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I dipinti maledetti

di Erika Biggio

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I dipinti maledetti, Majo No Kaigashuu in lingua originale, è un manga  scritto da Hachi ed edito da Star Comics, di cui a settembre uscirà il quarto volume in italiano. Non mi sono decisa a scriverne la recensione fino ad oggi perchè, lo ammetto, avevo delle perplessità: il volume numero uno, che raccoglie i primi tre capitoli, mi ha intrigato ma non convinto fino in fondo, lasciando un’impressione di già visto e di non facile lettura. Così ho deciso di aspettare un po’, dare il tempo alla storia di solidificarsi fino a dare al lettore un’idea di dove potrebbe essere diretta, prima di buttarmi sulla tastiera: ora posso finalmente dire che I Dipinti Maledetti mi sta piacendo molto, restando qualcosa di non totalmente originale ma riuscendo a stupire e divertire comunque.

Partiamo dall’inizio: in un mondo fantastico che assomiglia un po’ ad un nostro medioevo stile D&D una fanciulla, Aisya, ha uno strano potere, tutto ciò che dipinge usando il suo stesso sangue prende vita e realizza miracoli. Ovviamente ben presto l’ingordigia umana e l’egoismo di chi la circonda inizia a prendere il sopravvento, contaminando le intenzioni pure della ragazzina e i suoi stessi quadri, che si trasformano in creature mostruose pronte a vendicarsi sull’umanità corrotta. Aisya ha un amico immaginario, Loki, che ha disegnato lei stessa senza mai però finirlo, cosicché nessuno possa mai portarlo via da lei; eppure, quando la piccola strega scopre cosa sta succedendo davvero ai suoi dipinti e sapendo di essere vicina alla morte, non esita a terminare il dipinto di Loki, chiedendogli quello che più le sta a cuore “Vorrei che tu li bruciassi tutti…è il mio primo e ultimo desiderio”.

Loki, cent’anni dopo, fa parte di un’organizzazione creata proprio per rintracciare e rinchiudere i cosiddetti dipinti maledetti della strega, la Compagnia Vincolum, ma è ancora lontano dalla meta: eppure brucia di determinazione e di dolore, la ferita causata dalla perdita di Aisya ancora fresca come il primo giorno. Quando viene chiamato a controllare una strana bambola, non può credere ai suoi occhi: la bambola è identica ad Aisya da bambina, e prende viva non appena Loki la sfiora. Chi è la strana ragazzina? Potrebbe essere un dipinto anche lei o qualcuno gli sta giocando un brutto tiro?

I dipinti maledetti è sicuramente uno di quei manga che dal punto di vista puramente stilistico è un piacere leggere, anzi le piccole pagine del takobon sembrano quasi essere troppo piccole per poter godere appieno di ogni dettaglio; la storia di Loki e Aisya viene raccontata in piccoli intermezzi tra passato e presente, creando un po’ di difficoltà di comprensione al lettore, almeno inizialmente, quindi bisogna pazientare qualche capitolo in modo da lasciare dipanare la storia per poter godere appieno dei personaggi, sia buoni che cattivi, delle splendide ambientazioni e della sfera emotiva di Loki. Ciò che inizialmente mi aveva lasciato perplessa era proprio la cupezza del protagonista che, impegnato da cent’anni in quella che alla fine è una missione suicida, non è esattamente un campione di simpatia; fortunatamente l’introduzione di un variegato gruppo di comprimari alleggerisce parecchio l’atmosfera, introducendo anche le gag comiche che sono tipiche di questo tipo di shounen manga.

I dipinti maledetti è un’opera che vi intrigherà, a metà tra Dorian Gray e Card Captor Sakura, correndo sul filo di un mistero che non vedrete l’ora di svelare.

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