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La terza stagione di The Good Fight si preannuncia esplosiva (come al solito)

di Elisa Tomasi

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locandina terza stagione di The Good Fight

Il conto alla rovescia per l’inizio della terza stagione di The Good Fight è ormai sceso sotto le 48 ore e così ci approcciamo a rivedere le vicende dello studio legale Reddick Boseman & Lockhart, che dal “lontano” 2017 viene ospitato sulla piattaforma della CBS : CBS All Access.

La serie spinoff di The Good Wife è giunta al suo terzo anno di vita e sembra non arrestare il suo esplosivo sguardo sulla realtà che circonda i suoi personaggi in una fittizia Chicago che vive le stesse condizioni climatiche dell’attuale clima politico del nostro presente.

Fin dai suoi prodromi The Good Fight si è completamente allineata a vivere il suo tempo e in tal senso a rispecchiarlo con la sua particolare visione che ne crea un pastiche di generi e umori che cercano di dare il giusto colore a tutte le sfaccettature del presente in continuo divenire. L’emblematica scena di una Diane Lockhart che assiste pietrificata sul divano di casa all’insediamento di Trump rimane la perfetta nota con cui si è dato il via alle danze della prima stagione.

La prima stagione era incentrata a render conto di una realtà esplosa di fronte agli occhi increduli delle protagoniste che la vivevano e come queste si approcciavano a raccoglierne i pezzi ( Diane che si trova dopo anni di onorata carriera a cominciare tutto da capo, Maia Rindell che deve fare i conti con il disfacimento di ciò che credeva una famiglia perfetta, Lucca Quinn che lotta per veder affermata e riconosciuta la sua posizione all’interno dello studio legale a cui a dedicato anni di sudore ).

Il secondo anno di vita di The Good Fight invece spostava l’asse della lotta continua alla riaffermazione di sé su di un piano surreale della realtà, dove l’approccio pragmatico, presente in varie misure nei personaggi che abitano la Chicago dei coniugi King (ideatori della serie), si scontrava con il clima da Twilight Zone che proprio ai confini della realtà portava le protagoniste ad arenarsi e andare alla deriva in un movimento di inerzia per il quale ogni opposizione era vana, una sensazione di ineluttabilità alla quale sembrava inutile resistere. Un sentimento che attanagliava soprattutto Diane che con le sue micro dosi di allucinogeno in quella stagione donava allo spettatore ancor più il senso dell’assurdo del momento storico-politico della presidenza Trump con immaginari tweet e breaking news sempre più forvianti, iconica la finta notizia dell’adozione del maialino Petey come animale domestico della Casa Bianca.

Questo limbo dissociativo viene alla sua naturale conclusione negli ultimi episodi di quella stagione con ancora una volta l’esplosione della realtà di una sparatoria e le sue conseguenze che irrompono nello studio legale e nella vita dei nostri avvocati; ma rimarrà impresso nella memoria l’immagine dell’ alone giallognolo che si riflette sul volto di chi alla Reddick Boseman & Lockhart ha guardato sullo schermo del pc la “pee tape”, la famigerata e mai accertata doccia d’oro di un fatidico soggiorno in Russia.

Opening credits The Good Fight

Trittico di immagini estrapolato dagli opening credits ad esempio di come anche la terza stagione di The Good Fight abbia gli stessi intenti di far esplodere le cose come le due precedenti

 

La terza stagione di The Good Fight si appresta a fare il suo debutto la sera di giovedì 14 marzo e le premesse affinché anche questa risulti una nuova esplosione di realtà, che continua a donarci da un mondo fittizio la sensazione irrevocabile di vivere il nostro presente come una realtà altra, la cui complessità tende a creare una sinestesia di intenti e azioni che convivono in un legame paradossale all’interno di un società. La bellezza della creatura di Michelle e Robert King è proprio quella di essere una mostruosità nel senso intrinseco della parola: quello di mettere in mostra e portare alla luce tutti gli aspetti incongruenti tra loro.

La terza stagione di The Good Fight si preannuncia come un nuovo capitolo di questa fiera delle vanità umane e che è uno spettacolo che ci esplode in faccia ad ogni nuovo episodio di questa serie, quest’anno a rendere le cose ancor più affascinanti ci sarà l’introduzione di un nuovo “mostruoso” personaggio: l’avvocato Roland Blum interpretato da Micheal Sheen, che già dal trailer appare in tutta la sua grottesca pazzia.

Gli ideatori della serie assicurano che i tre personaggi portanti della serie in questa terza stagione di The Good Fight avranno ancor più autonomia e di aspettarsi soliloqui di shakespeariana memoria da parte di Diane, Lucca e Maia, in tal senso ognuna darà la propria personale impronta alla lotta per resistere alle pressioni esterne e ai punti di rottura che incontreranno nei loro percorsi professionali e privati. Senza mai slegarsi dalla realtà che li circonda i personaggi della terza stagione di The Good Fight assisteranno al loro personale caso Brett Kavanaugh e a come avviene il processo di selezione di alte cariche della magistratura; è inoltre previsto un episodio incentrato sul movimento MeToo.

Come avvenuto nelle passate stagioni i temi trattati vivranno di una complessità che in pochi riescono a rendere sullo schermo e che renderà conto di quelle sottigliezze e sfumature, tutte in contrasto tra loro, che donano a The Good Fight quella natura di caos organizzato e che la rendono una serie estremamente affascinante nel suo pastiche di intenti e azioni. Quella realtà esplosiva che traccia i suoi contorni dallo schermo televisivo per poi implodere e riversarci addosso tutte le problematiche che in meno di un’oretta di episodio è riuscita con irriverenza e ironia a spulciare.

Con questa consapevolezza attendiamo trepidanti l’inizio di questa terza stagione di The Good Fight:

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