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Reggere la banderuola d’un canyon – Holding the wind vane of a canyon

di Paolo Meneghetti

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Vilem Flusser ha scritto che le immagini tecniche (come quelle fotografiche) non re-introducono la realtà, bensì più “attivamente” la riproducono, prendendone “il posto”. Qualcosa da esemplificare mediante una… diga! Nella macchina fotografica, la realtà letteralmente “si ri-verserebbe” sull’immagine tecnica. Non è tanto un ri-entro, bensì un più attivo ribaltamento. Nel pensiero la realtà ha un’immagine, nella macchina fotografica la realtà ha un’immagine che funziona. Il ribaltarsi della programmazione tecnica può avviare la serialità. Quando la macchina fotografica riproduce la realtà dell’immagine, la prima materialmente “prende il posto” della seconda. Una diga nel contempo blocca e mette in deflusso il suo contenuto. Essa funzionerà al ribaltamento, e non è un caso abbia le cascate. Maria Letizia appare con la macchina fotografica in mano. Lei però volta le spalle al paesaggio, dove i terreni “si riverserebbero” in un canyon. Due persone siedono sul ciglio d’un colle. Loro contribuiscono a ribaltare l’obiettivo assai più predisposto della macchina fotografica. Sarà rischioso sedersi sul ciglio d’un colle, quantunque ogni panoramica ri-entrerà di “rapimento”, mediante il sublime dell’anima? Questa fotografia ha una vena dialettica: ce lo conferma l’effetto al negativo delle luci, riversate quasi “in schiuma”, lungo i pendii. Forse possiamo immaginare la “banderuola” del giubbetto, in Maria Letizia. Qualcosa che metta letteralmente “a sedere”… il fluttuare. La macchina fotografica è nera, e nel parallelismo con le pareti del canyon.

Vilem Flusser wrote that the technical images (like those from photography) don’t reintroduce the reality, but more “actively” this last one is reproduced by them, that take “over for” it. Something that we exemplify through a… dam! In the camera, the reality literally “would be poured” on the technical image. This is not primarily a re-entry, but rather a more active overturning. In the thought the reality has an image, in the camera the reality has an image which functions. The overturning of a technical planning can start the seriality. When the camera reproduces the reality of an image, the first element materially takes “over for” the second element. A dam in the same time blocks and lets its contents come pouring. That one will function in overturning; it is no coincidence to remember its waterfalls. Maria Letizia appears having the camera in her hands. However she turns her back on the panorama, where the lands would “be poured” in a canyon. Two men are sitting on the edge of a hill. They contribute to overturn the lens really more ready of a camera. Will that situation be a risk, sitting on the edge of a hill, although every panning shot will re-enter in “rapture”, through the sublime of the soul? This photography has a dialectic vein: it is confirmed by the negative effect of the lights, pouring almost “in foam”, along the slopes. Perhaps we can imagine a “wind vane” of the jacket, in Maria Letizia. Something that lets the fluctuation literally… “to be sitting”. The camera is black, and in a parallelism with the faces of the canyon.

Bibliografia consultata – Annotated bibliography:

V. FLUSSER, Per una filosofia della fotografia, Mondadori, Milano 2006, pp. 11-20

 

 

 

 

 

Nota biografica sugli artisti recensiti – Biographical sketch about the two artists:

 

La giornalista Maria Letizia Modica Alliata (qui in posa) viene da Taormina (ME). Lei è anche laureata in Giurisprudenza, presso l’Università di “Roma Tre”. Attualmente, Maria Letizia lavora da giornalista per la RAI.

The Italian journalist Maria Letizia Modica Alliata (here posing) comes from Taormina (Province of Messina). She is also graduated in Law, at “Roma Tre” University. Actually, Maria Letizia works as journalist for RAI.

 

La fotografa solo amatoriale Priscilla Floyd attualmente vive a Londra (Gran Bretagna). Lei ha studiato discipline diverse: storia dell’arte, politica, lingue streniere (fra cui l’italiano).

The only amateur photographer Priscilla Floyd actually lives in London (Great Britain). She studied different matters: art history, politics, foreign languages (including Italian).

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