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GLI SQUALI di Giacomo Mazzariol

di Eleonora Cecchini

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Squali. Certe specie devono nuotare senza sosta per non soffocare o per non cadere sul fondo del mare. Proprio come i ragazzi del nuovo millennio.

Il protagonista di Gli squali è Max, un ragazzo come tanti altri. Figlio unico, ha una famiglia che lo ama e che gli permette di fare ciò che desidera. Ha un gruppo di amici – gli amici di sempre – coi quali condivide tutto. Abita in un paesino di provincia. Frequenta l’ultimo anno di scuola. Gli piace l’informatica e tutto ciò che riguarda un computer. Sa creare siti. Sa creare nuove app – e anzi, ne ha appena ideata una.

Mentre si prepara per l’esame di maturità, riceve una mail totalmente inaspettata.

Un’azienda romana di start-up ha notato la sua app e vuole proporgli un incontro. La app in questione riguarda la difficoltà dei ‘neo-diplomati’ di scegliere l’indirizzo universitario più adeguato. E’ calibrato sugli squali, i suoi coetanei, che, dopo il percorso di studi obbligatorio, si ritrovano senza un’adeguata preparazione ad effettuare la prima scelta significativa della propria vita.

Max parte per Roma, e il capo dell’azienda gli proporne un contratto fino a fine progetto.

Viene letteralmente catapultato nel mondo del lavoro. Rispetto alla scuola, i tempi sono diversi – frenetici -, domina la formalità, le aspettative sono molto alte, i colleghi sono sposati con figli. Max si ritrova in un mondo che inizialmente crede di riuscire a gestire ma dal quale si sentirà risucchiato. Il solo modo per non affogare è continuare a nuotare. Proprio come gli squali.

La sua app – Compax – viene ampliata e modificata.

La versione ultimale è straordinaria, anche se poco o niente ha a che vedere con l’idea iniziale. Tanto che il titolo Gli squali non fa pensare solo alla generazione di ragazzi del nuovo millennio, bensì anche a quei pescecani che sfruttano l’ingenuità e l’entusiasmo giovanile a proprio vantaggio.

In questo mondo, il vecchio Max sta scomparendo.

Si incrina il rapporto con i genitori, che lo trattano da pari, gli chiedono consigli e pareri e gli permettono di scegliere ciò che lui stesso ritiene il meglio per il suo futuro, senza interferire. Sembra bello, ma Max si sente scompensato perché non si sente ancora pronto per essere ‘adulto’.

Gli amici invece si sentono lontani dal coetaneo che già lavora in una importante azienda, crea app, vive a Roma e non capisce più le ‘ragazzate’. Patiscono il suo dispensare consigli a destra e a manca, il suo essere diventato grande all’improvviso, il suo avere uno stipendio. Non riescono ad accettare che l’amico stia crescendo ad una velocità diversa dalla loro.

Quando l’applicazione viene presentata ai possibili acquirenti, Max prende una decisione.   

Sono passati solo due mesi dall’inizio di questa assurda vicenda ma lui decide di non lavorare più per l’ePark. Vuole godersi i suoi 19 anni e fare le cose che fanno tutti. Fare l’università, dare esami, studiare in biblioteca. Giocare ancora a calcio al campetto, avere coinquilini, studiare fuori casa. Avere una ragazza e fare tutto ‘per la prima volta’. Tornare a casa e godersi il paese, gli amici, la famiglia. Il futuro è incerto per tutti, ma con i tempi giusti e la dovuta calma tutto può succedere.

L’importante è continuare a muoversi e non arrendersi mai. Proprio come gli squali.

 

Gli squali è il secondo libro di Giacomo Mazzariol, autore ventiduenne del best seller Mio fratello rincorre i dinosauri. Il libro espone in maniera efficace l’ansia del futuro della nuova generazione a seguito del percorso di studi obbligato. Ansia che io stessa ho percepito, anche se qualche anno più tardi, alla fine del percorso universitario. E’ interessante il paragone tra una generazione intera e gli squali, incapaci di stare fermi, sempre in movimento ma non impazienti. Sempre affamati ma non crudeli. Ed è facile immedesimarsi nel protagonista perché le dinamiche che racconta sono capitate a tutti i maturandi ed in particolare agli studenti universitari.

Vorrei condividere la parte che più mi ha colpito del libro Gli squali.

Tema centrale è l’ansia per il proprio futuro: non dal punto di vista lavorativo, bensì da quello emozionale. L’ansia di un futuro felice. Di non riuscire a realizzare i propri sogni. E il terrore di vivere una vita non scelta.

Emblematico in questo senso è il personaggio di Andrea, amico storico di Max. Non ha terminato il ciclo di studi e lavora in cantiere da quasi cinque anni. E’ molto bravo nel suo lavoro – i lavori manuali lo rilassano. E’ una persona semplice, così afferma lui. Ma ha delle certezze. Non farà questo lavoro per tutta la vita. Sa che un giorno farà quello che più gli piace: lavorare a contatto con la gente, magari in un bar. Non è fermo, quindi, è solo in attesa  dell’occasione propizia. In che senso non è fermo? Lo spiega lui stesso a Max.

 

– Sono una persona semplice, lo sai. Se ho caldo metto l’aria fredda. Se ho freddo metto il giubbotto. Se sono triste mi faccio le cinque domande.

– Quali domande?

– Con chi sono felice. Che cosa mi fa felice. Perché sono felice. Quando sono felice. Dove sono felice.

 

Ecco l’essenza del libro, la ricerca della felicità. E le nuove generazioni sanno che la felicità è possibile solo stando in continuo movimento e non accontentandosi di ciò che capita. Proprio come gli squali.

 

 

 

 

 

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