messico e 3000 le donne appartenenti alle forze dell’ordine che hanno tentato di mantenere le varie manifestazioni contenute e pacifiche. Non sempre con successo. Infatti, un gruppo radicale di circa 50 donne ha vandalizzato diversi monumenti significativi della città, fra cui l’ Hemiciclo a Juárez  e il monumento a Cuauhtémoc.

Questi comportamenti sono stati duramente condannati, dal governo e da gran parte della popolazione, spostando i riflettori dalle esigenze reali e urgenti a cui la Giornata contro la Violenza sulle Donne vuole dare una voce più potente. Questi atti di vandalismo hanno diviso i messicani in due, da una parte chi giustifica gli atti di vandalismo come eventi marginali se comparati a tutti gli omicidi, gli stupri, la violenza di cui tutti i giorni molte donne sono vittime e che con l’argomentazione che con  proteste pacifiche non si è mai ottenuto nessun cambiamento significative; dall’altra parte chi invece appoggia le proteste ma condanna i gruppi estremisti per i danni arrecati alle opere pubbliche  Non c’è una risposta chiara alla questione. Tuttavia, ciò che è chiaro è che i cori che si formano, le statue che si imbrattano o le donne che si riuniscono non sono ancora stati abbastanza per trasformare la società e che c’è ancora molta strada da fare.

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