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Sempre pronti, il nuovo graphic novel dell’autrice di Anya e il suo fantasma

di Caterina Cappelli

Pubblicato il

sempre pronti - coverCon Sempre pronti Vera abbandona la linea fantastica del suo primo successo, Anya e il suo fantasma (vincitore dei premi Cybils Award nel 2011 e Eisner Award e Harvey Award nel 2012) per raccontarci una storia vera, un piccolo grande dramma che, forse, solo chi lo ha vissuto sulla sua pelle potrà del tutto comprendere.

Vera Brosgol, classe 1984, è una delle più promettenti narratrici dell’ultimo decennio. Di origine russa, si è trasferita in America all’età di cinque anni, giovane, ma abbastanza grande da risentire della distanza culturale che la separava dai suoi coetanei, e che ritroviamo nelle sue produzioni.

Diplomata in animazione allo Sheridan College, ha lavorato come storyboard artist per importanti produzioni Laika come Coraline, Paranorman, The Boxtrolls e Kubo and the Two Strings.
Ultimamente si sta dedicando a tempo pieno ai suoi libri, con grande soddisfazione personale.

Sempre pronti nasce da un’esperienza vera dell’autrice, ossia le sue estati, qui radunate in una sola, al campo estivo russo.
Ciò che la piccola Vera, di nove anni, vuole di più è integrarsi, sentirsi uguale alle benestanti bambine americane che conosce, che vivono in belle case, organizzano fantastiche feste di compleanno, hanno costosi giocattoli e passano le estati in strabilianti campi estivi.
Sua madre, divorziata con tre figli, fa quello che può per accontentare la bambina, ma la condizione molto modesta della famiglia rende qualsiasi tentativo di imitazione una triste storpiatura della vita luccicante delle altre ragazzine.

sempre pronti - pagina interna

Quando per Vera, grazie al contributo economico della sua chiesa ortodossa, si prospetta la possibilità di partecipare ad un campo scout russo, la sua gioia è incontenibile: non solo non sarà più l’unica bambina del quartiere a passare le vacanze in città, ma lo farà in mezzo ai suoi connazionali, libera dalla pesante sensazione di essere diversa.

Non ci vorrà molto perché capisca che non avrebbe potuto pensare nulla di più sbagliato.
Essere lasciata sola in un ambiente inconsueto e obiettivamente scomodo, con latrine senza porte, insetti giganti, poca intimità, circondata da compagni nella fase più meschina della crescita, non le permette di valorizzare le sue qualità, e tanto meno di sentirsi a proprio agio.

Chiusa nel suo impacciato isolamento, Vera diventa una osservatrice: si affaccia timidamente al mondo dell’adolescenza, ma se ne mantiene a distanza, consapevole del fatto di non riuscire ancora a comprenderne le dinamiche, anche se forse, in quei momenti, è la cosa che più vorrebbe al mondo.
La bambina si ritrova ad oscillare tra diverse versioni di sé: ora timida, ora sarcastica, ora crudele, ora gentile e altruista; nel tentativo di conciliare gli atteggiamenti che (pensa) le procureranno nuovi amici e la fedeltà verso se stessa.

Durante questo campo, che lascia amaro nella bocca, ma lacrime di addio negli occhi, Vera compie un grande viaggio all’interno di sé, scoprendosi una ragazzina più forte e con più risorse di quanto non si sarebbe aspettata, pronta ad affrontare il confronto con il mondo esterno senza sentirsi in difetto.

La narrazione in sé è piuttosto lineare e facile da seguire. Anche a causa della sua origine diaristica, non ci sono particolari picchi di pathos o rivelazioni sorprendenti, anche se la sensibilità con cui viene raccontata la storia, spalleggiata dalla particolare colorazione delle vignette, che sa di bosco e di ricordo , non ne fa sentire la mancanza.

L’unica critica che mi sento di muovere nei confronti di questo libro, assolutamente valido, è la gestione dell’episodio chiave, quello che permette alla giovane protagonista di dare una svolta decisiva al suo modo di porsi. Senza fare spoiler, in questa scena viene data grande priorità alla poesia, sacrificando però la comprensione della storia: manca ossia quel meccanismo di causa/effetto che aiuta il lettore ad afferrare appieno ciò che avviene nel mondo interiore del personaggio ed empatizzare con lui.
sempre pronti - vignetta
Con Sempre pronti la Brosgol non vuole necessariamente lasciare un insegnamento (sebbene, voluto o no, nelle buone storie un insegnamento c’è sempre) ma piuttosto una pacca amichevole sulla spalla di tutti quei bambini che si sentono dissonanti, non conformi a quelli che si ritengono dovrebbero essere motivi di divertimento per tutti i bambini, e incoraggiarli a scoprire quanto speciali siano.

La versione italiana del fumetto è edita da Bao Publishing ed è acquistabile sul sito della casa editrice a questo link.

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