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L’uomo delle nuvole – Hai mai sognato di volare?

di Ambra Oberti

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“Comunque, il mio scopo non è mai stato quello di cadere. A me interessa il breve istante, epico ma assurdo, che lo precede: spiccare il volo.”

Tom Cloudman è “L’uomo delle nuvole” (Feltrinelli Ed.). Girovago e acrobata, da sempre si sente attratto dal cielo e dalle grandi altezze, i suoi numeri sono frutto di una sua dote peculiare: la goffaggine. Capace di esibirsi in cadute spettacolari quanto involontarie, diventa il beniamino delle folle, che lo accolgono di paese in paese.

L'uomo delle nuvole di Mathias MelzieuPer quanto si senta superman un giorno, dopo un infortunio più grave del solito, viene ricoverato ed è in quel momento che i sottili fili del destino iniziano a dipanarsi in una storia fantastica e visionaria, agrodolce come solo le storie che coinvolgono vita e morte sanno fare.

La prognosi è senza scampo: un male incurabile lo ha colpito e lo sta trascinando inesorabile verso la fine dei suoi giorni.

Se può sembrarvi tragico, beh, lo è, ma non tutto è perduto. Intorno a lui si muovono personaggi che spingono Tom a reagire alla “barbabietola” che cerca di fare il suo sporco gioco. Primo fra tutti è un bambino malato di leucemia, suo grande fan, lui spingerà Tom a sfidare quanto possibile le regole dell’ospedale, per restituire un po’ di serenità al piccolo paziente.

In questo frangente la realtà descritta si fa devastante. Il passare dei giorni e del quotidiano diventano una gabbia per Tom, che si sente schiacciato dalle regole ferree dell’ospedale nel quale è confinato, ma ecco che un giorno la speranza ritorna, in un frullare di piume.

L’uomo delle nuvole incontra una donna-uccello e la loro storia d’amore, lo trasformerà – letteralmente – rendendolo libero da ogni costrizione terrena nel modo più straordinario e inaspettato.

piuma nuvoleMathias Melzieu riesce, nonostante la tematica importante, a donarci una storia delicata –visionaria, sognante e a tratti simile a una allucinazione -. Nel finale strappa un sorriso un po’ sghembo e un po’ nostalgico, che ci permette di osservare da un diverso punto di vista la questione del nostro vivere mortale.

Lo stile di scrittura brillante e fiabesco – per certi versi un po’ “burtoniano” – mi aveva già catturato ne “La meccanica del cuore”: con questo libro Melzieu entra a tutti gli effetti fra i miei scrittori francesi preferiti.

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