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ORA DIMMI DI TE – lettera a Matilda di Andrea Camilleri

di Eleonora Cecchini

Pubblicato il

La lettera alla nipote, Matilda.

Ognuno di noi desidera essere ricordato. Per quello che siamo. Non per quello che gli altri dicono di noi.

Ognuno di noi brama che una scaglia della propria persona possa oltrepassare il limite imposto della vita, per raggiungere infine le generazioni future. Per curiosità, magari. Per sapere come andrà a finire. O per amore, perché vorremmo esserci quando ci sarà bisogno di noi.

 

Mi piace pensare che siano stati questi i pensieri che hanno animato Andrea Camilleri, spingendolo a redigere una lettera per la sua nipotina, Matilda.

Innanzitutto, il mezzo. Nell’era di Internet, Camilleri sceglie una lettera. Certo, una lettera-libro, ma pur sempre una lettera. Non c’è niente di più bello di qualcuno che legga per te, aveva detto (parafrasando) Pennac. Certo, aggiungerei io, ma se quel qualcuno scrive per te è ancora più bello. Nessuno oggi scrive per qualcun altro. Inviamo messaggi, mandiamo mail, magari dedichiamo libri o tesi di laurea. Ma chi scrive più per qualcuno, oggi?

Penso che scrivere per un’altra persona sia una delle cose più intime che esistano.

Perché la scrittura non ha fronzoli. O meglio, li ha. Ma se ci si lascia andare, beh, allora scrivere è mettere la propria anima su carta. Mi piace immaginare che, quando uno scrive, inconsciamente, emetta delle spore luminose che si posano sulla carta. E se dall’altra parte c’è la persona giusta, che essa sia in grado di raccoglierle una per una. Perché la scrittura, quella vera, intenzionale, ti denuda. 

 

Poi l’atteggiamento. Camilleri non si pone come un magister vitae, anzi. Esordisce sottolineando come lui in realtà non abbia niente da insegnare: ha solo se stesso. Solo se stesso da raccontare.

 

E si racconta, come un nonno si racconterebbe ad una nipote.

Sottolineando certi aspetti, tralasciandone altri. Evidenziando ciò che gli ha cambiato la vita. Elencando i grandi uomini e le grandi donne che lo hanno reso la persona che è oggi. Tra le sue parole traspare un carattere indomito, insofferente a qualunque costrizione, intollerante alle ingiustizie. Ma anche una testa calda, che mira (e centra) un crocifisso con le uova per essere espulso dal collegio. Un uomo dedito al lavoro. Innamorato di sua moglie. Giusto padre di famiglia e nonno addolcito. E, in tutto questo, il successo, ottenuto tante volte, anche grazie al suo commissario.

Mi ha colpito il suo amore per la politica inteso come l’interesse verso tutto ciò che riguarda la società. Homo sum: humani nihil a me alienum puto.

Infine, un’ultima osservazione. Camilleri racconta di tante generazioni. Ma non parla di noi, dei Millennials, noi, ipotetici genitori di Matilda. 

Mi chiedevo perché. Poi ho pensato. Affinché la lettera del bisnonno alla pronipote arrivi, serve un corriere. Noi siamo i corrieri. Siamo l’anello fondamentale della catena. L’anello che deve tenere, se non vogliamo che tutto si sgretoli. Perché soltanto noi possiamo fare in modo che Matilda sappia chi sia stato il suo bisnonno, il nostro nonno. Noi siamo gli ultimi testimoni della storia raccontata da Camilleri.

Quindi è una lettera dedicata a Matilda. Ma implicitamente Camilleri ci invita ad essere il ponte tra il passato – lui e tutto ciò che la sua esperienza di vita rappresenta – e il futuro – Matilda e tutte le Matilde del mondo.

A noi il compito di prendere il bello e il buono di ciò che è stato, e di trasmetterlo alle generazioni future – i nostri figli. Noi dobbiamo costruire il mondo che vorremmo per loro.

Auguri, Matilda!

 

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