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Destra e Chiesa: la realtà veronese e la mozione Zelger contro la legge 194.

di Arianna Beccaletto

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VeronaTheres no world without Verona walls: così recitava Romeo in un passo della celebre opera shakespeariana. E proprio tra queste mura negli ultimi mesi sono echeggiate frasi e dichiarazioni che portano a sperare che un mondo al di fuori della città veneta invece ci sia. E si sia allontanato da prese di posizione che poco striderebbero con le credenze proprie del periodo storico in cui si svolse la vicenda dei due sfortunati innamorati: il Medioevo.

Dobbiamo salvare la famiglia e la vita a tutti i costi. Bisogna impedire alla donna di abortire per farle scoprire la sua vocazione: la maternità. Si deve abolire la legge 194 sull’aborto”: queste le parole di don Adriano Avesani, prete della chiesa di Santa Toscana, punto di incontro dei cattolici veronesi più conservatori dove ogni domenica alle 11 si celebra la messa in latino.

Gli fa eco Matteo Castagna, direttore del circolo “Christus rex-traditio” che si autodefinisce cattolico integralista all’estrema destra del Padre: “Noi siamo per la tutela della vita e riteniamo pericoloso il calo demografico in Italia che favorisce popoli che ci vorrebbero sostituire”.

E ancora: “L’aborto è una forma di omicidio. Noi siamo contro ogni forma di contraccezione. Il piacere è finalizzato alla riproduzione. La donna è un essere meraviglioso che Dio ha creato come compagna dell’uomo, prima di tutto è moglie e madre”.

VeronaCastagna è conosciuto anche come amico personale dell’attuale ministro per la famiglia Lorenzo Fontana che, a poco più di un mese dalla sua elezione, ha messo subito in chiaro le sue priorità: “Voglio intervenire per potenziare i consultori così da cercare di dissuadere le donne dall’abortire. Sono cattolico, non lo nascondo. Ed è per questo che credo e dico anche che la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà”.

Le sue parole nei mesi a venire non sono cadute nel vuoto, ma, a Verona, hanno trovato riscontro concreto. Nella notte tra il 4 e il 5 ottobre scorso infatti il Consiglio Comunale ha approvato con 21 voti favorevoli e 6 contrari una mozione per dichiarare Verona “città a favore della vita” e prevedere nell’assestamento del bilancio fondi per iniziative e associazioni contro l’aborto. Il documento, sottoscritto dal sindaco di destra Federico Sboarina, porta la firma del consigliere della Lega Nord Alberto Zelger, convinto che il Comune si debba adoperare per la diffusione di una cultura dell’accoglienza della vita.

VeronaL’esponente leghista nei giorni successivi si è poi lasciato andare a dichiarazioni omofobe, dalle quali il consiglio Comunale ha preso formalmente le distanze: “I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie”.

Un voto in particolare ha generato scalpore in fase di approvazione della mozione: quello della capogruppo del Partito Democratico Carla Padovani che si è espressa in contrapposizione con gli altri esponenti del suo partito esprimendosi quindi a favore della mozione stessa. “Ho votato secondo coscienza. Sulla legge 194 non mi sembra che il PD abbia una linea chiara”. Questa la sua dichiarazione a caldo a cui sono seguite frase di condanna pronunciate da diversi esponenti del partito.

“Spiace che anche all’intero del Partito Democratico ci sia chi, come Carla Padovani, non abbia capito la gravità di quanto la Lega stava cercando di fare, rendendo il corpo delle donne una merce di scambio politico”. Così si è espressa la deputata veronese Alessia Rotta. Un’altra deputata democratica, Giuditta Pini, ha esplicitato la sua posizione su Facebook: “Ecco, non userò molte parole: non credo che sia una persona che possa stare del PD”.

VeronaUn urlo di condanna si è levato anche dalla società civile e ha trovato sfogo nella manifestazione di protesta organizzata lo scorso 13 ottobre da Non una di meno, un movimento che raccoglie in sé le anime di diverse realtà femminili e femministe. Il successo dell’evento ha dato forza alle esponenti del gruppo che hanno dichiarato di essere pronte a uno stato di mobilitazione permanente: “La mozione sull’aborto è una prima tappa. Poi ci sarà il ddl Pillon e le politiche di Matteo Salvini contro le donne migranti”, ha dichiarato Laurelle, attivista trans dagli anni ’70.

La votazione dello scorso ottobre non ha che esplicitato quella che ormai è una realtà storica: la destra e la Cesa (chiesa in veronese) da sempre comandano a Verona.

Tra la Lega Nord e la chiesa si è instaurato quello che la giornalista di Internazionale Annalisa Camilli definisce un duplice legame: da una parte il partito di destra si oppone ai valori di accoglienza e solidarietà espressi da una parte della tradizione cattolica, dall’altra si richiama alla religione e ai suoi simboli come elementi costitutivi di una tradizione nazionale da opporre agli altri (migranti musulmani in primis).

Si porta così a creare un mondo fatto di esclusione e limitazione di diritti riconosciuti (come quello dell’aborto) racchiuso dentro a mura, quelle di Verona, che si fanno sempre più alte e impermeabili a un cambiamento in nome dell’uguaglianza.

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