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Rasputin: la voce del Drago

di Caterina Cappelli

Pubblicato il

Mike Mignola, assieme a Chris Robertson, torna a espandere l’universo di Hellboy parlandoci delle origini del suo più grande antagonista: Rasputin!

 

Rasputin: la voce del Drago - copertina

Grigorij Efimovič Rasputin è sicuramente una delle figure più misteriose e controverse della storia: figlio di contadini, dedica la sua vita alla spiritualità e all’occultismo, diventando uno dei più conosciuti e potenti mistici russi. Il suo grande carisma lo porta nientemeno che alla corte dello Zar Nicola II, il quale lo assume come consigliere privato. Rasputin ha così tanto ascendente sui Romanov da essere considerato la vera causa della rovina della famiglia imperiale. Troppo pericoloso e potente per essere lasciato in vita, la notte del 16 Dicembre del 1916 un gruppo di cospiratori lo avvelena, gli spara e infine lo getta nel fiume ghiacciato Malaya Nevka, uccidendolo.

O almeno, questo è quello che abbiamo sempre creduto.

 

Mike Mignola non ha bisogno di presentazioni: si tratta infatti del creatore di Hellboy, il demone rosso impiegato come detective del paranormale al BPRD (Bureau of Paranormal Research and Defense).
Grande appassionato dei misteri del mondo dell’occulto, è su di essi che Mignola costruisce il suo universo, ponendo come primo e principale nemico di Hellboy proprio Rasputin, per l’occasione alleato con i nazisti.

Ma come è arrivato Grigorij Rasputin, grande asceta russo, a collaborare con i tedeschi?
È proprio a questo quesito, che si sono posti un po’ tutti i fan di HB, che Rasputin: la voce del drago dà una risposta.

Le origini

rasputin

La storia si svolge nel 1937, sette anni prima dell’evocazione di Anung Un Rama (Hellboy) che dà origine alla serie principale.Rasputin vive da eremita a Postignano, pregando disperatamente il Drago perché torni a parlargli e mostrargli visioni più chiare della venuta del Ragna rok (la mitologica battaglia finale tra la luce e le tenebre, che porterà alla distruzione del mondo come lo conosciamo e all’inizio di una nuova era), fino a che non viene interrotto da un soldato Nazista, che gli chiede di mettere la sua saggezza e la sua conoscenza dell’occulto al servizio del Reich.
Rasputin non è minimamente interessato alla causa di Hitler, ma comprende subito che i tedeschi gli stanno mettendo a disposizione tutto ciò che gli occorre per trovare le risposte che cerca, e accetta la proposta.
Da qui comincia la narrazione vera e propria che, tra combattimenti, sette misteriose, fenomeni soprannaturali e catacombe sotterranee, ci fa incontrare diversi personaggi che avranno un ruolo importante in “Hellboy” (Trevor Bruttenholm, Ilsa Haupstein, K.R.Kroenen…) iniziando a delinearne i rapporti.

Una storia, due voci

 

La vicenda si svolge su due binari paralleli, narrati da due voci differenti.
Da un lato troviamo le avventure di un giovane Bruttenholm, tratte direttamente dalle memorie inedite del professore, e quindi vissute dal suo, seppur di larghe vedute, “umano” punto di vista.
Per ciò che riguarda direttamente Rasputin, invece, viene furbamente scelto un punto di vista esterno, onnisciente, assoluto, che sottolinea ulteriormente la condizione di “illuminato” di questo impenetrabile personaggio.

Oscura eleganza

 

Rasputin: la voce del drago si inserisce all’interno della collana di spin-off  “Hellboy presenta”.
È ammirevole l’eleganza formale di questa collana: aprono il volume alcune pagine introduttive nere, scritte in bianco, che calano il lettore nel giusto mood di mistero e contemplazione con il quale affrontare il fumetto. Lo stesso fanno le splendide illustrazioni di Mike Huddleston che aprono ogni capitolo. Completano il quadro impaginazione, gabbia e vignette, che puntano ad una gotica verticalità.

Christopher Mitten, il disegnatore, ha fatto un ottimo lavoro: il suo segno fresco ed espressivo reinterpreta le atmosfere di Mignola senza rozzi tentativi di copiare il suo uso dei neri, ottenendo delle tavole molto personali e ugualmente adattissime alla storia.
Per quanto riguarda i colori, ammiro moltissimo le impeccabili palette di Dave Stewart, il colorista storico di “Hellboy”, ma in questo volume in particolare ritengo non abbia dato il meglio di sé: sebbene le ambientazioni siano perfette, le ombreggiature sui personaggi sono un po’ artificiose, con una resa quasi “plasticosa” sui visi.

In definitiva comunque il volume è promosso a pieni voti, la storia è intensa e coinvolgente e rappresenta un tassello dell’universo creato da Mignola che non si può proprio ignorare!

Rasputin in una scena del film "Hellboy", tratto dall'omonimo fumetto

Rasputin in una scena del film “Hellboy”, tratto dall’omonimo fumetto.

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