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Netflix Sex Education – la recensione

di Luca Leardini

Pubblicato il

11 gennaio 2019: esce per Netflix Sex Education, che, a dispetto del nome, è circoscrivibile a un teen drama che chiude quasi 30 anni di “serie tv generazionali” dopo che, il 4 ottobre 1990 usciva per la prima volta Beverly Hills 90210.

Ma in 30 anni di cose ne sono cambiate e se prima per seguire con attenzione una serie tv dovevamo stare davanti al televisore tutti i giorni alla stessa ora, oggi come ben sapete ognuno la guarda come, dove e quando vuole. Valore aggiunto: Netflix può osare un po’ di più e se in Dawson’s Creek tutto era molto più pudico, accennato e patinato, in Sex Education il primo frame è una scena di sesso quasi-esplicita tra due adolescenti.

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daninseries.it

La trama

Otis è un adolescente inglese un po’ represso a causa del lavoro della madre Jean (Gillian Anderson … vedi X-Files) che è una stimata terapista sessuale e molto esuberante nell’interferire continuamente nella vita sociale e sessuale del figlio. Otis non ama farsi vedere o primeggiare al contrario del suo miglior amico Eric, che ha ben altri ambizioni di popolarità. Nonostante ciò sono i classici loser delle high-school americane.

Un bel giorno Otis per il suo dono nel porre rimedio ai problemi di natura sessuale che affliggono ogni adolescente dalla notte dei tempi e che si confidano con lui, viene notato da Meave. Considerata da tutti una ragazzaccia: emarginata, senza genitori e con pochi soldi, Meave decide di sfruttare le doti del timido Otis per creare a scuola una clinica sessuale clandestina alla quale ognuno può rivolgersi. Aggiungeteci al tutto gli elementi da serie tv anglofila: lei si innamora di lui, lei si fidanza con un altro, lui è gay ma non lo sa, lei è lesbica però è indecisa, il bullismo, le ansie, il rapporto coi genitori. Finché giunti all’ultima puntata, la sera del -classico-ballo scolastico, tutti i nodi vengono al pettine.

Sex Education – La critica

Seppure ambientato in Inghilterra, la serie rimanda agli stereotipi delle serie TV made in USA (se è un omaggio a queste ultime o per ingraziarsi il pubblico non si sa). I protagonisti sono da subito riconoscibili: il bullo, la vamp, il rappresentante degli studenti, gli emarginati, ecc. Intelligentemente la serie riesce a smarcarsi da quel senso di stucchevole e già visto introducendo molti personaggi secondari e intrecciando le storie di quest’ultimi alla trama principale. Le scene divertenti e goffe sono quel tocco di leggerezza che accompagna lo sviluppo dei protagonisti, ben tratteggiati nella loro evoluzione all’interno della serie. Gli epiloghi sono spesso abbastanza prevedibili, ma nel complesso danno quel sapore in più allo show.

In Sex Education si parla ovviamente e soprattutto di sesso. Ovvero della scoperta dello stesso durante l’età dell’adolescenza, quando la curiosità porta con sé paure, timori e blocchi psicologici. Anche per chi ormai non è più adolescente (come il sottoscritto) è quasi rincuorante vedere che gli stessi timori di appena qualche anno fa sono gli stessi per tutti. Il messaggio è “il sesso è bello”, ma ognuno ha e vuole i suoi tempi, che sono importanti da rispettare senza la paura di rimanere indietro rispetto agli altri compagni.

sex education

esquire.com

La clinica di Otis e Meave offre lo spunto per raccontare e analizzate i problemi più disparati, e viene fatto più che comicamente. L’accettazione del proprio corpo o del proprio genere, la masturbazione, il rispetto dell’altro o la solidarietà femminile (Episodio 5, It is my vagina, un bel esempio di girl power), sono solo alcuni degli esempi.

In maniera simpatica e divertente anche le questioni ormonali e relazionali degli adulti fanno capolino in Sex Education: forse che l’adolescenza sotto questo punto di vista non finisce mai? L’impacciatissimo rapporto tra Jean e Jakob, l’idraulico (attenzione: cliché) ci fa sorridere e riflettere, é in fondo la storia di tutti noi.

Buona visione!

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