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True Detective 3: Se hai dei fantasmi…

di Elisa Tomasi

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poster true detective 3

True Detective 3 segna il ritorno di Nic Pizzolatto sul piccolo schermo e alle redini della sua creatura dopo la controversa seconda stagione di questa serie antologica che nel suo secondo anno di vita ha lasciato l’amaro in bocca a molti , senza indugiare troppo sulle macerie di quel mal riuscito esperimento californiano ci resta il vago ricordo di un Colin Farell che trangugia alcol sulle note dolci e sensuali di una bella canzone, una Rachel McAdams con i guantoni che si scaglia contro una sacca in una palestra di boxe e uno che corre in motocicletta a fari spenti col sottofondo di una musica dai bassi profondi. La sconclusionata seconda stagione di questa serie non impedisce a True Detective 3 di fare tabula rasa e riprendere i fasti della sua prima stagione quella di Rust e Marty.

Il Southern Gothic ritorna come genere fondante della serie e infatti True Detective 3 è ambientata come la prima stagione nel profondo Sud degli Stati Uniti, questa volta però non è la umida Louisiana ma l’impervio terreno dell’Arkansas. Un altro grande ritorno alle origini è la coppia di detective agli antipodi ma corollario l’uno dell’altro per l’efficacia dell’azione: da una parte abbiamo il poliziotto scavato Roland West (Stephen Dorff) e dall’altra invece la mente geniale e tormentata del solitario detective Wayne Hays (Mahershala Ali). La presenza di quest’ultimo arricchisce la serie di ulteriori sfumature, chiamato dal suo collega “Purple” con il richiamo alla canzone di Jimi Hendrix “Purple Haze”, si enfatizza così, come avveniva per il cantante nel panorama musicale rock degli anni ’70, la peculiare condizione di Hays di uomo nero all’interno di un sistema, quello della polizia dell’Arkansas negli anni’80, gestito e dominato da bianchi. La diffidenza e il saltuario razzismo che incontra il detective nello svolgere le sue indagini è corollario delle vicende narrate.

True Detective 3 amplifica ulteriormente la sua ambientazione Southern Gothic non solo immettendo all’interno del suo racconto le questioni sociali irrisolte del profondo sud ma andando alla ricerca dei suoi fantasmi. La questione della memoria diventa elemento focale per lo spiegamento delle vicende che si susseguono episodio dopo episodio in True Detective 3, questo è reso evidente nella scelta dei titoli andati in onda finora: “The Great War and Modern Memory”, “Kiss Tomorrow Goodbye”, “The Big Never”, “The Hour and the Day”, “If You Have Ghosts”.

Memoria e irrisolto sono i termini che attanagliano la mente di Hays e che caratterizzano la struttura portante di questa nuova storia di True Detective , l’arco temporale della vicenda come per la prima stagione è piuttosto ampio ma in questo nuovo racconto si è operata la scelta di avere addirittura tre linee temporali : gli anni ’80, i ’90 e il 2015. Una complessità che è resa ancor più efficace sullo schermo dalla perdita di memoria e il deterioramento della mente di Hays, che riesce ha regalarci non la metafora dei fantasmi del passato ma la metonimia delle immagini di figure fantasmagoriche che ci appaiono sullo schermo e in una particolare e ben riuscita scena del quarto episodio diventano sorta di tableau vivant di personaggi del passato, presente e futuro del detective che lo accerchiano e fanno collassare qualsiasi nozione di tempo a lui associata. Un tempo che collassa su se stesso e che rende spazio ad una memoria che vacilla, che non riconosce più i segni del tempo anche qui il tutto reso egregiamente da un’altra scena nel secondo episodio in cui l’Hays degli anni ’80 parla in camera con una battuta sconclusionata che poi capiamo essere voice over della successiva scena nel 2015 quando sempre quest’ultimo chiede di fermare l’intervista.

La complessità delle tre linee temporali e di affidare la narrazione della vicenda agli occhi e alle orecchie di un protagonista-testimone non affidabile nel ricordare l’accaduto, viene sormontata come difficoltà narrativa dalla scelta di raccontare negli anni un unico caso e i suoi sviluppi. Il fatto di aver deciso di perseguire un’unica indagine nel corso degli anni, avvicina True Detective 3 alla sua prima stagione e permette di allontanare il ricordo, qui degli spettatori, della sconclusionata seconda serie, e quindi lasciare che le piste investigative siano ben visibili agli occhi di chi guarda ma comunque offuscate dal giudizio dello strumento narrativo con cui lo spettatore si approccia alla scena: lo sguardo di Hays.

True Detective 3 è dunque la storia della scomparsa dei due giovani Purcell :Will e Julie, provenienti da una famiglia disastrata, i due bambini scompaiono in un tardo pomeriggio del Arkansas degli anni ’80, in un luogo che gli abitanti di quelle province chiamano Devil’s Den.

True Detective 3 è anche la storia della riapertura del caso dei giovani Purcell avvenuta ad un decennio dalla loro scomparsa per via del ritrovamento di nuove prove della possibile sopravvivenza della piccola Julie, negli anni ’90 ormai giovane adulta immortalata dal sistema di videosorveglianza di una farmacia rapinata.

True Detective 3 è il resoconto televisivo di un programma sui crimini irrisolti che vuole intervistare Wayne Hays, il detective a capo delle indagini del famoso caso Purcell, la cui notorietà si è affermata anche grazie al libro ad esso dedicato scritto dalla moglie di Hays.

Arrivati al quinto episodio “If You Have Ghosts” la trama è ancora tutta da sbrogliare ma per ora True Detective 3 non delude.

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