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“Figlie sagge” di Angela Carter

di Ambra Oberti

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“La casa sa di gatto, ma più ancora di ballerine in pensione:
crema emolliente, cipria, naftalina, vecchie cicche e tè ammuffito.”

Figlie sagge” di Angela Carter (Fazi Editore) è un romanzo sorprendente e decisamente poco ortodosso.

La voce narrante è quella di Dora Chance, che insieme a sua sorella gemella Leonora “Nora”, sono le protagoniste di questo mirabolante e caleidoscopio romanzo familiare che vi sorprenderà ad ogni pagina.

Dora e Nora sono gemelle eppure sembrano una l’opposto dell’altra, per questo sono inseparabili -e il tema del doppio nel libro torna spesso e volentieri -.

Da giovani sono state cantanti e ballerine, e sono figlie del grande Melchior Hazard, il più grande attore shakespeariano del teatro britannico. Peccato che questi non le abbia mai riconosciute come legittime.

Uno dei pochi contatti con la famiglia del padre è tramite lo zio Peregrine, amabile ed affettuosissimo giramondo; ma a crescerle è stata l’eccentrica Mrs Chance, proprietaria della sgangherata locanda dove le nostre protagoniste sono nate, lo stesso giorno del grande Shakespeare -e del loro famigerato padre- .

Il racconto della loro vita inizia proprio dal presente e nello specifico dal giorno del loro settantacinquesimo compleanno (e centesimo del grande Melchior Hazard). Da questo punto fermo Dora inizia il racconto delle loro vite, tratteggiandole in un flusso di pensieri costante, una sorta di stream of consciousness scardinato dal tempo, nel quale il lettore si trova a costruire lentamente il quadro d’insieme che attraversa a passo di danza il Novecento.

Il racconto è quello di una signora anziana che ha vissuto pienamente la sua vita e ora si concede il meritato riposo e i suoi rimpianti, così non mancano le riflessioni a posteriori di azioni compiute la loro stesse o da altri, che spesso regalano spunti di riflessione davvero preziosi.

Questo è un romanzo caotico e dal ritmo galoppante, tanto da farti perdere la bussola di tanto in tanto. È un romanzo che annulla la distanza con chi legge, così ti sembra di stare ad ascoltare Dora e Nora, comodamente seduto sul divano di casa Chance. È un romanzo dal gusto vintage, che dipinge con pennellate spudorate e brillanti la società del XX secolo.

Ho apprezzato molto questo libro, soprattutto perché, sotto la patina di lettura leggera e di cinico umorismo, si nasconde un livello ben più profondo e significativo, che ti permette di empatizzare con i personaggi, improbabili e impregnati del dramma dell’esistenza, fra insicurezze e sofferenza

Che dire? “Sperate nel meglio e aspettatevi il peggio”. O almeno questo è il motto di Nonna Chance.

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