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Le spaventose avventure di Kitaro, viaggio nel folklore giapponese.

di Simone Galli

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Le Spaventose Avventure di Kitaro è una raccolta delle avventure del più famoso personaggio del Maestro Shigeru Mizuki, edita in Italia da J-Pop. Il primo episodio, uscì nel lontano 1959 con il titolo di Hakaba no Kitaro (Kitaro dei Cimiteri) e solo in un secondo momento, con l’uscita dell’anime, verrà cambiato in Gegege No Kitaro, (che non ha un vero significato, probabilmente si rifà alla sigla dell’anime) anche per rendere meno “spaventoso” il cartone. Infatti, le prime avventure di Kitaro risultano quasi macabre anche se condite da una certa genuina ingenuità di più cinquant’anni fa.

Nel primo episodio, quello della nascita di Kitaro, l’impiegato di una banca del sangue tale Mizuki (probabile alter ego dello scrittore) viene mandato ad indagare su di un fatto strano. Una persona che aveva ricevuto sangue della banca si è trasformato in uno Yokai (da Yo – Maleficio e Kai – Manifestazione inquietante) quindi è probabile che il donatore sia egli stesso uno di questi esseri.

Riuscendo a risalire al donatore si troverà davanti ad uno spettacolo davvero inaspettato. Ad accoglierlo due Yokai, moglie e marito. La moglie, una sorta di zombi, ed il marito, una mummia, sono in difficoltà economiche e visto che lei è incinta ha deciso di andare a vendere del sangue per poter provvedere al piccolo in arrivo. Disperati chiedono di non denunciarli per almeno i 7-8 mesi che mancano alla nascita. Mizuki impietosito acconsente. Passato il tempo stabilito purtroppo troverà tutti e due morti di stenti. Seppellisce la moglie nel cimitero a fianco dell’abitazione ma non il marito, perché inorridito dal corpo melmoso.

Kitaro nascerà dalla tomba della madre, con la terra del cimitero a sostituirsi al ventre materno, facendovi capolino con la mano, come per aggrapparsi alla nuova vita. Il padre, o meglio il suo spirito, è così pieno di senso paterno ed amore per il figlio che riesce a reincarnarsi in un occhio che rotola dalla testa della mummia, a cui spunteranno gambe e braccia. Sarà lui d’ora in poi ad accompagnare Kitaro in tutte le sue avventure.

Il bambino cresce ma purtroppo non si integrerà mai con il mondo degli umani. Quindi, su consiglio del padre, andrà via da casa di Mizuki intraprendendo un’infinito viaggio per il mondo, pronto a raccogliere la richiesta di chi si trova in difficoltà. Difatti Kitaro sarà una sorta di paladino al servizio degli umani contro gli Yokai malvagi. Paladino e talvolta mediatore, visto che gli umani più di una volta penseranno di risolvere i loro problemi ricorrendo all’atomica. Il tema della guerra è forse secondo solo a quello degli Yokai nelle opere di Mizuki.

Il mangaka, (nato Shigeru Mura) ha vissuto una vita davvero avventurosa. Dopo un’infanzia tutto sommato tranquilla nella città di Sakaiminato, trascorsa ad occuparsi delle sue prime opere, derivanti soprattutto dalle storie di mostri raccontati da un’anziana del posto, soprannominata Nononba. Nel 1942 venne arruolato nell’esercito giapponese e mandato in Papua Nuova Guinea dove in un bombardamento perse il braccio sinistro. “Adottato” dalla popolazione locale, pensò di stabilirsi lì fino a che un medico giapponese non lo convinse a tornare dai suoi genitori.

Il rientro in patria non fu facile. Il fratello maggiore condannato come criminale di guerra e il dover imparare a disegnare con la mano destra, per lui, mancino furono solo alcune delle difficoltà che dovette affrontare. Fortunatamente il successo arriverà proprio con Kitaro a cui seguirono tantissime altre opere a tema Yokai o bellico. A Sakaiminato ora esiste un museo a lui dedicato ed una via è costeggiata su ambo i lati da ben 100 statue di bronzo raffiguranti i personaggi delle sue opere.

Kitaro in Giappone ha avuto un successo strepitoso. Dagli anni ’60 ad oggi ogni decennio ha avuto una serie animata a lui dedicata, l’ultima nel 2015 in sostituzione di Dragon Ball Super. Tantissimi anche i lungometraggi, sia animati che live-action. Numerosissimi anche i videogiochi a lui dedicati, dal primo per il Famicom (il nostro NES) all’ultimo per Nintendo DS.

L’importanza di questo manga è davvero epocale. A volte, soprattutto nelle avventure più lunghe, è possibile sentire il peso degli anni, ma la lettura ne vale davvero la pena. Potrà essere una lettura non immediata per i lettori più giovani, abituati ai manga più moderni, ma questo è un volume che assolutamente non può mancare nella libreria di ogni appassionato di fumetto del Sol Levante.

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