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5 è il numero perfetto: il capolavoro noir di Igort diventa un film

di Enrico Cantarelli

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5 è il numero perfettoÈ giunto il momento di riprendere in mano, o, per chi non lo ha mai fatto, di leggere 5 è il numero perfetto, capolavoro noir di Igort del 2002. Il motivo è presto detto: il graphic novel di successo, tradotto in tredici paesi, è stato trasposto in pellicola in uscita il 29 agosto per 01 Distribution.

La realizzazione del film è stata affidata allo stesso Igor Tuveri, in arte Igort, alla sua prima prova da regista. Per mettere in scena il noir ambientato in una Napoli degli anni ’70 piovosa e oscura, il fumettista ha scelto uno dei maggiori interpreti italiani, quel Toni Servillo che a conti fatti sembra in effetti l’esatta copia in carne ed ossa del protagonista del fumetto. Accanto a lui attori del calibro di Valeria Golino e Carlo Buccirosso per completare la storia di vendetta e rinascita.

5 è il numero perfettoMa parliamo di 5 è il numero perfetto fumetto, uscito oltre 15 anni fa per Coconino Press e ristampato nel 2007 in un elegante volume brossurato. Ci troviamo di fronte ad un’opera che sembra pulsare di vita propria, con personaggi magistralmente tratteggiati e coloriti che si muovono in un’ambientazione sinistra e cupa. La storia ha uno sviluppo che la rende attuale, credibile e intensa, proprio perché contiene elementi del mondo della camorra verosimili e dettagliati.

La vicenda ha come protagonista Peppino Lo Cicero, guappo ormai in pensione che deve “ritornare in pista” per vendicare la morte di suo figlio. Come ogni storia di camorra, la violenza chiama violenza e nel fumetto le scene di azione, le sparatorie e i morti ammazzati non mancano. La sensazione però non è solo quella di osservare una classica rivalsa tra uomini d’onore, ma di assistere alla rinascita di un uomo che pare immobilizzato nel tempo.

5 è il numero perfettoPeppino infatti accudisce il figlio divenuto a sua volta, come in ogni famiglia malavitosa che si rispetti, camorrista. Oltre a questo va a pesca e vive di ricordi. Conserva la memoria degli anni ’40 e dei ’50, quando era un fidato sgherro dei boss di Napoli e vigeva ancora il rispetto e l’onore tra le famiglie criminali. Il cambiamento nella Napoli di venti anni dopo segna l’ascesa di una nuova generazione, composta da uomini senza scrupoli né valori, coi quali Peppino a poco a che vedere.

In un punto di 5 è il numero perfetto il protagonista afferma che la morte del figlio sembra offrirgli una nuova vita. Il fatto di sangue è la scintilla che mette in moto gli eventi che conducono Peppino ad una svolta enorme della propria vita, che probabilmente non avrebbe mai compiuto di sua iniziativa. Questa trasformazione coinvolge tutti i personaggi che gli stanno accanto: Salvatore, Rita, il dottore e il di lui fratello, in una girandola di scelte tragiche che segneranno i loro destini indelebilmente.

5 è il numero perfettoAccanto a Peppino, il ruolo di co-protagonista del libro va riconosciuto senza dubbio alla città: una Napoli come già detto grigia e spesso bagnata da una pioggia metaforicamente accostata alle lacrime. Le uniche scene di sole sono all’inizio e alla fine di 5 è il numero perfetto, ma in due contesti notevolmente diversi. L’ombra di un passato da assassino accompagna costantemente l’antieroe del graphic novel, fino a quando deciderà di sovvertire le regole cruente del suo mondo.

Igort è abilissimo nel rendere le forme di una città in cui non è cresciuto, forse la più vitale e organica entità abitativa dell’intera nostra penisola. Lo fa adottando un linguaggio coerente al contesto, il dialetto napoletano classico, infarcito di vocaboli legati alla Camorra. L’espediente risucchia il lettore nel mondo di Peppino, coinvolge a tal punto che ci si ritrova circondati dai vicoli bui, dagli odori e dai suoni di una Napoli che respira piombo e sangue.

In 5 è il numero perfetto le immagini descrivono in maniera esemplare la caratteristica temporale dell’opera, in particolare con due elementi che ritornano spesso. I cartelloni pubblicitari degli anni ’70 fanno da sfondo ai fatti narrati, divenendo la perfetta scenografia di quella che somiglia ad una rappresentazione teatrale degna di De Filippo. In secondo luogo il nostalgico richiamo ai fumetti dell’epoca, quei “giornaletti” importati dall’America o le pubblicazioni nostrane di Kriminal e Diabolik, strizza l’occhio all’importanza del fumetto come media già nel periodo dei fatti narrati.

Un’ultima menzione va fatta per l’impianto grafico di 5 è il numero perfetto. Igort rende le tavole con una bicromia di bianchi e blu ghiaccio che si accostano alle atmosfere noir dei polizieschi vintage o dei racconti gialli di Simenon, ai quali l’autore rende omaggio. Molto evocative sono le tavole che raccontano i sogni dei personaggi, ricchi di elementi fantastici e creature animalesche che simboleggiano la loro coscienza. Le vignette a pagina intera o con riquadri ampi sono spesso dedicate ad immagini senza parole e restano quelle di impatto maggiore.

Con una storia dalla struttura così emozionante e coinvolgente e un fumettista di livello mondiale che passa dietro la cinepresa per dirigere una sua opera, la trasposizione di 5 è il numero perfetto parte con tutte le migliori premesse. Personalmente sono molto curioso di scoprire come Igort avrà cambiato le carte in tavola nel film, per non realizzare un adattamento identico al libro. Peppino Lo Cicero nel corpo di un Toni Servillo che si è addirittura ingobbito il naso col trucco per entrare maggiormente nella parte del “guappo d’altri tempi” vale da solo il biglietto.

 

 

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