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L’ undicesima stagione di Doctor Who prosegue col dilemma della Tsuranga

di Elisa Tomasi

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Copertina BBC per undicesima stagione di Doctor Who

Pting?

Pting!

Se non sapete cosa sia un Pting, che il suo livello di minaccia è Calice, superiore addirittura a quello di Barbabietola e che il suo aspetto è assimilabile ad un gremlin/furby che si è accoppiato col Mordicchio di Futurama, è possibile dedurre che non siete al passo con l’undicesima stagione di Doctor Who e che quanto segue potrebbe definirsi spolierante nei vostri confronti.

“The Tsuranga Condrum” è il quinto episodio dell’undicesima stagione di Doctor Who, andato in onda domenica scorsa e che vede come protagonista al centro del dilemma dell’ambulanza spaziale Tsuranga la creatura sopra citata. La puntata si presenta come un topos classico della fantascienza: all’interno del labirintico e claustrofobico spazio dell’astronave si immette un elemento di minaccia che bisogna fronteggiare ad ogni costo previa consapevolezza che non vi sono vie di fuga. Il fatto che la minaccia giunga da un improbabile essere, il Pting, e che sia la sua ingordigia per la materia inorganica, o meglio per l’energia che anima il materiale non organico, a risultare l’elemento di disturbo e di pericolo per l’equipaggio e i pazienti della Tsuranga, rende questa puntata un classico di Doctor Who. L’episodio risulta come lo testimonia il titolo, “The Tsuranga Condrum”, un enigma da districare e una volta che il Dottore giunge alla soluzione definitiva, una bomba, che ovviamente non prevede la distruzione del Pting ma il soddisfacimento della sua fame, possiamo tutti godere nel vedere la buffa creatura rotolare verso lo spazio profondo con la stessa espressione estasiata sul volto di chi rotola verso casa dopo una serata passata a partecipare ad un GiroPizza fino allo sfinimento conclusasi con il sapore che ancora si scioglie in bocca di un tortino al cioccolato con cuore caldo.

Questo quinto episodio dell’undicesima stagione di Doctor Who ancora una volta estrania la presenza del Tardis dalla scena, la mancanza dell’amata cabina telefonica risulta essere ingrediente fondamentale affinché non vi siano vie di fuga dalla situazione di pericolo, il che comporta l’impossibilità del Dottore nel riuscire a salvare tutti; è interessante notare come in questa undicesima stagione di Doctor Who con alla direzione Chris Chibnall la perdita, soprattutto in fatto di vite spezzate, sia un elemento catalizzante per l’azione del team Tardis; il che dona alla serie un tono più drammatico e allo stesso tempo si distacca dal realismo magico di Steven Moffat ed entra in una dimensione di realismo più concreta e vicina alla nostra realtà. Sebbene questa undicesima stagione di Doctor Who sia stata concepita come un insieme di episodi autoconclusivi, avventure nello spazio e nel tempo distaccate le une dalle altre, uno dei grandi elementi di continuità di questa undicesima serie è il lutto per la perdita di Grace, nonna di Ryan e moglie di Graham, protagonista solo per una notte delle avventure del Tredicesimo Dottore. Le note malinconiche del tema della perdita vengono però magistralmente commistionate agli elementi più vivaci del nonsense di Doctor Who e del suo senso dell’assurdo che in “The Tsuranga Condrum” ci donano la partecipazione ad un parto giftano di Ryan e Graham che come doula, partner per la nascita, è loro il compito di essere di sostegno psico-emotivo al povero Yoss, ormai giunto al termine della sua settimana di gravidanza e ormai pronto a dare alla luce un bel maschietto, che in onore dei due terrestri poi chiamerà col nome di un famoso eroe della Terra: Avocado Pera.

Ma come si è giunti fino a questo punto, nel quale, finalmente da parole che provengono direttamente dallo sproloquio dentro lo schermo del Dottore e non dai discorsi che avvengono su Doctor Who al di fuori di esso, il “Team Tardis” si è definito come il nucleo di viaggiatori composto da Tredicesimo Dottore, Yaz, Ryan e Graham, che hanno deciso di intraprendere l’avventura dello spazio-tempo?

Nel primo episodio di questa undicesima stagione di Doctor Who, “The Woman Who Fell To Earth”, la partecipazione di Yaz, Ryan e Graham nelle assurde dinamiche di viaggio del Dottore è stata del tutto involontaria e casuale e soprattutto priva di Tardis.

In “The Ghost Monument”, seconda puntata, a causa del malfunzionamento del sistema di viaggio rattoppato del Tredicesimo Dottore, i tre terresti di Sheffield si sono letteralmente trovati catapultati nello spazio profondo per poi diventare involontari partecipanti di una Parigi-Dakar intergalattica, in cui il premio finale oltre la sopravvivenza era, così confutando la mia teoria sulla prima apparizione del Tardis in questa undicesima stagione di Doctor Who, il letterale monumento fantasma del titolo dell’episodio o meglio conosciuto da tutti i whovian del pianeta con il nome di Tardis e la forma dell’amata cabina telefonica.

In “Rosa”, terzo capitolo di questa undicesima serie, riappropriatosi del Tardis, il Dottore tenta di raggiungere Sheffield nel XXIsimo secolo per portare a casa i suoi terrestri involontariamente sequestrati, non riesce a cogliere nel segno ma si avvicina, a detta sua, materializzando la sua cabina su suolo statunitense negli anni Cinquanta dello scorso secolo, in piena segregazione razziale. La Rosa del titolo è Rosa Parks, primo personaggio storico di questa undicesima stagione di Doctor Who, e la sua presenza ci ha regalato uno degli episodi più belli finora di questo Doctor Who. Nella Montgomery di un Albama che sarebbe diventato epicentro d’origine per le lotte de il Movimento Per i Diritti Civili, il Tredicesimo Dottore si trova a fronteggiare il pericolo della modificazione della storia attraverso i piccoli dettagli che l’hanno resa grande come il rifiuto di una donna nera a cedere il suo meritato posto sull’autobus. A rendere ardua l’impresa di far mantenere agli eventi il giusto corso storico è un interessante viaggiatore del tempo, ex detenuto della prigione in cui stava River Song, anche lui in possesso, come la stessa River, di un vortex manipulator, ovvie speculazioni su chi possa effettivamente essere o non essere, dato che anche il Master/Missy ne aveva acquisito uno ultimamente di quegli apparecchi.

“Arachnidis in the UK” è l’episodio pre Halloween di questa undicesima stagione di Doctor Who, è la prima volta che vediamo il Tardis entrare nel time vortex e scopriamo che nella versione di Chibnall lo spazio-tempo è un enorme Groviera. Qui scopriamo che Sheffield è stata invasa da ragni mutanti e che sotto gli hotel di lusso molte volte c’è un’enorme discarica ma soprattutto che la persona più importante e sulla bocca di tutti sul pianeta Terra per il Dottore è Ed Sheeran. Questa quarta puntata è quella in cui al suo finire il “team Tardis” fa la sua scelta consapevole di voler viaggiare nello spazio-tempo all’interno della cabina telefonica e così ci si ritrova su di un’altra discarica, ambientazione iniziale di “The Tsuranga Condrum”, episodio della scorsa domenica che punto di inizio di questo articolo.

La prossima domenica ci attende nuovamente un “historical”, uno di quegli episodi che nella storia del programma Doctor Who si sono così andati a definire in quanto ambientati nel passato della storia umana. Interessante come in questa undicesima stagione di Doctor Who targata Chris Chinball le puntate a carattere storico non siano finora state ambientate in un passato lontano ma siano a carattere contemporaneo con argomenti dello scorso secolo che incidono e sono parte dei nostri discorsi sull’attualità. Quindi ritornando al discorso fatto in precedenza sulla particolare vena di un realismo che si trova a contatto con la nostra realtà, si può  constatare che se qualche settimana fa questo nuovo Doctor Who ci ha proposto “Rosa” sugli Stati Uniti d’America negli anni Cinquanta e la segregazione razziale ora ci attende “Demons of the Punjab” sulla spartizione dell’India post-coloniale.

Ecco qui il trailer:

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