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God Country e le origini di un mito

di Erika Biggio

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God Country è l’opera che ha puntato i riflettori addosso allo scrittore Donny Cates, che sarebbe poi diventato uno degli autori di Venom, e al disegnatore Geoff Shaw, che invece avrebbe successivamente dato forma ad una delle incarnazioni del titano Thanos; quello che ha portato questi giovani autori all’attenzione di una casa editrice centrale come Marvel è stata proprio quest’opera, prodotta in maniera indipendente, che ha messo subito in risalto le qualità di questi artisti. L’opera originale è uscita nel 2016 in america, arriva nel 2017 in Italia nel suo formato di nascita, sei volumetti con tavole a colori, ed è stata adesso ristampata in uno splendido formato deluxe a febbraio 2019, il tutto edito da Panini Comics.

Ma partiamo con ordine: Emmett Quinlan è un vecchio texano dalla pelle dura che sta lentamente perdendo sè stesso a causa di un Alzheimer che non gli lascia scampo, fino ad arrivare al punto di non riconoscere suo figlio e l’adorata nipotina. Quando ormai la famiglia sembra allo stremo delle forze e pronta a prendere una decisione non facile per il futuro del nonno, una tremenda tempesta si abbatte sul paesino dove vivono, distruggendo la loro abitazione e portando con sè una creatura che mai avrebbero pensato di incontrare in vita loro: un enorme demone nero. Sembra che le cose stiano volgendo al peggio quando ecco che ad un tratto un’enorme spada luminosa cala in mano al nonnino spaesato e lo riporta in sè: un vecchio contadino texano forgiato da decenni di battaglie con la polvere del deserto e dotato di una spada magica i demoni se li mangia per colazione. Così la spada, Valofax, sembra salvare capra e cavoli: ricostruisce ciò che è distrutto, dona insani poteri magici al vecchietto e lo riporta alla sanità mentale; ovviamente tutto ciò ha un prezzo, e porta con sè una scia di morte e distruzione che, com’era prevedibile, rischia di distruggere tutto ciò che era stato sanato.

God Country ha molti lati positivi, ovviamente, ma una cosa che colpisce particolarmente il lettore è come la narrazione avrebbe potuto agevolmente percorrere binari francamente già visti  e che assicurerebbero l’attenzione di una parte di pubblico, e invece è qui che gli autori stupiscono: invece di immergersi in una narrazione lunghissima, creando archi narrativi che potrebbero potenzialmente durare anni, scelgono di porre immediatamente Emmett davanti ad una scelta impossibile. Perchè Valofax non è una spada qualunque, ma è la divinità delle lame, incarna qualsiasi lama sia mai stata forgiata in qualsiasi angolo dell’universo; come tutti gli oggetti però ha un creatore, che adesso la rivuole, benchè la spada sia senziente (e supponente) e non abbia nessuna intenzione di tornare indietro.

Emmett perciò deve scegliere tra la propria sanità mentale e la salvezza della propria famiglia, tra il perdere sè stesso con la tragica consapevolezza della fine della propria esistenza ed il mettere costantemente in pericolo coloro che ama, nel bel mezzo di una guerra fra divinità. Il nostro texano non è il classico eroe senza macchia e senza paura, e rimane a lungo aggrappato alla speranza di salvare tutto e tutti, ignorando il rischio che ciò comporta.

God Country è quindi principalmente la storia di due famiglie, entrambe scosse dalla tragedia e dal lutto, e del coraggio di un uomo che deve compiere una scelta terribile. E’ evidente che sia il mito di Re Artù che i miti nordici in genere abbiano avuto una grande risonanza nella creazione di God Country, e benchè alla fine il racconto si riveli molto più fantascientifico che fantasy, mantiene un’aura epica intorno al protagonista, che sembra quasi un eroe rinato, tanto che viene da chiedersi: chi era Emmett Quinlan prima dell’Alzheimer?

Forse alla fine, non ci sarebbe dispiaciuto se gli autori si fossero dilungati un pochino di più.

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