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L’invasione turca della Siria e il tradimento del popolo curdo

di Luca Rasponi

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L’invasione turca della Siria si sta consumando proprio in queste ore, sotto gli occhi del mondo intero che sta a guardare senza la minima intenzione di intervenire. Si realizza così il tradimento finale nei confronti del popolo curdo, prima lasciato solo a combattere il cosiddetto Stato Islamico poi sacrificato sull’altare delle ambizioni di Recep Tayyip Erdoğan, ormai del tutto fuori controllo.

L'invasione turca della Sira secondo Zerocalcare

La copertina di Zerocalcare per L’Espresso del 15 aprile 2018


Cosa sta succedendo in Siria

Nel complesso scenario della guerra civile che va avanti nel Paese mediorientale da più di otto anni, le condizioni per l’invasione turca della Sira sono maturate nel rapido volgere di 48 ore. Il 7 ottobre, infatti, gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro delle proprie truppe dal confine turco-siriano, dove avevano supportato le milizie curde dell’Ypg/Ypj nella guerra contro Daesh.

Una decisione che ha destato preoccupazione in tutto il mondo, perché rappresentava di fatto il lasciapassare all’operazione militare turca ventilata dal presidente Erdoğan appena due giorni prima. E così è stato: il 9 ottobre l’esercito di Ankara ha passato il confine siriano, dando inizio a una vera e propria invasione in spregio a tutte le regole del diritto internazionale.

Mentre il mondo resta a guardare, va dunque in scena uno scontro impari che ha già causato centinaia di vittime, decine di migliaia di sfollati e imposto alla stessa Turchia un nuovo giro di vite della censura di Stato. Con un’altra grave conseguenza: la fuga dei prigionieri dell’Isis catturati dai curdi, parte dei quali si sarebbe addirituttra unita alle forze di Ankara nel corso della battaglia.

Invasione turca della Siria - Il Rojava

Il Rojava (o Kurdistan siriano) nella mappa di Debbie Bookchin


Le ragioni dell’attacco

A questo punto vale la pena fare un passo indietro e chiedersi: cosa ha indotto Erdoğan a intraprendere una simile operazione militare, mettendosi contro l’intera comunità internazionale e rischiando concretamente di resuscitare lo Stato Islamico dalle sue ceneri?

Nella sua analisi per l’Ispi, Matteo Colombo individua tre ragioni principali per l’invasione turca della Siria: bloccare le aspirazioni autonomistiche dei curdi, considerate un pericolo per la sicurezza nazionale di Ankara; aumentare il consenso interno, ricollocando i profughi siriani anche per “diluire” la presenza curda in Rojava; modificare in funzione anti-iraniana gli equilibri geopolitici della regione.

Come mai la Nazioni Unite, la Nato (di cui pure la Turchia fa parte), l’Unione europea e tutte le principali potenze mondiali non adottino alcun provvedimento concreto? A ben vedere, oltre al ricatto esplicito nei confronti dell’Europa – con Erdoğan che minaccia di riaprire la rotta balcanica ai profughi siriani – tutte le parti in casusa hanno i loro interessi per non intervenire.

Invasione turca della Siria - Recep Tayyip Erdoğan (Wikipedia)

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan (Wikipedia)


Le reazioni internazionali

In questo scenario, suona tragicamente ipocrita l’annuncio di numerosi governi del mondo che sospenderanno la vendita di armi alla Turchia, quando il danno ormai è fatto e l’esercito di Ankara sta già marciando sul Rojava equipaggiato di tutto punto. In questo senso l’Italia non fa eccezione, anzi le cifre hanno dell’incredibile: armi per un miliardo di euro vendute a Erdoğan negli ultimi quattro anni.

Mentre le ong preannunciano l’ennesima catastrofe umanitaria, gli unici appelli alla pace minimamente credibili sono quelli di chi negli anni si è impegnato pubblicamente per la causa curda. Raccontando in tempi non sospetti la fragilità dell’esperimento democratico del Rojava e il rischio che venisse schiacciato sotto il peso degli interessi economici e geopolitici di cui il popolo curdo è vittima da decenni.

La macchina del soccorso umanitario si è già attivata, offrendo a ciascuno di noi la possibilità di contribuire, e si moltiplicano le prese di posizione di docenti e intellettuali tra i più autorevoli al mondo. Rimane tuttavia la sensazione di impotenza di fronte a una profonda ingiustizia, che ancora una volta saremo costretti a subire con i toni spettacolaristici e vuoti della cronaca minuto per minuto.

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