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Recensione – Joker (2019)

di Giulio Montalcini

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C’è chi ha gridato al capolavoro moderno, chi alla morte del cinema e chi, ancora, al trionfo dell’individualismo.
La verità è che gridare a qualcosa è impossibile di fronte a questo Joker: il film va smaltito, come un grande spavento.
Leggevo, un po’ riluttante, che questo Joker sarebbe stato innalzato a film culto della nostra generazione, accostandolo a quel Taxi Driver che fu per la generazione anni 70.
Tuttavia, credo vadano fatte alcune premesse doverose: la prima è che noi italiani ci appropriamo troppo spesso di ciò che viene dagli Stati Uniti definendolo un nostro patrimonio culturale.
L’impianto narrativo di un film come questo non reggerebbe in un contesto italico, nonostante il riconoscimento al Festival di Venezia.
La seconda premessa è che si è parlato di un film a forte denuncia sociale.
Ebbene, guardando a una prospettiva americana, gli ingredienti per un film di denuncia ci sono tutti: degrado urbano, impoverimento del tessuto sociale, violenza incontrastata, distribuzione e vendita di armi, discriminazione sul luogo di lavoro, assistenza sociale al collasso, manipolazione dell’individuo da parte dei Mass Media.
Visto in questa prospettiva la denuncia apparirebbe lampante anche in un contesto nostrano, valutate le escalation di violenza e terrorismo individuale degli ultimi tempi.
Per un italiano e un europeo, però, forse più attento alla ricerca delle cause piuttosto che all’analisi del fenomeno, Joker non sembra affatto un film incentrato sulla denuncia sociale, ma piuttosto una riflessione cruda e atroce degli effetti del disagio psichico individuale all’interno del contesto metropolitano.

Fatte questa prime premesse, devo ammettere, però, che la prima parte di Joker mi ha sorpreso per il suo carattere fortemente europeo.

Il regista ha curato con estrema precisione i dettagli di contesto, offrendo molti strumenti allo spettatore per immaginare il successivo climax e dandogli l’opportunità di immedesimarsi empaticamente nel protagonista (un Joaquin Phoenix sontuoso, al limite della perfezione): la stanza dell’assistente sociale ricolma di fascicoli, una Gotham minacciosa e invernale, le differenze etniche della popolazione, la gigantesca sproporzione fra la parte ricca e quella povera della città.
Un vero e proprio romanzo di formazione.
Nella seconda parte il film sconta, tuttavia, la sua ispirazione ad un’opera di tipo fumettistico e si avvicina maggiormente a un classico dramma crime americano diventando più immediato e scontato, senza, però, prevedere un incastro logico degli eventi e, soprattutto, accantonando (per trattarlo parzialmente) la presenza di un vero e proprio antagonista del crimine.
Per certi tratti, l’assenza di Batman è sicuramente giustificabile se nella volontà del regista v’era quella di soffermarsi principalmente sull’antieroe clown.
Può essere criticata, però, la scelta di Philips di trarre spunto dal fumetto trattando superficialmente le vicende del suo protagonista principale, Batman, per concentrarsi sulle vicende dell’antagonista, qui ritratto realisticamente come un “normale” abitante di una grande città americana, che, poi, diventa Joker quasi per puro caso: forse per il simbolo, forse per il fascino che il Joker ha sempre sollecitato nella società; forse per vendere più biglietti al botteghino; forse per cimentarsi con altri registi più grandi di lui.
Ecco perché non si può avvicinare del tutto questa pellicola a Taxi Driver o altri grandi classici del cinema americano anni 70.
Più probabilmente il regista deve aver voluto dimostrare che la società ha dimenticato l’importanza dell’eroe appagandosi solamente della violenza e della frustrazione del cattivo.Se però tratti di Joker, ripeto, è dura farlo ignorando Batman o mettendolo in secondo piano.

Valutandolo dal punto di vista estetico, devo ammettere che alcune scene di questo film, specie quelle di violenza fisica, sono memorabili.
In particolare, la prima scena, con una carrellata stupenda del protagonista che rincorre i suoi giovani aguzzini, quella della metropolitana, con una sequenza di luci davvero spettacolare e l’ultima (che non cito) dove la sovrapposizione fra la cinepresa e la telecamera TV creano un mix straordinario di realismo e inquietudine.
Uscendo all’una dal Cinema (maledette pubblicità!) il sentimento preponderante nella mia mente era una paura confusa. Cerco di spiegarmi.
Questo è un film non facilmente comprensibile e non accostabile a un genere drammatico tradizionale che si ispira ai classici del cinema Cult americano degli anni 70 (non a caso l’ambientazione storica è quella) come Taxi Driver, Mean Streets, i Guardiani della Notte, Serpico.

Lo definirei: un horror urbano.

Dunque non un film di denuncia, ma un pezzo di cultura volontariamente disturbante e pauroso, non del tutto razionale e realistico come sembrerebbe.
L’elemento di disturbo maggiore, come è ovvio, è l’interpretazione fisica – e, quindi, molto più teatrale che cinematografica, per certi versi – di Joaquin Phoenix che sembra aver assorbito nel corpo tutti i mali del mondo.
Come facciano le persone a empatizzare con il personaggio di Joker mi viene ancora difficile capirlo: non bastano tragedie personali per quanto devastanti per determinare la follia omicida. Certo giustificano un enorme malessere psicologico e, come è ovvio, è, poi, la solitudine e l’isolamento che forniscono il colpo di grazia.
Il punto è che, soprattutto sul finire del film, la discesa danzante di Joker nell’oblio (metaforicamente ritratta nell’immagine dello scalone che il protagonista discende fumando e ballando) dovrebbe suscitare nello spettatore un giudizio morale che comporti un distacco dalla continua giustificazione del male protrattasi per la prima ora e mezza, a discapito della chiarezza del bene.
Nella prima parte, quella più empatica, la gente rideva e, invece, nella seconda, si ammutoliva senza reagire.
Forse il bene ci ha stufato. Non lo so.
Certamente il regista ha voluto confondere i piani della realtà e ha inteso disturbare il nostro senso di moralità collettiva.L’operazione è veramente riuscita e il film – per quanto distante da un capolavoro – è davvero un bel film.

Buona visione a tutti, ragazzi!

 

Il trailer di Joker (2019)

Vi lasciamo con il trailer di Joker (2019).

https://www.youtube.com/watch?v=o7nkJDjuSp4

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