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Squeak The Mouse, gli antenati gore di Grattachecca e Fichetto

di Simone Galli

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Sono i primi anni ’80 quando Squeak The Mouse vede la luce, grazie alle matite di Massimo Mattioli, sulla appena fondata Frigidaire, rivista culturale che ha visto esordire sulle sue pagine anche Ranxerox di Tanino Liberatore e Zanardi di Andrea Pazienza. Squeak The Mouse fu poi raccolto in volume nel 1984 (vol.1) e nel 1992 (vol.2) in Italia dalla Primo Carnera Editore, in Francia da Albin Michel. In USA furono trattenute alla dogana 1500 copie del primo volume in quanto ritenute oscene e pornografiche.

L’edizione che mi trovo tra le mani invece è quella edita da Coconino Press – Fandango, che in una sorta di omnibus raccoglie i primi due volumi più un terzo del tutto inedito. Squeak The Mouse è una parodia di tanti cartoon che andavano in onda all’epoca, uno su tutti Tom e Jerry. Una parodia violentissima, che arriva a toccare lo splatter e anche oscena e pornografica, come la ritennero i doganieri statunitensi quasi 35 anni fa. Ma oltre a tutto questo e sopra tutto questo Squeak The Mouse è incredibilmente divertente.

La trama è molto semplice: ci sono un gatto e un topo, il gatto vuole ammazzare il topo. Le prime tavole iniziano a dare subito una chiave di lettura dell’opera. Gag surreali e comicità slapstick, che in alcuni punti mi ha ricordato gli horror di Sam Raimi, nessun balloon, solo onomatopee. Il gatto ed il topo si rincorrono e se ne combinano di tutti i colori, quando sul finire del primo capitolo del primo libro il gatto riesce a catturare il topo e lo uccide nella maniera più cruenta possibile. Quello che nei cartoni animati non avevano mai avuto il coraggio di farci vedere! Nel secondo capitolo viene introdotto un altro elemento che ci accompagnerà per tutto il libro. Il sesso. Esplicito, spinto, con scene in tutto e per tutto definibili pornografiche. Il gatto dopo l’efferato omicidio del topo si reca ad una festa in un appartamento, dove gli invitati non mancheranno di iniziare subito ad accoppiarsi tra loro. E durante questa festa si presenterà un redivivo topo, in versione zombi che inizierà a compiere una strage. Questi sono gli elementi che accompagneranno tutte le avventure dei due acerrimi nemici nel corso della loro trilogia, tra ammazzamenti vicendevoli e resurrezioni.

Sono sicuro che a questo punto un campanello in testa vi sia risuonato, come se questi due personaggi vi fossero in qualche modo non del tutto nuovi. In effetti c’è più di una voce, mai confermata però, che il buon Matt Groening si sia ispirato (molto largamente) a Squeak The Mouse per creare i personaggi di Itchy and Scratchy, da noi conosciuti come Grattachecca e Fichetto. C’è chi sostiene addirittura che Groening avesse voluto omaggiare Mattioli con una citazione, facendo apparire il cartone animato di Itchy and Scratchy durante un episodio del Krusty Show in una puntata dei Simpson. Ma, come disse Mattioli in un’intervista rilasciata a Repubblica in Maggio, pochi mesi prima della morte avvenuta il 23 Agosto 2019, a lui di questo non interessava nulla, gli bastava che i lettori leggessero e decidessero da soli chi aveva copiato chi.

Mattioli durante la sua carriera ha collezionato un’infinità di riconoscimenti. Nel 1971 il premio francese Phénix, lo Yellow Kid al Lucca Comics del 1975, il Romics d’Oro nel 2009 e il Premio Micheluzzi nel 2010 e nel 2012 per Pinky, sua creatura più longeva. Pinky, che fa un cameo anche nel terzo libro di Squeak The Mouse è stato pubblicato ininterrottamente dal 1973 al 2014 su Il Giornalino, settimanale delle Edizioni San Paolo. Ha lavorato anche per cinema e televisione, realizzando anche il video della canzone Change His Ways del cantante britannico Robert Palmer.

Coconino Press – Fandango pubblica questo volume in un ottimo brossurato con alette, contenente oltre ai 3 volumi di Squeak The Mouse anche diverse copertine, studi ed illustrazioni.

Se quello che vi ho scritto fino adesso non vi ha scandalizzato ma anzi incuriosito comprate il volume ad occhi chiusi, era tantissimo che non mi divertivo così tanto. Oltre ad essere un must have del compianto Massimo Mattioli è una tappa fondamentale del fumetto underground italiano, un vero e proprio pezzo di storia che merita di stare nella libreria di ogni appassionato. A patto che non abbiate l’indignazione facile, naturalmente.

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