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Horror di Dario Argento

di Andrea Ion Scotta

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Horror di Dario Argento

Horror di Dario Argento

 

La morte non è male: perché libera l’uomo da tutti i mali, e insieme coi beni gli toglie i desiderii. La vecchiezza è male sommo: perché priva l’uomo di tutti i piaceri, lasciandogliene gli appetiti; e porta seco tutti i dolori. Nondimeno gli uomini temono la morte, e desiderano la vecchiezza. (Giacomo Leopardi)

Quando si pensa ad un uomo di settantasette anni, forse l’immagine più comune è quella di un anziano immerso nel grigiore di una città monotona, dove l’ipnosi del ricordo di una vita passata lo distoglie dalla vista di un cantiere infinito, mentre cerca di riconquistare la realtà stando costantemente in coda dal medico della mutua. Ma vi è, tuttavia, l’eccezione che conferma la regola poichè il tempo non ha scalfito la mente del Maestro del Brivido, Dario Argento. Il Maestro concede un’ulteriore lascito alla già vasta collezione di sue opere, scostandosi questa volta però dalla pellicola. Con Mondadori, Argento ci invita a perderci nel suo labirinto interiore, dove paura e colpi di scena nè fanno da padroni: Horror, la grande opportunità del nostro tempo.

Il Maestro non eleva il sipario su una storia, ma dà alla luce ben sei racconti che racchiudono un animo maligno pregno d’angoscia e di terrore. Un’escalation di tensione e sgomento travolgono le pagine della raccolta, Dario Argento crea già dalle prime righe lo spazio per il suo lettore, ingabbiandolo nell’oscuro mistero di Horror.

Condotto dall’inaspettato, il Maestro ci trascina in ogni sua storia coinvolgendo la nostra curiosità e la nostra paura. Troviamo molto delle sue pellicole nelle pagine di Horror, calcate da caratteri forti ed avvincenti. Argento non da un attimo di tregua al suo lettore, strozzandogli il fiato in gola sin dal primo racconto dove ne è il protagonista. Notte agli Uffizi è il titolo che apre l’antologia: le pagine svelano una camminata notturna vissuta in prima persona dall’autore all’interno del meraviglioso museo fiorentino, passeggiata che si trasforma in un opprimente incubo da cui è impossibile svegliarsi, dove la paranoia si mescola al fascino del passato.

Non entrerò però nel dettaglio delle storie, perchè Horror è un volume con cui ci si deve confrontare, lasciar fluire il genio di un grande contemporaneo che ha sfidato l’assurdo attraverso le sue pellicole, come Profondo Rosso (1975), Suspiria (1977), Tenebre (1982) e Opera (1987).

Dario Argento introduce Horror con un monito rivolto ai suoi lettori, un messaggio allegato per prepararli all’incontro con la ferocia delle sue storie: “(…)racconti che scaturiscono dalla mia parte più oscura, dai miei sogni proibiti, dalle fantasie più morbose e profonde del mio animo. (…)” . Viaggio introspettivo dunque quello di Dario Argento, scortato da un mostro che, sopito da tempo, sfoggia le sue sfumature più malsane e spaventose. Sospinta da una paura senza tempo, l’opera porta in luoghi sia antichi che contemporanei, sempre sul filo del rasoio con un ritmo frenetico e traumatizzante.

Così come sulla sua sedia in regia, il Maestro proietta nella mente del lettore le sue storie, slegate tra loro, ma pronte a soddisfare gli amanti del genere sfogando senza censura le note oscure delle sue trame, abbagliandolo con l’inquietudine e la perversione, con le ombre dei paesaggi e con quelle dell’uomo. Non sono difficili da individuare le tracce di un maestro del cinema nella scrittura di Argento che riporta alla nostra mente la follia dell’essere umano, le concezioni più recondite, la danza feroce tra bene e male.

Dario Argento, una leggenda, “un Dio, il mio“.

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