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Inni alle stelle: il low fantasy dai tratti introspettivi – Intervista a Giopota

di Enrico Cantarelli

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Inni alle stelleAlla passata edizione di Lucca Comics and Games ho avuto il piacere di intervistare per la seconda volta l’autore di fumetti Giovanni Pota, in arte Giopota. La prima occasione è stata con il delizioso Un anno senza te, realizzato insieme a Luca Vanzella alla sceneggiatura. Con Inni alle stelle, pubblicato da BAO publishing, Giopota affronta la sua prima prova da autore completo: un’opera fantasy che però ha ampi caratteri autobiografici. Sembra un paradosso, ma il risultato è un altro splendido graphic novel.

Nel tuo fumetto viene descritto in maniera originale il Cammino di Santiago. Tu lo hai mai fatto?

Sì, nel 2010. Un’esperienza unica in cui ho fatto tanti incontri speciali. L’idea era di fare un viaggio con zaino in spalla ogni 5 anni e infatti l’ultimo l’ho fatto nel 2015. Poi ho iniziato seriamente a fare fumetti, ma spero ci sarà ancora tempo per viaggi del genere.

Inni alle stelleInni – il protagonista del libro – compie un classico viaggio di scoperta, una crescita personale in continua evoluzione. All’inizio della storia sembra essere insicuro, non sa se riuscirà nell’impresa e anche quando compie scelte difficili che contribuiscono ad aiutare lui e i suoi compagni non si sente comunque all’altezza del viaggio, non si sente un eroe. Alla fine del libro però raggiunge il risultato che desiderava, anche in modo inaspettato: è un percorso evolutivo che ogni persona che compie il Cammino di Santiago intraprende? Ognuno alla fine di quel viaggio sente un cambiamento?

Sì, assolutamente, anche se è un’esperienza decisamente soggettiva. Inni non è un personaggio del tutto irrisolto: all’inizio ha una vaga consapevolezza di quello che ha nel profondo e deve solo dargli forma. Quando Inni parte per il suo viaggio, sa che cosa deve fare, ma non avendo mai avuto appoggio da nessuno, si ritrova a mettersi costantemente in dubbio e quindi agisce con incoscienza. Secondo me, il coraggio e l’incoscienza vanno sempre di pari passo: quando ho compiuto il Cammino di Santiago mi hanno detto che ho avuto coraggio, ma io penso di averlo semplicemente fatto senza pensare troppo agli ostacoli, mi sono lanciato. Inni non è certamente il classico eroe, ma non è nemmeno uno sprovveduto: lo vedo un po’ come Samvise Gamgee (il compagno di Frodo ne Il signore degli anelli). Sa di avere una grande forza dentro di sé e deve solo capire come tirarla fuori, deve dimostrare a se stesso che può usarla per raggiungere la meta.

Inni alle stelleInni alle Stelle è la tua prima prova da autore completo. Come è stata questa esperienza?

È stata davvero soddisfacente! Come in tutte le cose, se fai il doppio della fatica hai anche il doppio della gratificazione. La realizzazione dei disegni è stata sicuramente impegnativa come sempre, ma la storia è venuta in modo naturale. La parte più difficile è stata focalizzarmi su cosa volessi davvero trasmettere, dato che avevo tante cose da raccontare. Una volta trovata la strada giusta, mi ci sono immerso e ho continuato con convinzione.

Hai scritto prima la storia, pensato ai disegni o hai fatto queste cose contemporaneamente?

Di solito non ho una metodologia precisa, la mia idea della storia è nata da un mix di scrittura e disegno. Ho buttato giù piccole parti della sceneggiatura, che poi disegnavo e infine scrivevo i dialoghi. Ad esempio, a volte non trovavo subito le espressioni verbali che volevo per i personaggi, ma poi sono venute fuori mentre realizzavo le tavole.

Inni alle stelle

Come nel tuo precedente lavoro Un anno senza te, anche in Inni alle stelle ho riscontrato una caratteristica intrigante: la commistione tra realtà e fantasia nei luoghi che descrivi. Prima in Bologna per Un anno senza te, poi nel Cammino di Santiago per Inni alle Stelle. È una tua peculiarità?

Nel caso di Un anno senza te, è stata un’idea di Luca Vanzella che ho apprezzato molto perché la trovavo vicina alla mia visione del fantastico. Quella Bologna è intrisa di “realismo fantastico”. Inni alle stelle, invece, è una vera propria storia fantasy. Il mondo del libro è una visione alternativa della nostra realtà. Non ho voluto sviluppare a tutti i costi un “world building” complesso, volevo lasciare respiro alla vicenda e ai sentimenti dei personaggi, ma volevo che gli elementi fantastici fossero ben riconoscibili. Non è una storia “high fantasy” alla Tolkien, direi che Inni alle stelle è più un “low fantasy”: anche senza la componente magica, la trama potrebbe scorrere ugualmente.

Gli elementi magici della storia sono invenzioni tue, derivate dalle tue passioni come ad esempio il gioco di ruolo, o ci sono anche riferimenti a mitologia orientale o europea?

Costruire un universo fantastico da zero è sempre un rischio. Ci sono riferimenti ai santi e alla storia medievale, ho inserito degli elementi ispirati al mito o al folklore orientale, come i Jinn, delle specie di orchi blu. Poi, mi sono reso conto che fin da piccolo ho sempre aggiunto elementi fantasy a dei luoghi reali. Ho spesso fantasticato sui posti dove ho vissuto: quando conosci un ambiente, puoi immaginare che ci possa succedere qualsiasi cosa, anche sovrannaturale.

I nomi dei luoghi o delle persone sono ispirati a luoghi e persone reali che hai incontrato?

Inni alle stelle è probabilmente il libro più autobiografico che potessi fare. Posso dire di aver costruito una storia fantasy su un viaggio che ho vissuto personalmente. Anche i compagni di Inni sono ispirati a incontri reali, alcuni personaggi sono la somma di caratteri di varie persone. Mi sarebbe piaciuto approfondirne alcuni, ma il libro si sarebbe allungato molto. D’altronde, quando si viaggia, si incrocia il cammino con luoghi e persone, ma per quanto si possa entrare in sintonia con questi, non si potrà mai conoscerli a fondo. Allo stesso tempo la connessione è così forte che ti rimangono dentro per sempre.

 

Inni alle stelle è uscito in anteprima a Lucca ed è ora disponibile in tutte le fumetterie e librerie. Allo splendido e colorato impianto grafico, Giopota ha affiancato una storia che trasuda emotività e intimità, legata alla sua esperienza personale. Allo stesso tempo vi troverete di fronte a un fantasy originale e avventuroso, dal ritmo perfetto e dai tratti introspettivi. Accompagnate Inni nel suo viaggio e seguite la vostra stella, con coraggio e incoscienza!

 

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