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“L’arcanoide” – Il mostro solitario di Maicol e Mirco

di Ilaria Pascucci

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Direi che una premessa, questa volta, è più che necessaria: ho divorato questo fumetto.Cover arcanoide

Subito dopo conclusa la lettura di questo fumetto, appena chiusa la copertina, mi sono immediatamente soffermata a pensare come avrei potuto parlarne.

E’ meglio prendere tempo ed esaminare pagina per pagina? Dovrei farne una dissertazione filosofica sul concetto di solitudine e su come influisce su se stessi e sull’idea che si ha della propria persona?

Più cercavo di collegare tutte le sfaccettature de L’arcanoide a qualcosa di me noto, più nascevano altre idee, che portavano ad altri spunti, fino a che non si creava un flusso di pensieri Joyciano che non poteva sussistere se non dentro la mia testa.

L’unica soluzione era fermarmi, svuotare la testa, poi ricominciare.

Voglio parlare de L’arcanoide, scritto e disegnato da Michael Rocchetti in arte Maicol e Mirco, edito dalla Coconino Press (quì recuperabile solo e quì in confanetto).

Pur essendo uscito dopo Gli arcanoidi, sarebbe troppo facile e comodo definire L’arcanoide il suo seguito, viene data libertà ai lettori di decidere se, quanto si sta leggendo, è effettivamente un seguito o un’origin story.

La prima cosa che salta all’occhio, e che caratterizza da subito il volume, è la presenza di poche immagini, poche parole ed ancora meno personaggi.

ArcanoideI protagonisti della storia sono, almeno all’iniziale apparenza, soltanto due.

Il primo, l’arcanoide, il mostro che in solitudine si aggira sul pianeta e sempre solo cerca di dare un senso alla sua esistenza. La coscienza del mostro nasce e muore dentro la sua testa, ciò che noi leggiamo ed identifichiamo come i suoi pensieri, è la descrizione degli eventi fatta della voce narrante fuori campo. Ma come ogni narratore, anche questa voce è capricciosa e spesso ci conduce dove vuole lei. Il mostro non parla mai, siamo noi che lo facciamo parlare nella nostra testa.

C’è un secondo protagonista, forse ancor più silenzioso, ed è il pianeta su cui è ambientato il tutto.

A differenza dell’Aracanoide, non abbiamo neanche la certezza che il pianeta sia vivo e senziente (a questo punto si potrebbe discutere di che cosa sia effettivamente la vita e ciò che ci rende senzienti), le poche azioni a lui attribuite non sappiamo davvero se siano frutto del caso o di qualche pensiero. Le uniche informazioni ce le fornisce, anche questa volta, la voce narrante, che crea la sua malleabile realtà.

Maicol e Mirco mette in piedi una storia dalla spiccata impostazione fiabesca, divisa tra ciò che viene detto e ciò che viene mostrato, in un tempo e luogo indefinito che rimandano al classico “c’era una volta in un regno lontano”.

Anche L’arcanoide viene raccontato nell’ormai inconfondibile stile di Maicol e Mirco, con illustrazioni a pagina piena, ed un umorismo amaro e tagliente che i più riconducono agli Scarabocchi. Nonostante l’autore sia famoso e navigato per le sue opere di vignettistica, il volume risulta solido e ben strutturato dall’inizio alla fine.

L’arcanoide è una lettura che può essere fatta anche in maniera indipendente dal suo predecessore, quelle poche figure e quei pochi colori riescono ad angosciare, intrattenere e, alla fine della lettura, trasmettere un brivido lungo la schiena.

Quella sensazione di aver appena letto e assistito a qualcosa di sbagliato, triste, che però non nasconde un profondo senso di appagamento e la soddisfazione di aver assistito all’epilogo (forse?) di una gran bella storia.

 

 

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