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L’evoluzione delle serie sui serial killer

di Luca Leardini

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Perché ci attrae tanto un serial killer? Cosa spinge a produrre così tante serie e film sul tema e ad avere tanti spettatori?

Prima di scrivere questo articolo mi sono posto questa domanda e anche, ovviamente, ho cercato di darmi una risposta (Marzullo docet). La riflessione è nata con una considerazione su quali siano state, negli ultimi 10 anni, le serie TV che hanno raccontato questo tema in centinaia di sfaccettature differenti.

Dexter

Foto: Wikipedia

Insieme a Lost (la serie che mi ha introdotto in questo mondo fatto di Netflix e piattaforme streaming, tutta la storia qui) l’altro show che mi assorbiva completamente durante il mio periodo universitario è stato Dexter. Tecnico scientifico della polizia di Miami, sorella e padre entrambi poliziotti, all’apparenza tranquillo è in realtà un feroce serial killer che uccide seguendo un rigoroso codice: uccidere solo criminali sfuggiti alla giustizia. Il punto di vista principale è qui quello del cattivo, ma solo in apparenza. Quasi subito perdoniamo a Dexter la sua sociopatia e l’introduzione di un antagonista, o più antagonisti, fa crescere l’empatia verso il poliziotto.

True Detective: un racconto per immagini

Dalla parte dell’investigatore è invece True Detective. Per quanto le storie trattate non siano niente di nuovo rispetto a temi già visti nei numerosissimi polizieschi, il suo successo si fonda si un utilizzo del mezzo cinematografico nuovo da quello a cui eravamo abituati per un poliziesco: una fotografia estremamente curata, la regia che indugia sui particolari senza timore e dilata i tempi per raccontare, senza fretta, la storia.

Scream Queens: teen crime?

scream queens

Foto: Cinematographe.it

Solo dello scorso anno Ryan Murphy (regista e produttori di, tra le altre, Nip/Tuck, Glee, American Horror Story, American Crime Story, Pose, The Politician) è la serie teencrime Scream Queens. Questa è più una parodia del genere horror (che si rifà per l’appunto a  Scream) che aggiunge un serial killer che agisce per vendetta e mascherato, i veri motivi del suo odio si sapranno solo nelle ultime puntate.

FBI a tutto gas: Mindhunter & Unabomber

Il nostro elenco non può dimenticare gli show televisivi tratti da storie vere o adattati molto fedelmente come Mindhunter e Unabomber. Il tema del serial killer gioca un ruolo importante in queste due serie, ma rimane un contorno alla storia dell’evoluzione dei metodi investigativi del FBI. Verso la fine degli anni ’70 incomincia a delinearsi la profilazione del serial killer considerata la terza corrente investigativa dopo lo studio degli indizi e del crimine stesso. Della profilazione se ne fa uso a piene mani in un altra serie del piccolo schermo che è Criminal Minds.

mindhunter

Foto: imdb.com

Tornando alla domanda in apertura: perché siamo attratti tanto dalla vita e dalla storia di un serial killer? Se non è per empatia o per senso di emulazione potrebbe essere per altri due motivi. Il primo è la logica che domina il pensiero di un assassino seriale: l’aggettivo seriale non è a caso. Gli omicidi sono premeditati, organizzati nel minimo dettaglio e hanno un motivo che li collega tutti all’assassino. Questo fil rouge è quasi sempre la parte succosa e il motivo che tende la storia fino alla sua conclusione.

Il secondo motivo, intrinsecamente legato al primo, penso sia per la nostra inesperienza del male e della violenza. A parte rarissimi casi non siamo a contatto con una tale ferocia tutti i giorni. La curiosità di entrare nella testa del killer e di carpirne i motivi  crea in noi una risveglia una piccola morbosità: perché, perché ammazzi senza un motivo apparente? Qual è la tua causa scatenante?

Se siete anche voi curiosi potete andare a leggere i nostri articoli di Discorsivo che vi ho linkato nell’articolo e rivedere quelle serie e almeno una volta chiedervi perché e se anche voi vi sentite attratti da questa logica del male.

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