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Doppiaggio o Sottotitoli?

di Celeste Satta

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doppiaggio o sottotitoli?

Una lotta dissacrante a suon di “no tu sei scemo” quella che da parecchi anni divide il mondo degli spettatori di film e serie TV: doppiaggio o sottotitoli? Quale metodo di adattamento preferite al cinema o in tv?

L’idea per questo articolo mi è venuta quando, incuriosita dalla recensione di Giulio, sono andata a vedere Joker al cinema e, come spesso accade, sono andata a vedere in quale cinema viene proiettata la versione originale.

In realtà questo non accade spesso: un po’ per pigrizia, un po’ perché le versioni originali con i sottotitoli sono proiettate in pochi piccoli cinema di nicchia, spesso per soli pochi giorni. La maggior parte delle volte controllo se la cosa è fattibile e di solito torno al doppiaggio in italiano, ma questa volta no: ho notato che le proiezioni con i sottotitoli erano numerose, quasi costanti nella programmazione e che potevano essere trovate sia nei cinema di diverse dimensioni. E c’è di più: la versione originale di Joker ha fatto sold out per più di uno spettacolo!

doppiaggio o sottotitoli

Una recente ricerca di Babbel – una delle applicazioni per imparare le lingue straniere – ha evidenziato che più della metà (53%) degli italiani intervistati guarda serie tv e film in lingua originale. Perché? Parte degli intervistati dichiara di guardare le serie in lingua originale per non perdere la vera essenza di storia e personaggi nel processo di adattamento, un’altra perché riconosce nello strumento video (sia film che serie tv) un grande potenziale per imparare le lingue.

Addirittura l’88% degli under 45 e il 95% degli over 45 pensa che la tv italiana dovrebbe puntare molto di più su film e trasmissioni in lingue straniere, come già da tempo fanno in altri Paesi dell’Unione Europea. Perché questa differenza?

Storicamente, si possono riconoscere dei Paesi Doppiaggio e dei Paesi Sottotitolo. Sebbene con il tempo questa differenza sia venuta a sfumarsi, l’Italia è sempre stata un Paese da Doppiaggio per varie ragioni: con l’avvento del sonoro nel cinema, negli anni 30, l’Italia ha scelto la via del doppiaggio per promuovere l’identità nazionale seguendo una direttiva dell’allora ministro dell’interno Mussolini (di fatto, annullando gli accenti e le cadenze dialettali, oltre che le lingue straniere). Il doppiaggio era la scelta migliore, dunque, sebbene più costoso: come strategia di adattamento, è quella che più si orienta verso il pubblico ed è più semplice e comprensibile anche dagli spettatori con un livello di alfabetizzazione molto basso. Di conseguenza, avere familiarità con il metodo fa sì che il pubblico preferisca il metodo a cui è abituato, criticando le alternative.

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Da qui, il derby dell’adattamento!

Molti articoli attribuiscono il cambiamento di tendenza nella fruizione linguistica di film e serie tv a Netflix, dimenticandosi dell’era megavideo e dei sottotitoli creati da community online dedicate e totalmente volontarie. Sicuramente è oggi una pratica molto ben consolidata, ma che ancora mostra difficoltà nell’adattamento.

I sottotitoli permettono, infatti, di non preoccuparsi troppo della sincronizzazione con il labiale degli attori, di rendere la fruizione accessibile ai non udenti e di mantenere una traduzione quanto più fedele all’originale, oltre al fine didattico di abituare ad una lingua straniera.

Attraverso l’uso dei sottotitoli, in particolare, si possono scoprire dialetti e modi di dire che nei libri di scuola non si possono imparare: questo metodo di traduzione detto di “foreignizing” che mantiene riferimenti culturali ed espressioni straniere riportate nella lingua di arrivo. Il metodo opposto, detto “domesticating“, consiste nel rendere un termine, un’espressione o un riferimento culturale con un corrispettivo nella lingua di arrivo che mantenga lo stesso livello di comicità o di tema. Questa è la tecnica di adattamento più difficile, perché potrebbe cambiare nelle sfumature il messaggio che viene mandato al pubblico.

In ogni caso, non è ancora una scelta che il pubblico può effettuare con la stessa facilità: andrò a vedere il film di Downton Abbey in italiano, consapevole di perdere parte dell’allure senza l’accento british e la voce crespa di Maggie Smith. Chiamatemi radical chic, se vi pare!

E voi? Amate i sottotitoli o preferite il doppiaggio? Fatecelo sapere sulle nostre pagine social! Ci trovate su Facebook e Instagram!

 

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