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Il Paese delle Pazze Risate

di Erika Biggio

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Il Paese delle pazze risate non è un romanzo, è una cipolla: Jonathan Carroll (sarà il cognome?!) trascina il lettore con sé in un crescendo di avvenimenti, esplorando in più punti la psiche umana, la storia della letteratura , rivelando sempre più strati fino a che, quando l’incredibile viene svelato al lettore, non può che essere l’unica logica conclusione di tutta questa strana vicenda. Il Paese delle Pazze risate si svolge in un’epoca non ben definita tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli ’80, ovvero nel periodo in cui è stato scritto il romanzo, quando ancora il mondo era per la maggior parte analogico ed un buon libro era l’unica soluzione ad un pomeriggio piovoso e alla solitudine di un bambino.

Thomas Abbey è un “figlio famoso”: il padre era stato una grande star del cinema degli anni d’oro di Hollywood e nella sua carriera sfolgorante aveva demolito il rapporto con moglie e figlio, lasciandosi dietro una devastazione di ferite psicologiche e un sacco di soldi per fare ammenda. Thomas insegna letteratura, ha più di trent’anni ed è totalmente insoddisfatto della vita che conduce; la sua coperta di Linus sono i romanzi di Marshall France che, fin dall’infanzia, parlano alla parte più profonda della sua anima. A chi non è mai capitato, leggendo un buon libro, di avere l’impressione che l’autore abbia scritto quelle parole per noi stessi? Chi non si è mai sentito toccare corde profondissime in fondo all’anima da qualcuno mai incontrato in vita propria? La dedizione di Thomas è tale che, lavorando più per passione che per reale necessità, decide di prendersi un’aspettativa a scuola e recarsi a Galen, Missouri, per incontrare la figlia di France, Anna, e chiederle l’autorizzazione per scrivere la biografia del suo autore preferito. Durante le ricerche per il libro conosce Saxony, appassionata di Marshall France quanto lui e abilissima ricercatrice bibliografica: è così che i due decidono di partire insieme alla volta di Galen. La cittadina però fin da subito sembra irreale agli occhi dei protagonisti, alcuni avvenimenti normalmente sconvolgenti vengono affrontati con innaturale aplomb da parte della pacifica popolazione e la stessa Anna, inquietante bellezza dai capelli scuri, è la custode di un mistero che cambierà per sempre la vita di Thomas.

L’abilità di Carroll nello scrivere Il Paese delle Pazze Risate sta nel creare un crescendo, di avvenimenti ma anche temporale, sempre più veloce fino ad arrivare ad una conclusione quasi brusca: nella vita reale non sempre tutti i fili della narrazione vengono raccolti e riordinati, spesso alcuni restano spezzati, di altri non si sa che fine facciano. Il Paese delle Pazze Risate parte lentamente, dando la possibilità al lettore di abituarsi a vivere nella testa di Thomas, che non è esattamente un eroe da mille ed una notte: egoista, pigro e un po’ vigliacco, è alla fine dei giochi un uomo normale, danneggiato in maniera irreparabile da questo padre mai presente e mai davvero assente, che lo ha portato ad essere incapace di gestire un vero rapporto interpersonale.  Pian piano però la narrazione si velocizza, fino a che tutti gli indizi sulla stranezza di Galen hanno conferma, lasciano il povero Thomas stralunato (ma il lettore esperto non del tutto, gli indizi bisogna saperli leggere), e concludendosi in maniera esplosiva lascia al lettore la possibilità di intuire, ma non sapere ma di per certo, cosa sia successo per davvero.

Il Paese delle Pazze Risate è edito in italia da La Corte Editore di Torino, in un’edizione brossurata davvero bella, perfetta da portare in vacanza!

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