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Dalla Scandinavia con Amore

di Elisa Tomasi

Pubblicato il

Coppie a caccia di Serial Killer

Scandinavia Noir

Nimbus Film/Filmlance International

La Scandinavia non è solo la terra dei bei fiordi, degli uomini biondi, alti e a volte barbuti, noti come vichinghi o meglio come lignaggio della famiglia Skarsgård; la Scandinavia è anche la patria di un certo tipo di giallo, un racconto del mistero e del crimine che si impronta sul delitto inteso come mezzo per una critica sociale che si ampia ben più in là delle responsabilità individuali del singolo criminale ed espone l’intera società ad indagine; il crime che proviene dalla Scandinavia è un genere che usa il corpo del reato e i riflettori che puntano su di esso come degli specchi che mostrano l’intricata rete di correlazioni economiche, politiche e socio-culturali che hanno nutrito l’assassino, il suo ambiente e infine hanno portato al delitto. Il giallo della Scandinavia è sempre un giallo dall’alto contenuto di critica sociale, che sposta l’indagine dalla scena del crimine alla realtà che l’ha resa possibile.

Se inizialmente le vicende investigative si muovevano solamente in bianco e nero, stampate su carta, negli ultimi due decenni le indagini dei maggiori esponenti del giallo scandinavo, come il commissario Wallander o l’introverso detective Martin Beck, hanno iniziato a prendere vita all’interno del piccolo schermo in serie tv di notevole portata. Per quanto riguarda il personaggio di Wallander le trasposizioni televisive sono numerose, la mia preferita è quella della BBC con Kenneth Branagh; Beck invece è una serie svedese che ad intervalli alterni va in onda dal ’97 ma solo negli ultimi anni è stata doppiata e resa accessibile ad un pubblico italiano. L’interessante caratteristica di Beck è che nella sua trasposizione televisiva incentra l’attenzione sul lavoro della squadra investigativa, quindi sebbene Martin Beck rimane titolare delle vicende narrate, assumono interesse e nuove sfumature anche i personaggi che lo circondano, la presenza ad esempio del personaggio di Gunvald è divenuta nel tempo tanto importante quanto quella dell’ispettore capo, tant’è che la fortuna di Mikael Persbrandt, che dona il volto all’irascibile investigatore, si può dire sia iniziata qui, Beck lo ha fatto emergere come attore che è poi divenuto una sorta di eroe nazionale(eccolo qui nei panni dello 007 della Scandinavia).

L’incentrare l’azione sul team investigativo è divenuta ormai quasi ordinaria prassi delle serie crime in Scandinavia e non solo, ma da questa ricca terra recentemente sono fuoriusciti dei prodotti seriali notevoli che hanno avuto risalto anche sul piano internazionale e che hanno scelto come processo di creazione creativa la dinamica del duo investigativo: la coppia di detective talvolta antitetici che supportano e rendono vitale la trama.

THE BRIDGE (BRON/BROEN)

Scandinavia Noir

Nimbus Film/Filmlance International

È del 2018 la quarta e presumibilmente ultima stagione di questa serie di co-produzione svedese e danese, sebbene l’addio agli spettatori non sia stato dei più brillanti, molti ritengono che quest’ultima stagione non sia stata all’altezza delle aspettative; questa serie proveniente dalla Scandinavia ha appassionato molti, tanto da divenire un successo internazionale e da far smuovere le acque affinché avesse per l’appunto un quarto capitolo e addirittura una rovinosa versione americana, un esperimento quello con nei panni di Saga Norén un’improbabile Diane Kruger che ha fatto rabbrividire più di un fan della serie originale. Per rimarcare il successo di The Bridge all’estero bisogna far notare che la versione americana della serie scandinava non è stato l’unico tentativo di remake vi è anche la versione franco-britannica di The Tunnel.

Ma tornando all’originale della Scandinavia, la serie iniziava a muovere i suoi primi passi proprio immergendosi nelle sue terre, andando a valicare i suoi confini, la prima stagione infatti si apriva con il ritrovamento di un corpo o meglio parti di due cadaveri che si delineavano come il corpo di una donna perfettamente divisa a metà tra il confine danese e svedese su di un ponte , collegamento tra i due paesi. S’innescava così la collaborazione tra polizia svedese e quella danese, poiché anche le due vittime avevano differente cittadinanza; è così che si ha il fortuito incontro tra Saga Norén e Martin Rohde, l’una della polizia di Malmö e l’altro di Copenhagen.

I due detective non potrebbero essere più agli antipodi, Martin ha appena subito una vasectomia, si presenta come espansivo, cordiale, empatico, fin troppo interessato ad approcciarsi all’altro, soprattutto se esponente dell’altro sesso; Saga è invece introversa, chiusa nel suo mondo e mossa da una stringente logica che applica senza curarsi di differenze di contesto, ha la sindrome di Asperger e questo le rende difficile rapportarsi socialmente con gli altri. Il personaggio di Saga è veramente ammaliante e a volte mette in ombra Martin, che però col passare del tempo e degli episodi, diviene sempre più un interprete indispensabile alla detective di Malmö. Il loro diventa ben presto un rapporto di codipendenza affascinante, nel dispiegarsi delle stagioni si intrecciano vicende che li vedono sempre più l’uno poggiarsi sulle spalle dell’altra, il tutto mentre danno la caccia ad un serial killer che vede nelle sue uccisioni una missione umanitaria, infatti nella prima stagione in particolar modo il criminale colpisce in una sequela di omicidi a catena che vogliono rendere evidente cinque ingiustizie sociali di cui si sono macchiate le comunità svedesi e danesi. Ecco qui un’altra grande potenzialità espressa in questo crime nordico il fatto che l’assassino seriale si muova su di un frangente, poco sviluppato solitamente quando si parla di serial killer, quello  per cui l’omicida giustifica la sua perversione assassina donando alla sua motivazione uno scopo che va apparentemente al di là del suo personale appagamento, rivestendo le sue azioni di una patina di perversa giustizia sociale. The Bridge s’interessa allo svelamento di questa ipocrisia del “bene superiore” e proprio come diceva Luca con il suo articolo sull’evoluzione del serial killer in tv, è proprio lo svelamento della logica omicida quello che più ci affascina di queste figure oscure. Le prime due stagioni di The Bridge sono le più indimenticabili da questo punto di vista e sono anche ben condite da questo favoloso rapporto creatosi tra Saga e Martin, vale veramente la pena riprenderle se non le si è mai viste.

THE KILLING

Scandinavia Noir

AMC

Partendo dalla Scandinavia ma arrivando a Seattle , abbiamo questa riuscitissima versione statunitense di crime nordico di origine danese dal nome a me impronunciabile Forbrydelsen. The Killing traspone egregiamente il freddo desolante scandinavo nello stato di Washington, in una Seattle inquadrata in riprese in esterna come un non-luogo caratterizzato da un’estenuante scrosciare di pioggia, Una Seattle costantemente sotto l’assedio del maltempo non è però la vera protagonista della serie, che invece risiede nell’alchimia del duo a capo delle indagini che va a narrare, i detective Linden e Holden sono ciò che anima the Killling se non la vera e propria anima della serie.

The Killing è un crime particolare che più che concentrarsi sul come, il perché, il chi ha commesso l’omicidio, seguendo queste tracce indaga su tutt’altro, cioè l’ambiente in cui questo è stato commesso, come la morte abbia intaccato quel contesto e le conseguenze che quel delitto ha prodotto nella vita di chi è venuto a contatto con la vittima. The Killing si svolge come una ricerca genealogica su i gradi di vicinanza che i diversi personaggi hanno con le vittime, cosa li relaziona tra loro ed è soprattutto un’indagine sui legami umani. In questo cercare di rintracciare il legame umano è fondamentale in questa serie la messa in mostra della relazione cardine di The Killing: quella tra Linden e Holden. Linden è a inizio della prima stagione una detective prossima al trasferimento, pronta ad iniziare una nuova vita in una più solare California col suo nuovo compagno e suo figlio adolescente ma Seattle e la sua estenuante pioggia sono per la nostra investigatrice uno stato d’animo, una sua predisposizione a ciò che è cupo e grigio; Linden non riuscirà mai a partire per la California. Holden quando lo incontriamo per la prima volta è appena arrivato alla Omicidi, è un ex tossico, pieno di quella volontà di vedere il lato positivo delle cose e nelle persone, sembra che a fare il poliziotto sia capitato per caso ma questa è solo l’apparenza di un personaggio che episodio dopo episodio viene sempre più scoperto e riscoperto, sebbene l’atteggiamento rimanga sempre quello iniziale di finto naif, la sua competenza viene sempre più palesata.

Le esistenze di Linden e Holden vengono dunque ad intrecciarsi e con lo scorrere di stagione dopo stagione il loro risulterà un rapporto inestricabile, così stratificato e complesso, chiuso nei vari stadi di dolore a cui essi si sottopongono e liberano vicendevolmente, che il loro legame è quasi simbiotico, soprattutto quando questo si trova a cospetto della sofferenza dell’uno o dell’altra che viene immancabilmente condivisa per essere alleggerita. Linden e Holden sono The Killing, ne sono l’essenza e la rappresentazione, la serie è infatti il racconto di come sia il legame umano a cardine della sofferenza che si può infliggere e di come questo sia anche l’unico sollievo da tutto quel dolore.

The Killing è una serie che crea dipendenza, soprattutto le sue prime tre stagioni, la quarta a mio parere è trascurabile, anche perché è arrivata con anni di ritardo come contentino per i fan.

Scandinavia Noir

AMC

Ripeto che però The Killing può creare dipendenza dunque somministrare e sottoporre alla propria visione in quantità modiche

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