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Giusto o sbagliato? La psicologia della moralità

di Benedetta Giagnorio

Pubblicato il

La morale, si sa, è difficile da definire. Si modifica nel tempo, nello spazio e nelle culture. Le sue leggi però vengono viste da ognuno di noi come immutabili, indiscutibili e assolutamente vere. Il concetto di moralità si lega indissolubilmente al confronto bene-male, giusto-sbagliato: un comportamento, un’idea, un valore è giudicato morale e giusto se si conforma a uno standard, al contrario è immorale e sbagliato se si allontana da questo standard. Facciamo un esempio: se nell’isola di Honolulu (Hawaii) è giudicato sbagliato (e anche illegale) cantare ad alta voce dopo il tramonto, la serenata di un ragazzo nella piazza cittadina verrà giudicata immorale e disgustosa.

Ma la morale è universale?

La moralità sembra essere da un lato una linea guida universale per rendere il comportamento umano prevedibile e ordinato, dall’altro estremamente soggettivo e variabile. Se ci pensate, non esiste (e mai è esistito) uno standard morale unico e universale. Persino il biblico comandamento “non uccidere“, reputata oggi una legge morale indiscutibile, in Italia è stato accettabile fino al non lontano 1981, con il delitto d’onore. Altro esempio attuale è la pena di morte, presente ancora in molti paesi, tra cui Stati Uniti e Cina.

Per tentare di dare una spiegazione a questo grattacapo (moralità variabile VS universale), gli psicologi Haidt, Joseph e Graham hanno lavorato alla Moral Foundations Theory (teoria dei fondamenti morali). Secondo questa teoria, ogni cultura ha le sue leggi morali, ma tutte possiedono 5 dimensioni universali, presenti quindi in tutte le culture e in tutti i tempi storici:

  • Prendersi cura VS ferire. Il grado in cui il sistema morale di quella cultura difende e si prende carico di chi soffre, è indifeso, è bisognoso.
  • Giustizia VS imbroglio. Quanto il sistema favorisce la giustizia nelle relazioni interpersonali.
  • Fedeltà VS tradimento. Sentimenti di lealtà e attaccamento al proprio gruppo di appartenenza, alla base dei sentimenti di patriottismo e senso di sacrificio per il proprio gruppo.
  • Autorità VS sovversione. Grado di ubbidienza, subordinazione e rispetto della tradizione.
  • Santità VS degrado. Ricerca di purezza e spiritualità, legato al concetto di corpo come oggetto sacro e quindi non profanabile con attività immorali o contaminato in qualche modo.

Per capire meglio, secondo questa teoria in una cultura che valuta come fondamentali, per esempio, l’obbedienza all’autorità e la fedeltà alla patria può vedere come immorale l’azione di un ragazzo che rifiuta l’arruolamento nell’esercito. Oppure, in una cultura che considera il corpo come un tempio inviolabile e vede la lattuga come un cibo impuro, risulta immorale e disgustoso mangiarsi un’insalata.

Che cos’è la libertà? (Autore: Quino)

L’emozione dell’immoralità

Un altro aspetto interessante della ricerca su questo strano aspetto delle società umane è quello che riguarda l’emozione di base collegata alla moralità. Vi siete mai chiesti quale emozione proviamo di fronte ad un comportamento immorale? La risposta giusta è disgusto. Infatti, un’azione immorale viene spesso definita disgustosa, impura, schifosa, orrenda, e tutti i sinonimi che vi vengono in mente. Le stesse parole che useremmo per definire uno yogurt scaduto da tre mesi. Sono molte, infatti, le ricerche che dimostrano chiaramente che il verde disgusto non è suscitato solo da cibi, luoghi, odori, sensazioni, ma anche da comportamenti immorali. Pare quindi che disapprovare un comportamento a livello morale equivalga alla sensazione di disgusto fisico.

Moralità, orientamenti politici e battaglie ideologiche

Cerchiamo di mettere insieme i pezzi di questo alquanto incasinato puzzle. La ricerca ci dice che le cinque dimensioni della teoria dei fondamenti morali possono distinguere i sistemi morali di chi ha un orientamento politico conservatore da quelli dei cosiddetti liberali. Se questi ultimi reputano fondamentali e importanti, per un sistema morale che funzioni, i valori di cura e giustizia, i conservatori preferiscono scegliere fedeltà, autorità e purezza dalla contaminazione.

Sembra anche che chi viene identificato come conservatore in questo sistema di valori, sia maggiormente sensibile al disgusto rispetto ai progressisti. E che cos’è il disgusto? Pensate a un cibo avariato: tiriamo fuori la lingua, arricciamo il naso e allontaniamo il piatto da noi. E’ un tentativo da parte del nostro organismo di evitare una contaminazione o un eventuale contagio. Di mantenere il nostro corpo, appunto, puro. Assomiglia molto alla dimensione di valore della santità/purezza, non è vero?

L’espressione facciale del disgusto è decisamente riconoscibile (Inside Out, Pixar)

Spesso ci chiediamo perché alcuni argomenti provochino dibattiti così accesi, e perché le posizioni opposte siano spesso inconciliabili. Il fatto è che quando si tratta di valori e ideologie, le risposte dell’altro possono mettere in discussione il nostro personale sistema morale, quindi ci destabilizziamo. Se i comportamenti che noi giudichiamo immorali perché contrari al nostro sistema di valori provocano in noi una vera e propria reazione di disgusto, non ci stupisce che su temi politici scottanti come aborto, matrimoni tra persone dello stesso sesso o eutanasia le opinioni siano così difficili da modificare.

Che poi va bene che lo yogurt andato a male fa molto schifo, però l’osservazione di batteri e muffe ha portato all’invenzione della penicillina. Quindi disgustiamoci pure per i comportamenti che giudichiamo immorali, ma non escludiamo la possibilità di osservarli per capirli. D’altronde, i nostri sistemi morali, per quanto ci sembrino gli unici giusti e assolutamente veri, non sono gli unici esistenti.

Parola di psicologa.

Fonte: Che Cosa Significa “Moralità”? Differenze Individuali Legate all’Ideologia Politica – Luciana Carraro, Paolo Negri e Andrea Bobbio

 

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