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Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo. di Giorgio De Maria

di Andrea Ion Scotta

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Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo di Giorgio De Maria.

L’apatia contemporanea annichilisce le menti, la fretta guida i passi delle persone e lo scorrere del tempo diventa incolore. Il mondo però rimane lì, fermo ad aspettare uno sguardo che, se posato per un momento, può ricevere in dono la realtà. È tuttavia l’uomo a scegliere se indossare le lenti giuste per carpirne sia la magnificenza che l’oblio. Ancor più comodo è scegliere di indossare cristalli liquidi e concedersi alla vastità delle piazze mediatiche, a quello che le persone mettono in mostra. Quarant’anni fa un autore lasciò  al mondo un suo racconto come retaggio, un presagio che oggi possiamo vedere avverato. 

Ambientato all’interno del meraviglioso capoluogo piemontese, Giorgio De Maria (1924 – 2009) nel 1977 ha arricchito la città Sabauda con il suo racconto ed ora, grazie alla cura di Edizioni Frassinelli, Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo. torna nelle libreria, nel posto in cui merita di essere.

Nell’inquietante ed estremamente profetico romanzo di De Maria, le venti giornate iniziarono il 3 luglio di dieci anni prima rispetto all’ambientazione del romanzo. Quei giorni funesti portarono a Torino piaghe brutali che lasciarono un segno indelebile nel cuore della città: siccità improvvisa, insonnia di massa e una inspiegabile catena di omicidi. Parallelamente, un’innovativa proposta risveglia l’animo dei torinesi. Viene accolta una nuova idea di biblioteca, un luogo che abbraccia le opere di chi volontariamente volesse ampliarne gli scaffali.

Ogni comune cittadino ricevette la possibilità di essere al tempo stesso fruitore e scrivente poichè poteva sia offrire ad occhi ingordi i propri manoscritti, divulgare intimi ed oscuri segreti, che saziare la propria curiosità leggendo le vite degli altri utenti. La libertà di condivisione però muta in una prigionia di giudizio, dove abitudini, indirizzo di domicilio, luogo di lavoro o segreti custoditi da un giuramento diventano di dominio pubblico. Dalla curiosità all’ossessione, una nevrosi pericolosa possiede le persone in costante ricerca di soddisfare quella che ormai era diventata una dipendenza.

Così come sono cominciate, le venti giornate di Torino tramontarono, inabissate nella profondità della memoria dei torinesi. Dieci anni dopo, un anonimo investigatore decide di indagare sulle insabbiate venti giornate per poter redigere un libro su quella misteriosa vicenda. Quale spora malevola ha causato l’insonnia che ha colpito la città? Le figure mostruose di cui troppe testimonianze raccontavano erano reali? Cosa collegava l’apertura della biblioteca presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza e ciò che ha sconvolto Torino?

La strada che divide il protagonista dalla verità è tortuosa ed intrisa di pericoli: alcuni stoici testimoni delle venti giornate rimasti a Torino vengono trovati morti e il cuore del protagonista apre le porte al dubbio e all’angoscia. Forse lo scetticismo iniziale ha dato il la alle sue ricerche, ma la volontà di lasciarsi alle spalle quel che aveva cominciato prende sostanza in lui. Le inquietanti vicende che lo coinvolgono in prima persona lo terrorizzano, turbandogli il sonno attraverso perentori avvertimenti.

Le venti giornate di Torino, illustrazione di Giulia Repetto

Le venti giornate di Torino, illustrazione di Giulia Repetto

Torino è una città che invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre alla follia”.
(Italo Calvino)

Innovativo, brutale e subdolo, Giorgio De Maria da alla luce nel 1977 una pietra miliare che trasuda orrore e follia allo stato puro. L’autore fonde più temi e generi, intrecciandoli in una chimera che si arrampica tra le righe delle pagine pronta a strisciare nella mente del lettore. Tra le pieghe della storia si nascondono sottili e subdoli presagi che saturano d’adrenalina il lettore che, ormai ipnotizzato, rimane in tensione aspettando che in un qualunque capoverso il mostro gli si palesi.

L’autore sfrutta la conformazione urbanistica torinese in maniera impeccabile, tramite il suo disporsi placidamente tra strade perpendicolari e parallele, conferiscono valore aggiunto alla sempre alta tensione narrativa. Claustrofobico e plumbeo, il manoscritto accontenta gli amanti del fantastico ed i lettori alla ricerca di significati celati tra le righe. Ad impreziosire l’attuale versione de Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo. è la postfazione curata direttamente da Giovanni Arduino che, oltre che essere il celebre traduttore di Stephen King, ha dedicato anche un breve saggio all’opera di De Maria, Il diavolo è nei dettagli. Quello di Giorgio De Maria dunque è un viaggio introspettivo e ragionativo pur affrontando ed è proprio questo apparente controsenso a generare ora intuizioni geniali, ora rischiose invenzioni.

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