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Chernobyl – la miniserie che tutti i Millennials dovrebbero guardare

di Francesca Torre

Pubblicato il

Dopo la fine di Game of Thrones, mancava un serie TV che facesse rimanere con il fiato sospeso e appassionasse milioni di telespettatori. La risposta arriva con Chernobyl, una miniserie televisiva statunitense e britannica, creata e scritta da Craig Mazin e diretta da Johan Renck.

La serie è composta da cinque episodi, che raccontano il disastro avvenuto a Chernobyl oltre 30 anni fa, e di tutto quelle che ne è conseguito. Si potrebbe pensare che cinque puntate forse sono poche per trasportare sul piccolo schermo quello che è avvenuto quel giorno in cui tutto è cambiato, tutte quelle emozioni contrastanti vissute dai protagonisti della vicenda e dagli abitanti del luogo, ma in realtà la serie riesce a farti sentire come se tu fossi esattamente lì, presente al disastro, a compiangere le vittime, e a ritrovartici tu stesso.

Questa è sicuramente una serie tv consigliata a tutti i Millennials, in quanto i fatti si sono verificati esattamente nel periodo in cui la maggior parte di loro era appena nato, stava per nascere o sarebbe venuto al mondo da lì a poco. Ed il fatto che l’incidente sia avvenuto così vicino a noi è un fattore in più su quanto possiamo sentire che faccia parte della nostra esistenza.

Le riprese della miniserie sono state fatte a Fabijoniškės, un sobborgo di Vilnius, in Lituania, dove si trova un quartiere che ha mantenuto un’autentica atmosfera sovietica, la centrale nucleare di Ignalina, un impianto dismesso che a volte viene definito “la sorella di Chernobyl” a causa della somiglianza estetica ed in Ucraina.

I racconti si basano principalmente, sui resoconti degli abitanti di Pripyat, che sono stati raccolti dalla scrittrice Svetlana Alexievich nel suo libro “Preghiera per Černobyl’“.

TRAMA

La prima puntata si apre a due anni dall’incidente della centrale di Chernobyl, con il professor Valerij Alekseevič Legasov (colui che era a capo della squadra che si è occupata di gestire il disastro), che registra una serie di messaggi nei quali accusa l’ingegnere Anatolij Djatlov di essere il principale responsabile dell’incidente nucleare. Dopo poco aver visto degli uomini del KGB davanti a casa sua, decide di nascondere le registrazioni e di impiccarsi.

A questo punto la serie si concentra direttamente sul momento in cui è avvenuto l’incidente, con l’esplosione del reattore 4 durante un test di sicurezza che vedeva coinvolti il supervisore Akimov, l’ingegnere Toptunov e l’ingegnere capo Djatlov. Il disastro viene subito preso sotto gamba, con la sicurezza di Djatlov che il nocciolo del reattore non sia effettivamente esploso in quanto conscio di aver premuto il bottone AZ-5, per inserire tutte le barre di controllo ed interrompere la fissione ma non consapevole di alcuni errori di progettazione sull’impianto.

Intervengono i pompieri per spegnere l’incendio provocato e che sembrava il peggior pericolo al momento, ma alcuni di essi iniziano a manifestare strani sintomi dovuti alle radiazioni presenti. I livelli di radioattività vengono registrati con strumenti non abbastanza efficaci e nessuno si rende ancora conto della gravità dell’incidente.

Finalmente ci si rende conto che forse i danni sono più elevati di quel che si pensa e dopo un giro in elicottero vengono scoperti detriti di grafite nucleare e un bagliore blu da radiazioni ionizzanti che indicano l’esplosione del nucleo. Viene ordinato di sopprimere il fuoco con della silice ma l’operazione è molto rischiosa in quanto il primo elicottero che sorvola l’area appena entra nel fascio delle radiazioni ha delle complicazioni al motore e precipita.

Pripyat viene quindi finalmente evacuata.

Adesso c’è il rischio che il contatto tra il Corium e la vasca d’acqua del seminterrato provochino un esplosione distruttiva. Viene quindi organizzata una squadra che vada a drenare l’acqua, pur sapendo che si tratta di una missione suicida. Durante l’operazione si scopre che è iniziata una fusione del nocciolo che minaccia di contaminare tutte le acque sotterranee. Viene quindi scavato un tunnel sotto la centrale.

Nel frattempo si iniziano a scoprire le prime informazioni circa la causa dell’incidente, ed i primi feriti iniziano a morire a seguito delle radiazioni respirate. I residenti vengono spostati in una zona più ampia intorno a Chernobyl ed iniziano ad eliminare gli animali abbandonati a causa della contaminazione radioattiva.

Le prime accuse vengono lanciate e le conseguente dell’incidente sono ormai limpide a tutti. Dopo le prime testimonianze Dyatlov, Bryukhanov e Fomin vengono processati nella città abbandonata di Chernobyl. Shcherbina è chiamato per spiegare il funzionamento generale di una centrale nucleare, Khomyuk e Legasov testimoniano sugli eventi che hanno portato all’incidente, sulla base di interviste con persone nella sala di controllo.

Ci sono tutta una serie di flashback che mostrano che a causa di un ritardo di dieci ore nel test di sicurezza e dell’impazienza di Dyatlov nel portarlo a termine, il reattore si è bloccato e ha subito un picco di potenza. Akimov ha attivato lo spegnimento di emergenza, ma un difetto di progettazione nelle barre di controllo ha spinto la potenza a dieci volte il limite del reattore prima che esplodesse.

Nel finale vengono mostrati immagini e video del vero Legasov e di altri attori importanti, rivelando i loro destini, così come le conseguenze dell’incidente.

CONCLUSIONI

Questa serie è stata girata per raccontare senza nessun filtro quello che accadde davvero quel tragico giorno, e di come molti uomini e donne coraggiosi abbiano sacrificato le proprie vite tentando di arginare una catastrofe enorme. Nei giorni successivi all’esplosione centinaia di persone furono ricoverate a causa delle effetti delle radiazioni e negli anni seguenti furono registrati centinaia di casi di sindrome dovute alle radiazioni e al cancro.

Non si ha una stima precisa di quanta gente morì immediatamente a seguito dell’incidente e nei tempi successivi. Il numero accertato delle vittime rimaste coinvolte direttamente nell’esplosione è di 65 morti, con i primi due addetti alla centrale, personale vario e primi soccorritori.

L’impatto sul resto della popolazione è però stato di gran lunga superiore. Si pensa che circa 4.000 vittime su 600.000 persone esposte alle radiazioni siano morte. Abitanti delle zone evacuate, militari, civili. La cifra è stata elaborata dal Chernobyl Forum, nell’ambito di uno studio realizzato da oltre cento scienziati ed esperti di otto agenzie delle Nazioni Unite.

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